Beata
colei che ha creduto
Siamo ormai alle soglie del
Natale.
La liturgia di questa domenica ci consegna
al giorno del Natale di Gesù. E ci consegna così
come siamo: forse un poco più pronti ad accogliere il
Signore, se ci siamo lasciati toccare il cuore dal Vangelo; oppure
ancora appesantiti dai nostri pensieri e dai nostri affanni quotidiani
tanto da trovare con fatica un po' di spazio per accogliere il
Signore che viene.
E' un giorno di grazia questa
domenica perché ci apre al Natale e ci ripete di affrettare
i passi del nostro cuore perché il Natale è per
tutti. Tutti possiamo rinascere, nessuno è condannato
a restare sempre identico a se stesso; e il mondo non è
condannato al buio. Una luce sta per venire e tutti potranno
vederla.
Davanti a noi c'è la
Madre di Gesù.
Maria è l'esempio
di come il credente attende il Signore, di come si può,
e di conseguenza si deve, vivere il Natale. Per Lei il Natale
non era quello facile e ormai scontato degli addobbi e delle
vetrine a festa.
Si trattava di un Natale vero,
ossia della nascita di un bambino che le stava cambiando tutta
la vita e tutte le decisioni che pure aveva già preso.
Maria viene ad annunciarci
questo Natale; viene ad annunciarlo in mezzo a noi con lo stesso
amore con cui andò ad annunciarlo all'anziana cugina Elisabetta.
Ella viene in mezzo a noi. Non parte più da Nazareth,
ma dal cielo, e scende giù accanto ad ognuno di noi.
E' venuta qui. Ma le resta
da fare ancora un altro pezzo di strada, che è forse più
arduo e più difficile di quello di attraversare i cieli.
E' quel tratto di cammino che lei deve compiere per raggiungere
e toccare il nostro cuore.
Beati noi se, visitati da Maria,
ascoltiamo il suo saluto. Accadrà a noi quello che accadde
ad Elisabetta. Scrive l'Evangelista: "Elisabetta fu piena
di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu
fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!".
Lei è davvero benedetta
tra tutti noi. Benedetta perché "ha creduto nell'adempimento
delle parole del Signore". Questa beatitudine che leggiamo
nel Vangelo è la ragione della nostra fede, il motivo
della nostra gioia, anche se talora può costarci sacrificio.
Così Maria si è preparata al Natale: accogliendo
anzitutto la parola dell'angelo. Potremmo dire: ascoltando il
Vangelo.
Da questo ascolto è
iniziata per lei una vita nuova. Ha deciso di seguire quello
che l'angelo le ha detto, anche a costo di essere mal capita.
E, saputo dall'angelo che sua cugina Elisabetta era incinta,
ha lasciato Nazareth per andare ad aiutarla, affrontando un lungo
viaggio. Non è rimasta a preparare in casa il Natale,
è andata da un'anziana donna bisognosa d'aiuto.
Ecco come fare spazio al Signore
che viene.
Se smettiamo di pensare sempre
a noi stessi,
il cuore si allarga;
i
pensieri diventano più teneri se ci avviciniamo a chi
ha bisogno di aiuto;
i comportamenti diventano
più dolci se stiamo vicino ai poveri, ai deboli, ai malati,
e impariamo ad amarli.
La carità è una
grande scuola di vita.
Così Maria si è
preparata al Natale: con il Vangelo ascoltato, custodito e messo
in pratica.
Oggi Maria viene tra noi per
coinvolgerci nell'attesa del suo Figlio, per renderci capaci
di accogliere come lei, il dono del Padre.
Beati noi se ci lasceremo coinvolgere
in questo dinamismo d'amore, l'unico che può dare sostegno
e speranza a tutte le nostre attese.