MARIA
ASCOLTA, CREDE E FA LA PAROLA DI DIO.
E NOI COSA
FACCIAMO?
Molti sono gli spunti di riflessione,
in preparazione del Natale ormai imminente, offerti dalla liturgia
della Parola di questa quarta domenica d'Avvento attraverso i
brani di Michea, della lettera agli Ebrei e del vangelo di Luca.
Il profeta, contemporaneo di
Isaia, ci ricorda che il nascituro di Betlemme è santo,
cioè Dio. Appunto perché di natura divina il Bambinello
di Betlemme non tollera il male, l'ingiustizia, le disuguaglianze
e la disonestà. I suoi prediletti sono i piccoli, i deboli,
i marginali ed i dimenticati da tutti ma non da Dio.
Il suo gregge è poco
numeroso, forma il "piccolo resto di Israele" che rimane
sempre fedele all'Alleanza con Jahweh, che nella pace, ma con
la forza della testimonianza disarmata e della giustizia condivisa,
pretende riforme sociali eque da parte dei politici ed un culto
sincero da parte dei preti.
Anche il luogo scelto dalla
Provvidenza per far nascere il Messia è piccolo, quasi
annullato geograficamente dalla vicinanza invasiva di Gerusalemme.
Colui che nasce "dalla donna che deve partorire" porta
"la forza del Signore" che facilmente possiamo identificare
nella tanto agognata, anche oggi, pace.
La seconda lettura specifica
ulteriormente le caratteristiche salienti del nascituro divino.
Il tanto atteso Messia , incarnandosi nella storia umana, non
vuole né i sacrifici, né le offerte che caratterizzavano
il culto dei nostri antichi padri.
Vuole gente che, sfondati i
muri di incenso, di salamelecchi e di inutili chiacchiere, faccia
la volontà di Dio non a livello di buone intenzioni ma
di condotta verificabile e di coerenza esemplare. Accettare l'Incarnazione
del Figlio di Dio vuol dire ascoltare la sua Parola, imitare
la sua testimonianza di vita, confidare nel suo perdono, accettare
l'offerta del suo Corpo una volta per sempre.
Perché tutte queste
cose non rimangano impacchettate nelle fumisterie della sterile
utopia religiosa, l'evangelista Luca ci propone un modello non
di origine divina ma che esce dalla nostra debole natura umana,
fatto di carne ed ossa e non di puro spirito, soggetto alle nostre
stesse paure, inquietudini ed incertezze. Maria di Nazareth è
la prima ad aspettare il Messia.
La sua è un'attesa non
da salotto delle chiacchiere. "Il germoglio di giustizia",
colui "che spiana i monti e riempie le valli", "il
salvatore potente", di cui ci ha parlato la liturgia dell'Avvento,
si è abbattuto come un uragano sulla sua tranquilla vita
di adolescente innamorata e l'ha sconvolta mettendo a soqquadro
la sua esistenza, polverizzando le sue attese, provocando drammaticamente
la sua fede. "Colei che deve partorire" non la troviamo
immersa nella pacifica tranquillità dell'attesa. Luca
ce la descrive in viaggio tra le montagne della Samaria e della
Giudea.
Il suo passo non è quello
lento e cadenzato del turista sfaccendato, ma è quello
frettoloso e nervoso di chi sa che qualcuno ha bisogno della
sua presenza. Con Lei viaggia Colui che la liturgia dell'avvento
ci ha descritto come "mandato a portare il lieto annuncio
ai poveri", come "il Dio della gioia", come "il
liberatore del povero che invoca e del misero che non trova aiuto"
e che "porta con sé la ricompensa che rende a ciascuno
secondo le sue opere".
Lei non si limita ad ascoltare
la Parola, ma subito crede nella Parola e nella sua capacità
di incarnarsi nella storia umana a partire dalla propria.
Maria non si chiude nella contemplazione
del mistero, non prolunga all'infinito i convenevoli spirituali
con l'arcangelo Gabriele, non richiede il rispetto dei suoi diritti
di donna in dolce attesa, ma porta la Parola racchiusa in Lei
a chi ha bisogno di aiuto non attraverso l'inutile solidarietà
verbale a distanza, ma con la vicinanza della carità che
si fa presenza condivisa nell'umiltà e nella gratuità
assoluta.
Fra cinque giorni, dopo aver
contemplato per l'ennesima volta il Bambinello, che cosa ne faremo
del suo messaggio? Verrà protocollato tra i ricordi belli
ma passeggeri o sarà il punto di partenza di una vita
modulata su una fede che si impegna ad essere coerenza e partecipazione?