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      TEMPO di AVVENTO - ANNO LITURGICO C     |  2a DOMENICA - 6 dicembre 2009
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA      
|   Omelia di approfondimento


SE VOGLIAMO CHE IL MESSIA ARRIVI DAVVERO...

Ad una comunità ebraica molto osservante fu annunciato che nella notte solenne del sabato di Pasqua il Messia sarebbe arrivato. Avrebbe cominciato la sua missione proprio dalla loro comunità.
Il giorno di sabato, si radunarono tutti.
Le donne avevano preparato la cena, osservando ancora più scrupolosamente le prescrizioni della tradizione e della Legge, gli uomini avevano provato a lungo la musica, i canti e le danze. Sapevano che in quella notte, finalmente, il Messia sarebbe arrivato. La festa incominciò…
Mezzanotte: di lì a poco l'avrebbero visto!
L'una del mattino: il suo arrivo era imminente.
Le due: i cuori battevano più forte.
Le tre: la stanchezza cominciava a farsi sentire.
Le quattro: alcuni cominciarono a perdersi d'animo.
Le cinque: sonnecchiavano e sbadigliavano tutti… Non arrivava ancora…
A mezzogiorno, il Messia bussò finalmente alla porta! Entrando disse educatamente: "Scusatemi, ma ho incontrato un bambino che piangeva e mi sono fermato a consolarlo".

Finché ci saranno bambini che piangono, il Messia non arriverà.
Questo nostro mondo è pieno di gente che piange. Così anche quest'anno il Messia sarà in ritardo o forse non riuscirà proprio ad arrivare.
E anche questo sarà un Natale come tutti gli altri.
Ma il profeta Baruch ci ha appena invitati alla speranza:

Sorgi, o Gerusalemme, sta' in piedi sull'altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti, dal tramonto del sole fino al suo sorgere, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio. Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale.

Qualcosa si sta muovendo, qualcosa di nuovo sta avvenendo. Dio stesso si è messo all'opera per aprire una strada che porti il suo popolo ad incontrare il Salvatore. Ci viene incontro: questo è il mistero del Natale. Giovanni Battista ripete l'invito del profeta Isaia: anche noi dobbiamo fare la nostra parte e preparare la strada perché il Messia possa arrivare:

Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.

Sarà la volta buona? Il Signore troverà la strada per arrivare a noi? Perché Dio usa un navigatore satellitare molto particolare per raggiungere i suoi figli.

Molti eremiti abitavano nei dintorni della sorgente. Ognuno si era costruito la sua capanna e passava le sue giornate, in profondo silenzio, meditando e pregando.
Ognuno, raccolto in se stesso, invocava la presenza di Dio.
Dio avrebbe voluto andare a trovarli, ma non riusciva a trovare la strada. Tutto quello che vedeva erano puntini lontani tra loro nella vastità del deserto.
Poi un giorno, per una improvvisa necessità, uno degli eremiti si recò da un altro. Sul terreno restò una piccola traccia. L'altro eremita ricambiò la visita e la traccia si approfondì. Anche altri eremiti cominciarono a scambiarsi visite.
La cosa accadde sempre più frequentemente.
Un giorno, Dio, sempre invocato dai buoni eremiti, si affacciò dall'alto e vide una ragnatela di sentierini che univano le capanne degli eremiti. Tutto felice disse: "Adesso sì! Adesso ho la strada per andarli a trovare".

Ma com'è difficile tracciare quei sentierini.
A ben guardare più che abbattere ostacoli e colmare valli, noi alziamo continuamente barriere e scaviamo trappole.
Sono inezie ripetute: piccole mancanze di considerazione, commenti affrettati, meschine crudeltà, parole non dette o buone intenzioni continuamente rimandate.
Nei verbali delle sentenze di divorzio abbondano quelle che, sommate, si chiamano "divergenze inconciliabili", e che, esaminate con attenzione si riducono invece a piccoli screzi insignificanti, tipo:

Lei mi interrompe continuamente quando parlo. Mi fa impazzire!
Lui non raccoglie mai le cose che lascia cadere.
Lui non riesce a prendere una decisione e cambia continuamente idea.
Lei è piena di fissazioni. Ho perfino paura di toccare un posacenere temendo di non poterlo rimettere perfettamente al suo posto. Per lei conto meno di un posacenere!
Lui si addormenta tutte le sere davanti al televisore. Tanto varrebbe che vivessi da sola
Lui parla sempre; non dice nulla di importante; parla e basta.
Lei non aspetta altro che io torni a casa per potermi raccontare nei dettagli ogni tragedia quotidiana, ogni avvenimento infelice.

Nessuno di questi comportamenti è di per sè deleterio e decisivo, ma tanti sassolini fanno una montagna e tanti colpi di zappa scavano un burrone. Le irritazioni meschine quotidiane distruggono anche la più bella delle storie d'amore.

All'uscita dalla scuola d'infanzia, un papà abbraccia la sua bambina che gli è corsa incontro a braccia aperte.
Poi, prima di farla salire in auto, le chiede: "Quante guerre hai dichiarato oggi?"

Quante guerre abbiamo dichiarato nelle ultime 24 ore?
Come può Gesù venire a nascere in mezzo a noi, nella nostra famiglia, nella nostra parrocchia, nel nostro quartiere?
Come possiamo concretamente preparargli una strada?

San Paolo ce lo ha detto chiaramente:

Prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

Facciamoci dei bei regali: rispolveriamo l'amore familiare, il rispetto, la tenerezza, l'ascolto, l'accoglienza.

Una ragazza era di pessimo umore. Aveva tutte le sue spine fuori, proprio come un porcospino tormentato da un cane. Troppi compiti a casa, troppe interrogazioni, troppo tutto... ecco! La madre le ripeteva la solita predica, con ragionamenti, spiegazioni e raccomandazioni.
La ragazza si fece ancora più scura. Poi guardò la madre dritta negli occhi e scandì: "Mamma, sono stanca e stufa delle tue prediche. Perché invece non mi prendi tra le tue braccia e mi tieni stretta? Nessun consiglio potrà mai farmi altrettanto bene!".
La madre rimase a bocca aperta. Gli occhi della figlia imploravano un abbraccio. Con la voce rotta dalla voglia di piangere, disse: "Vuoi... vuoi che ti abbracci? Ma lo sai che anch'io... anch'io voglio che tu mi abbracci?". Accolse la figlia nelle braccia aperte e la strinse a sé, come fosse ancora una bimba.

Chiunque, non importa l'età (anche a settant'anni), ha bisogno del conforto di un abbraccio, di essere tenuto stretto, di un'espressione concreta d'amore. Spesso diventiamo troppo riservati, troppo timidi per mostrare i nostri veri sentimenti. E allora li nascondiamo dietro una maschera fredda e severa, per la paura di lasciar intravedere la nostra vulnerabilità a coloro che amiamo.
Ma è solo il calore umano che ci può salvare dal grande freddo di quest'epoca.

La tenerezza è tutto ciò che sarebbe potuto sorgere nell'ottavo giorno della Creazione se solo... l'umanità avesse fatto ancora un piccolo sforzo.

Lo sforzo che dobbiamo fare se vogliamo che il Messia arrivi davvero.

                                          D. BRUNO FERRERO sdb |  E-mail : bruno.ferrero@31gennaio.net


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