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          TEMPO ORDINARIO / ANNO C /
        18 FEBBRAIO 2007: 7a DOMENICA
        LITURGIA DELLA DOMENICA / OMELIA

SIATE MISERICORDIOSI...

La pagina del Vangelo di Luca, che abbiamo ascoltato, costituisce certamente il vertice della perfezione cristiana. Ci presenta imperativi tanto elevati che istintivamente siamo tentati di considerarli delle utopie, o un ideale riservato a pochi. In realtà, essi altro non sono che l'ideale cristiano: chiunque vuole essere veramente discepolo di Gesù, deve ispirarsi, nella condotta, a questi imperativi, deve mettersi su questa strada.

In pratica, che cosa richiede Gesù a coloro che vogliono seguirlo? Chiede di amare, di amare tutti, senza alcuna riserva; non solo quelli che ci amano e ci fanno del bene (anche i peccatori fanno altrettanto), ma amare anche coloro che si dimostrano indifferenti nei nostri confronti; addirittura amare coloro che ci sono nemici, che ci fanno del male, che ci odiano, che ci maltrattano.

E amarli non con un sentimento vago e astratto, ma in modo concreto, cioè facendo loro del bene, pregando per loro, non reagendo alla violenza con la violenza e la vendetta, ma con il perdono e la misericordia (è questo il significato del "porgere l'altra guancia").

La prima lettura ci propone l'esempio sublime di Davide, che potrebbe uccidere il re Saul, che vuole la sua morte, e vendicarsi di tutti i torti e le ingiustizie da lui subite, invece lo risparmia, dimostrando una generosità e una magnanimità incredibili, tanto da strappare l'ammirazione dello stesso re Saul.
Gesù indica un duplice criterio a cui ispirare il nostro agire verso il prossimo: primo "ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" (v. 31); in altre parole: tratta gli altri come vuoi che gli altri trattino te. E quindi, secondo: "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste" (v. 36); se vuoi essere degno figlio di Dio, imita il suo comportamento: Dio è benevolo anche verso gli ingrati ed i malvagi.

Questa benevolenza deve essere soprattutto interiore, deve partire dal cuore, deve plasmare i nostri pensieri ed i nostri giudizi. Gesù ci dice: "non giudicate" (non esprimete giudizi malevoli) "e non sarete giudicati" (con severità da Dio); "non condannate e non sarete condannati", "perdonate e vi sarà perdonato", "date e vi sarà dato", "perché con la misura con cui misurate sarà misurato a voi in cambio" (vv. 37 - 38).

Certo le richieste che Gesù esprime sono richieste molto esigenti, perché comportano una lotta aspra dentro di noi, per far tacere il nostro io e per domare il nostro orgoglio; inoltre esse contrastano nettamente con la mentalità del mondo nel quale viviamo, secondo cui il perdono è segno di debolezza e la non violenza, segno di vigliaccheria; mentre, in realtà, sia la non violenza, sia il perdono richiedono grande fortezza d'animo e padronanza di sé, magnanimità e coraggio.

In un mondo come il nostro, si pensa che l'amore verso i nemici, la non violenza, il perdono, significhino lasciarsi sopraffare e soccombere. Al contrario, amare e perdonare come intende Gesù, non significa subire passivamente, bensì operare perché il male non prevalga e l'ingiustizia non diventi sistema; significa operare perché i malvagi si ravvedano o sia loro impedito di fare del male. Si tratta insomma di odiare il male sotto ogni forma, e di combatterlo energicamente, ma di amare il peccatore, come figlio di Dio e fratello nostro, e di volere il suo ravvedimento.

Come cristiani, poi dobbiamo imparare a non giudicare con leggerezza e con cattiveria il nostro prossimo. E a non condannarlo sommariamente: "non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati" (v. 37).

Quante volte, anzi il più delle volte, a monte di certe vite sbagliate e di certe esistenze bruciate, ci sono gravi carenze di ordine familiare, affettivo, educativo, che, se non giustificano, certo spiegano atteggiamenti e comportamenti in sé deprecabili. Siccome noi non siamo in grado di valutare tutte queste cause e motivazioni, non possiamo esprimere onestamente il nostro giudizio di condanna.

Se ardua è la strada indicata da Gesù, se addirittura essa richiede in certi casi l'eroismo, bisogna convenire tuttavia che, non solo alla luce della fede, ma anche alla luce della ragione, essa è l'unica strada giusta da imboccare per creare le premesse di una convivenza umana pacifica e civile. Se invece, alla violenza si risponde con la violenza , all'odio si risponde con l'odio, si entra in una spirale tragica e mortale inarrestabile, senza via di uscita. La catena dell'odio e della vendetta può venire spezzata solo dall'amore eroico che perdona, che usa misericordia e comprensione.

È su questi principi che si fonda l'umanità nuova voluta ed inaugurata da Cristo; così l'uomo, come dice San Paolo, nella lettera ai cristiani di Corinto, non porterà più solo "l'immagine dell'uomo di terra tratto dalla terra", ma rivestirà "l'immagine dell'uomo celeste", cioè di Cristo, diventato "spirito datore di vita".

Dobbiamo quindi pregare, perché solo con l'aiuto di Dio possiamo mettere in pratica l'insegnamento sublime di Gesù. Senza la sua grazia l'orgoglio, l'amor proprio, lo spirito di rivalsa, avranno il sopravvento, nonostante la nostra buona volontà.
"Donaci o Signore, un cuore nuovo perché diventiamo capaci di amare anche i nostri nemici e benedire chi ci fa del male", e così potremo dirci ed essere tuoi veri figli.

Mercoledì iniziamo la Quaresima: sia essa per noi, con l'aiuto di Maria, un esercizio quotidiano di amore e di perdono!

                                                       
D. MARIO MORRA sdb

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