La quarta domenica di Avvento
orienta decisamente la nostra attenzione alla nascita ormai vicina
di Gesù, il Messia, il Figlio di Dio che si fa uomo per
salvarci.
PRIMA
LETTURA:
Da te uscirà
per me colui che deve essere il dominatore di Israele (Mic 5,1-4a)
SALMO RESPONSORIALE:
(Sal 79)
Rit.: Signore, fa' splendere il tuo volto e
noi saremo salvi
SECONDA
LETTURA:
Ecco, io vengo per fare,
o Dio, la tua volontà (Eb 10,5-10)
VANGELO:
A
che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? (Lc 1,39-45)
+++ Dal
Vangelo secondo Luca
IIn quei giorni Maria si alzò
e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città
di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò
nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò
a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il
frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore
venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei
orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E
beata colei che ha creduto nelladempimento di ciò
che il Signore le ha detto».
Commento
esegetico
La prima lettura delle domeniche
di Avvento contiene sempre una profezia di salvezza. Nella prima
Geremia annuncia il "germoglio giusto", erede del trono
di Davide (Ger 33,14-16); nella seconda Baruc rivolge a Gerusalemme
parole di consolazione, mostrandole i figli che ritornano dall'esilio
(Bar 5,1-9); nella terza Sofonia invita la città santa
alla gioia perché "re d'Israele è il Signore
in mezzo a te" (Sof 3,14-17). Oggi ascoltiamo dal libro
di Michea una delle più belle profezie messianiche: da
Betlemme, la città nella quale era nato il re Davide,
verrà un nuovo Davide, che pascerà Israele "con
la forza del Signore" e gli porterà la pace. Nella
notte di Natale gli farà eco l'annuncio dell'angelo e
il canto dell'esercito celeste: "Gloria a Dio nel più
alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama".
Alla voce del profeta risponde il salmo 79. Il popolo di Dio,
la Chiesa, innalza con fede la sua preghiera al "pastore
d'Israele", che è Dio stesso: "Risveglia la
tua potenza e vieni a salvarci!". Il Signore verrà
nella persona di Cristo, il nuovo Davide.
La seconda lettura è
tratta dalla Lettera agli Ebrei. Potrebbe sembrare fuori luogo,
perché il suo tema è il sacrificio di Gesù,
sommo ed eterno sacerdote della nuova alleanza. Ma la scelta
è quanto mai opportuna. Il Figlio di Dio entra nel mondo
(Incarnazione) appunto per realizzare questa missione, facendo
sue le parole del salmo 40: "Ecco, io vengo, per fare o
Dio la tua volontà". Offrendo se stesso "una
volta per sempre", egli ha portato a compimento il culto
sacrificale dell'antica alleanza, ha distrutto il peccato, ci
ha riconciliati con Dio e ci santifica. Nella festa di Natale
la divina Liturgia propone l'inizio della stessa Lettera: dopo
avere parlato per mezzo dei Profeti, ora Dio ci parla per mezzo
del Figlio, il quale, "dopo aver compiuto la purificazione
dei peccati, sedette alla destra della maestà nell'alto
dei cieli" (Eb 1,3). La Pasqua di Gesù, il suo sacrificio
e la sua esaltazione celeste, dicono il senso ultimo della sua
nascita nella carne (vedi anche l'Orazione colletta).
L'episodio della visita di
Maria a Elisabetta (Vangelo) ci fa partecipare all'attesa di
Maria dopo che l'angelo le ha annunciato la nascita del figlio.
Gabriele le ha rivelato: "Elisabetta, tua parente, nella
sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è
il sesto mese per lei, che era detta sterile". Dalla collina
di Nazaret, in Galilea (regione poco superiore al livello del
mare), Maria s'incammina verso la montagna della Giudea, la cui
altitudine si aggira sugli 800 metri. La tradizione colloca l'abitazione
di Zaccaria ed Elisabetta nel ridente villaggio di Ain Karim,
nelle vicinanze di Gerusalemme. Qui si svolge il suggestivo e
delicato incontro.
Maria, più giovane,
porge il saluto all'anziana parente. Elisabetta avverte in sé
un piccolo prodigio: il bambino che porta nel grembo ha fatto
un sobbalzo. Lo Spirito Santo le fa comprendere il segno che
le è dato. Le sue parole - che la devozione cristiana
ripete nell'Ave Maria, unendole al saluto dell'angelo - sono
perciò "profezia", così come più
oltre l'inno di Zaccaria (cf. 1,67). Ricolma di Spirito Santo,
Elisabetta "esclamò a gran voce: "Benedetta
fu fra le donne...!"". Il Signore l'ha benedetta, perché
l'ha amata più di tutte le donne d'Israele e l'ha prescelta
come madre del Messia. "...e benedetto il frutto del tuo
grembo!", ossia il figlio che hai concepito e che da te
nascerà. Con queste parole Elisabetta dà il benvenuto
al Salvatore promesso. Un giorno lontano, la folla di Gerusalemme
lo acclamerà: "Benedetto colui che viene, il re,
nel nome del Signore" (19,38).
Quando poi dice: "A che
cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?", Elisabetta
profetizza: Maria non è solamente una giovane sposa che
va in aiuto a un'anziana parente; è "la madre del
mio Signore". Il titolo di "Signore", che la madre
del Battista dà a Gesù non ancora nato, è
un titolo pasquale: egli diventerà "Signore, Kyrios"
mediane la risurrezione (cf. At 2,36). Come l'angelo annuncerà
ai pastori: "È nato per voi un Salvatore, che è
il Cristo Signore" (Lc 2,16), così Elisabetta già
proclama la fede cristiana.
La "madre del Signore" è la fanciulla di Nazaret,
sposa di un discendente di Davide, alla quale Gabriele ha detto:
"Concepirai un figlio", che "sarà chiamato
Figlio dell'Altissimo" (1,31). Per questo Maria è
"benedetta fra le donne". A Maria santissima Madre
di Dio la Liturgia dedicherà il primo giorno del nuovo
anno.
Intanto, Elisabetta porta l'attenzione sul misterioso segno che
Dio le ha dato: "Appena il tuo saluto è giunto ai
miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo".
Prima ancora di nascere, il Battista ha "sentito" la
presenza di Cristo. Giovanni è il profeta che un giorno
indicherà il Messia alle folle; ora lo fa riconoscere
dalla sua stessa madre. Il Salvatore da parte sua - lo suggeriscono
i Padri della Chiesa -, prima ancora di nascere santifica il
suo Precursore. Maria è colei che porta Cristo nella casa
di Zaccaria ed Elisabetta per fare anche di essi dei profeti
e del loro figlio il Precursore, che ne annuncia la venuta. Lo
stesso avviene oggi: Maria porta Gesù a ogni uomo, perché
come Giovanni lo accolga con gioia e così sia santificato.
Una nota suggestiva chiude questa bella pagina del Vangelo lucano.
Elisabetta rivolge a Maria una "beatitudine": "Beata
colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che le è
stato detto", sottinteso: da Dio. Maria è la prima
credente. Come Abramo, ha creduto in Dio e nelle sue promesse.
Esse si adempiranno, per lei e per noi.