SE VOGLIAMO
CHE IL MESSIA ARRIVI DAVVERO...
Ad una comunità
ebraica molto osservante fu annunciato che nella notte solenne
del sabato di Pasqua il Messia sarebbe arrivato. Avrebbe cominciato
la sua missione proprio dalla loro comunità.
Il giorno di sabato, si radunarono tutti.
Le donne avevano preparato la cena, osservando ancora più
scrupolosamente le prescrizioni della tradizione e della Legge,
gli uomini avevano provato a lungo la musica, i canti e le danze.
Sapevano che in quella notte, finalmente, il Messia sarebbe arrivato.
La festa incominciò
Mezzanotte: di lì a poco l'avrebbero visto!
L'una del mattino: il suo arrivo era imminente.
Le due: i cuori battevano più forte.
Le tre: la stanchezza cominciava a farsi sentire.
Le quattro: alcuni cominciarono a perdersi d'animo.
Le cinque: sonnecchiavano e sbadigliavano tutti
Non arrivava
ancora
A mezzogiorno, il Messia bussò finalmente alla porta!
Entrando disse educatamente: "Scusatemi, ma ho incontrato
un bambino che piangeva e mi sono fermato a consolarlo".
Finché
ci saranno bambini che piangono, il Messia non arriverà.
Questo nostro mondo è pieno di gente che piange. Così
anche quest'anno il Messia sarà in ritardo o forse non
riuscirà proprio ad arrivare.
E anche questo sarà un Natale come tutti gli altri.
Ma il profeta Baruch ci ha appena invitati alla speranza:
Sorgi, o Gerusalemme,
sta' in piedi sull'altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi
figli riuniti, dal tramonto del sole fino al suo sorgere, alla
parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio. Si sono allontanati
da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce
in trionfo come sopra un trono regale.
Qualcosa si
sta muovendo, qualcosa di nuovo sta avvenendo. Dio stesso si
è messo all'opera per aprire una strada che porti il suo
popolo ad incontrare il Salvatore. Ci viene incontro: questo
è il mistero del Natale. Giovanni Battista ripete l'invito
del profeta Isaia: anche noi dobbiamo fare la nostra parte e
preparare la strada perché il Messia possa arrivare:
Preparate la
via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà
abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie,
spianate.
Sarà
la volta buona? Il Signore troverà la strada per arrivare
a noi? Perché Dio usa un navigatore satellitare molto
particolare per raggiungere i suoi figli.
Molti eremiti
abitavano nei dintorni della sorgente. Ognuno si era costruito
la sua capanna e passava le sue giornate, in profondo silenzio,
meditando e pregando.
Ognuno, raccolto in se stesso, invocava la presenza di Dio.
Dio avrebbe voluto andare a trovarli, ma non riusciva a trovare
la strada. Tutto quello che vedeva erano puntini lontani tra
loro nella vastità del deserto.
Poi un giorno, per una improvvisa necessità, uno degli
eremiti si recò da un altro. Sul terreno restò
una piccola traccia. L'altro eremita ricambiò la visita
e la traccia si approfondì. Anche altri eremiti cominciarono
a scambiarsi visite.
La cosa accadde sempre più frequentemente.
Un giorno, Dio, sempre invocato dai buoni eremiti, si affacciò
dall'alto e vide una ragnatela di sentierini che univano le capanne
degli eremiti. Tutto felice disse: "Adesso sì! Adesso
ho la strada per andarli a trovare".
Ma com'è
difficile tracciare quei sentierini.
A ben guardare più che abbattere ostacoli e colmare valli,
noi alziamo continuamente barriere e scaviamo trappole.
Sono inezie ripetute: piccole mancanze di considerazione, commenti
affrettati, meschine crudeltà, parole non dette o buone
intenzioni continuamente rimandate.
Nei verbali delle sentenze di divorzio abbondano quelle che,
sommate, si chiamano "divergenze inconciliabili", e
che, esaminate con attenzione si riducono invece a piccoli screzi
insignificanti, tipo:
Lei mi interrompe
continuamente quando parlo. Mi fa impazzire!
Lui non raccoglie mai le cose che lascia cadere.
Lui non riesce a prendere una decisione e cambia continuamente
idea.
Lei è piena di fissazioni. Ho perfino paura di toccare
un posacenere temendo di non poterlo rimettere perfettamente
al suo posto. Per lei conto meno di un posacenere!
Lui si addormenta tutte le sere davanti al televisore. Tanto
varrebbe che vivessi da sola
Lui parla sempre; non dice nulla di importante; parla e basta.
Lei non aspetta altro che io torni a casa per potermi raccontare
nei dettagli ogni tragedia quotidiana, ogni avvenimento infelice.
Nessuno di
questi comportamenti è di per sè deleterio e decisivo,
ma tanti sassolini fanno una montagna e tanti colpi di zappa
scavano un burrone. Le irritazioni meschine quotidiane distruggono
anche la più bella delle storie d'amore.
All'uscita
dalla scuola d'infanzia, un papà abbraccia la sua bambina
che gli è corsa incontro a braccia aperte.
Poi, prima di farla salire in auto, le chiede: "Quante guerre
hai dichiarato oggi?"
Quante guerre
abbiamo dichiarato nelle ultime 24 ore?
Come può Gesù venire a nascere in mezzo a noi,
nella nostra famiglia, nella nostra parrocchia, nel nostro quartiere?
Come possiamo concretamente preparargli una strada?
San Paolo ce
lo ha detto chiaramente:
Prego che la
vostra carità cresca sempre più in conoscenza e
in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò
che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il
giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si
ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.
Facciamoci
dei bei regali: rispolveriamo l'amore familiare, il rispetto,
la tenerezza, l'ascolto, l'accoglienza.
Una ragazza
era di pessimo umore. Aveva tutte le sue spine fuori, proprio
come un porcospino tormentato da un cane. Troppi compiti a casa,
troppe interrogazioni, troppo tutto... ecco! La madre le ripeteva
la solita predica, con ragionamenti, spiegazioni e raccomandazioni.
La ragazza si fece ancora più scura. Poi guardò
la madre dritta negli occhi e scandì: "Mamma, sono
stanca e stufa delle tue prediche. Perché invece non mi
prendi tra le tue braccia e mi tieni stretta? Nessun consiglio
potrà mai farmi altrettanto bene!".
La madre rimase a bocca aperta. Gli occhi della figlia imploravano
un abbraccio. Con la voce rotta dalla voglia di piangere, disse:
"Vuoi... vuoi che ti abbracci? Ma lo sai che anch'io...
anch'io voglio che tu mi abbracci?". Accolse la figlia nelle
braccia aperte e la strinse a sé, come fosse ancora una
bimba.
Chiunque, non
importa l'età (anche a settant'anni), ha bisogno del conforto
di un abbraccio, di essere tenuto stretto, di un'espressione
concreta d'amore. Spesso diventiamo troppo riservati, troppo
timidi per mostrare i nostri veri sentimenti. E allora li nascondiamo
dietro una maschera fredda e severa, per la paura di lasciar
intravedere la nostra vulnerabilità a coloro che amiamo.
Ma è solo il calore umano che ci può salvare dal
grande freddo di quest'epoca.
La tenerezza
è tutto ciò che sarebbe potuto sorgere nell'ottavo
giorno della Creazione se solo... l'umanità avesse fatto
ancora un piccolo sforzo.
Lo sforzo che
dobbiamo fare se vogliamo che il Messia arrivi davvero.
D. BRUNO FERRERO sdb | E-mail : bruno.ferrero@31gennaio.net