SAPPIAMO
QUALI SONO I SENTIRI DA RADDRIZZARE?
La liturgia della seconda domenica
dell'anno C ci presenta tre personaggi storici che incarnano
altrettanti aspetti diversi di quello che dovrebbe essere il
nostro cammino di purificazione e di conversione in vista del
prossimo Natale.
Essi sono Baruc, Paolo di Tarso
e Giovanni il Battista. Tre persone molto diverse per cultura,
provenienza sociale e carattere, ma cementate insieme nel loro
unico desiderio di fedeltà a Dio.
Baruc, considerato il segretario
del profeta Geremia, appartiene ad una delle famiglie più
influenti di Gerusalemme del VI secolo a.C.
E' un ecclesiastico di corte
ed amico di Geremia. Raffinato ed ambizioso, ma anche coraggioso
e fedele, l'ebraismo posteriore gli ha attribuito la composizione
di un libro apocrifo e di due apocalissi che portano il suo nome.
Nella prima lettura questo
scriba, molto influente nella società del suo tempo, ci
invita a fare un drastico make-up alle nostre facce per far scomparire
ogni traccia di lutto ed afflizione a motivo della crisi dei
nostri giorni per sintonizzarci sulla lunghezza d'onda della
gioia radiosa tipica di chi confida in Dio.
Colui che aspetta il Natale
è un testimone di giustizia ed un costruttore di pace;
fa della mitezza la regola del suo relazionarsi con il prossimo;
è misericordioso con tutti tanto da spianare ogni montagna
di risentimento e colmare ogni baratro di odio e di vendetta.
Vigile ed intelligente dall'alto della sua maturità umana
sa guardare all'orizzonte della vita nella direzione giusta seguendo
la bussola dei suoi valori e del suo credere radicato solo in
Dio.
Paolo è l'apostolo delle
genti appassionato di Cristo, fariseo nella formazione, irruente
ed attaccabrighe, instancabile ed indomito quando si tratta di
evangelizzare. Nella seconda lettura ci ricorda che la nostra
preparazione al Natale deve essere alimentata dalla preghiera
gioiosa ed incarnata in una condotta tutta dedita alla diffusione
del Vangelo attraverso la testimonianza concreta di comunità
che predicano l'amore solo dopo averne fatto la regola portante
e la caratteristica tangibile e verificabile del loro esistere.
I sentieri dell'Avvento non
sono stati tracciati per essere percorsi da gente blindata nel
proprio individualismo egoistico, ma per chi, nella carità,
semina pace e raccoglie frutti di giustizia vivendo nell'integrità
di cuore e nell'irreprensibilità dei comportamenti.
Giovanni il Battista, l'ultimo
grande profeta dell'Antico Testamento, con la ruvidezza del suo
carattere, la sobrietà del suo esistere e la radicalità
della sua scelta di vita, ci ricorda che le nostre attese del
Messia venturo devono essere agganciate alla conversione individuale.
Coloro che aspettano la Buona
Notizia da Betlemme conoscono la sobrietà del vivere caratteristica
degli uomini del deserto dove, la capacità di soffrire,
la resistenza alla fatica, il saper dosare il cibo ed il bere,
la mancanza della zavorra delle cose inutili, il coraggio di
affrontare gli immensi e desolati spazi, l'intelligenza nel misurarsi
con l'imprevisto, la saggezza nel gestire i tanti momenti di
solitudine e di silenzio, sono spietati strumenti indispensabili
nel non perdersi nell'immensità degli spazi per continuare
a vivere nella più totale libertà.
Per accogliere degnamente il
Signore dell'universo il cuore umano non deve avere limiti e
conoscere confini.
"Grandi cose ha fatto
il Signore per noi" ci dice il ritornello del salmo responsoriale.
Ma tutte le cose grandi richiedono uomini e donne capaci di raccogliere
le sfide che ci vengono dall'alto.
I microcefali autoreferenziali,
i bambolotti in perpetuo letargo esistenziale indotto da un becero
consumismo, gli sfiatati tromboni di un inutile moralismo, i
cupi cultori di un arrivismo feroce, gli ipocriti annunciatori
di una buona notizia annacquata dalla loro inconsistenza umana,
gli avidi banditori di una fede poco esigente di certo non accolgono
l'invito, rivolto a tutti, da parte di Giovanni il Battista:
"Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!".
Bellissimo! Però, fuor
di chiacchiera, per farlo dovremmo sapere qual è la via
da preparare e quali sono i sentieri da raddrizzare. Giovanni
lo sapeva, e noi?