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      TEMPO di AVVENTO - ANNO LITURGICO C     |  4a DOMENICA - 20 dicembre 2009
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA      
|   Omelia di approfondimento


MARIA ASCOLTA, CREDE E FA LA PAROLA DI DIO.
E NOI COSA FACCIAMO?

Molti sono gli spunti di riflessione, in preparazione del Natale ormai imminente, offerti dalla liturgia della Parola di questa quarta domenica d'Avvento attraverso i brani di Michea, della lettera agli Ebrei e del vangelo di Luca.

Il profeta, contemporaneo di Isaia, ci ricorda che il nascituro di Betlemme è santo, cioè Dio. Appunto perché di natura divina il Bambinello di Betlemme non tollera il male, l'ingiustizia, le disuguaglianze e la disonestà. I suoi prediletti sono i piccoli, i deboli, i marginali ed i dimenticati da tutti ma non da Dio.

Il suo gregge è poco numeroso, forma il "piccolo resto di Israele" che rimane sempre fedele all'Alleanza con Jahweh, che nella pace, ma con la forza della testimonianza disarmata e della giustizia condivisa, pretende riforme sociali eque da parte dei politici ed un culto sincero da parte dei preti.

Anche il luogo scelto dalla Provvidenza per far nascere il Messia è piccolo, quasi annullato geograficamente dalla vicinanza invasiva di Gerusalemme. Colui che nasce "dalla donna che deve partorire" porta "la forza del Signore" che facilmente possiamo identificare nella tanto agognata, anche oggi, pace.

La seconda lettura specifica ulteriormente le caratteristiche salienti del nascituro divino. Il tanto atteso Messia , incarnandosi nella storia umana, non vuole né i sacrifici, né le offerte che caratterizzavano il culto dei nostri antichi padri.

Vuole gente che, sfondati i muri di incenso, di salamelecchi e di inutili chiacchiere, faccia la volontà di Dio non a livello di buone intenzioni ma di condotta verificabile e di coerenza esemplare. Accettare l'Incarnazione del Figlio di Dio vuol dire ascoltare la sua Parola, imitare la sua testimonianza di vita, confidare nel suo perdono, accettare l'offerta del suo Corpo una volta per sempre.

Perché tutte queste cose non rimangano impacchettate nelle fumisterie della sterile utopia religiosa, l'evangelista Luca ci propone un modello non di origine divina ma che esce dalla nostra debole natura umana, fatto di carne ed ossa e non di puro spirito, soggetto alle nostre stesse paure, inquietudini ed incertezze. Maria di Nazareth è la prima ad aspettare il Messia.

La sua è un'attesa non da salotto delle chiacchiere. "Il germoglio di giustizia", colui "che spiana i monti e riempie le valli", "il salvatore potente", di cui ci ha parlato la liturgia dell'Avvento, si è abbattuto come un uragano sulla sua tranquilla vita di adolescente innamorata e l'ha sconvolta mettendo a soqquadro la sua esistenza, polverizzando le sue attese, provocando drammaticamente la sua fede. "Colei che deve partorire" non la troviamo immersa nella pacifica tranquillità dell'attesa. Luca ce la descrive in viaggio tra le montagne della Samaria e della Giudea.

Il suo passo non è quello lento e cadenzato del turista sfaccendato, ma è quello frettoloso e nervoso di chi sa che qualcuno ha bisogno della sua presenza. Con Lei viaggia Colui che la liturgia dell'avvento ci ha descritto come "mandato a portare il lieto annuncio ai poveri", come "il Dio della gioia", come "il liberatore del povero che invoca e del misero che non trova aiuto" e che "porta con sé la ricompensa che rende a ciascuno secondo le sue opere".

Lei non si limita ad ascoltare la Parola, ma subito crede nella Parola e nella sua capacità di incarnarsi nella storia umana a partire dalla propria.

Maria non si chiude nella contemplazione del mistero, non prolunga all'infinito i convenevoli spirituali con l'arcangelo Gabriele, non richiede il rispetto dei suoi diritti di donna in dolce attesa, ma porta la Parola racchiusa in Lei a chi ha bisogno di aiuto non attraverso l'inutile solidarietà verbale a distanza, ma con la vicinanza della carità che si fa presenza condivisa nell'umiltà e nella gratuità assoluta.

Fra cinque giorni, dopo aver contemplato per l'ennesima volta il Bambinello, che cosa ne faremo del suo messaggio? Verrà protocollato tra i ricordi belli ma passeggeri o sarà il punto di partenza di una vita modulata su una fede che si impegna ad essere coerenza e partecipazione?

                                                            D. ERMETE TESSORE sdb - E-Mail:  ermete.tessore@31gennaio.net

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