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14 gennaio 2018   - 2a Domenica / Tempo Ordinario - B |  Letture - Omelie

2a Domenica - T. Ordinario

Per cominciare

Incominciando la vita pubblica, Gesù chiama alcuni a seguirlo. Così aveva fatto da secoli lo stesso Iahvè, che era entrato in dialogo e in confidenza con alcuni uomini speciali, per associarli ai suoi progetti e affidare loro una missione. È stato così con Abramo, Mosè, con Samuele e i profeti.

La Parola di Dio

1 Samuele 3,3b-10.19. È la famosa chiamata di Dio a Samuele, destinato a diventare profeta nel popolo di Israele. La voce di Dio era rara in quel tempo. Samuele riceve una chiamata personale e diventa ambasciatore di Dio.
1 Corinzi 6,13c-15a.17-20. Per cinque domeniche la chiesa ci invita a leggere alcuni brani tratti dalla lettera ai Corinzi. In quegli anni Corinto era una grande e sviluppata città greca, città evoluta, ma anche disinvolta e problematica nei suoi comportamenti morali.
Giovanni 1,35-42. Giovanni Battista indica Gesù ad Andrea e Giovanni, due dei suoi discepoli, e li invita a seguirlo. I due entrano in dialogo con Gesù e passano l'intera giornata con lui. Giovanni ricorderà persino l'ora di questo primo incontro.

Riflettere...

o Il brano di Samuele è molto noto ed è uno dei più presentati ai ragazzi a catechismo. Samuele è un po' il modello per ogni ragazzo ben fatto, pronto e disponibile.
o Samuele è figlio di Anna, ed è nato per intervento di Dio. Si manifesta sin da subito un ragazzo docile e obbediente e sarà un profeta che vivrà interamente a servizio di ciò per cui Iahvè lo ha scelto.
o Samuele diventerà il primo profeta dell'antico testamento e durante la sua vita si aprirà una nuova storia del popolo di Israele. Con Saul, il primo re, che verrà indicato e consacrato da Samuele, passerà dall'essere una popolazione tribale a una monarchia.
o La chiamata di Samuele è singolare, in qualche modo è paradigmatica di ogni chiamata. Iahvè gli si fa vicino e gli confida ciò che in un certo senso lo angustia e che Samuele sarà invitato a riparare: la gestione religiosa di Eli e il cattivo comportamento dei suoi figli. Quella di Samuele è chiaramente una chiamata per un compito, una missione.
o Nel brano del vangelo due dei futuri apostoli si incontrano per la prima volta con Gesù. Gli chiedono: "Dove dimori?". La domanda fa pensare al desiderio di conoscerlo meglio, ma forse anche al bisogno di essere rassicurati, prima di passare dalla sequela di Giovanni Battista a quella con Gesù. Vogliono rendersi conto di persona, avere una conoscenza diretta di questo nuovo maestro a cui il Battista li indirizza. Giovanni potrà scrivere a distanza di anni: "Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi" (1Gv 1,1-3).
o È singolare che il Battista qualifichi Gesù come "Agnello di Dio". È una caratteristica che Isaia ha attribuito molti secoli prima al messia, ma l'agnello è un animale mite, mentre il Battista presenta altrove il messia come un giudice severissimo.
? Quella del vangelo di questa domenica non è ancora la chiamata degli apostoli, ma è già l'inizio di una sequela. Gli apostoli appaiono disponibili e interessati. C'è curiosità attorno a Gesù. Ben presto li inviterà a lasciare tutto per stare con lui.
o Chiamata, sequela, vita di comunità e missione saranno le caratteristiche principali della vita cristiana. Tutto ciò si ricava già dal racconto di Giovanni: c'è la freschezza di un incontro, c'è il clima che si respira quando ci si incontra con Gesù.
o Essi si confidano con i loro amici. Il vangelo racconta di Andrea che parla di Gesù al fratello Simone. Erano pescatori. Andrea lo presenterà a sua volta a Gesù, che gli cambierà il nome in Pietro, per indicare la nuova vita a cui viene chiamato.

... Attualizzare
* Anche oggi, come al tempo di Samuele e di Gesù, gli uomini sono chiamati da Dio. Ogni battezzato è chiamato, può e deve rispondere all'invito di Dio. Ha scritto un giovane a un periodico cattolico: "Da quando ho capito che Dio esiste, ho anche capito e deciso che l'unica cosa che potevo fare era vivere per lui". E non stupisce che chiunque abbia fatto questa esperienza forte, ne ricordi spesso anche il momento preciso, il giorno, l'ora.
* Dio chiama certamente, anche se in modo misterioso, ma troppo spesso non siamo capaci di ascoltare, di cogliere l'istante che passa. Soprattutto perché la sua chiamata ci raggiunge per vie normali, ordinarie: l'incontro con una persona, con il proprio parroco, la lettura di un passo del vangelo o di un libro, la partecipazione a un incontro religioso, un momento di preghiera più sentita e personale.
* Non dobbiamo aspettarci un angelo dal cielo, un intervento straordinario come per Paolo, perché Dio ciò che voleva dirci ce l'ha detto. Si trova nella parola di Dio, nella comunità ecclesiale che continua a parlare di lui.
* Chi chiama è il Cristo, atteso dagli ebrei, annunciato dai profeti e dal Battista. La sua è una personalità affascinante e non passa mai inosservata. Con lui dobbiamo tutti confrontarci. È sconvolgente per il suo modo di vivere, per le parole che dice: penetrano in noi e ci toccano profondamente.
* Chi è chiamato è l'uomo, un uomo concreto, un uomo in costruzione, carico di limiti, e magari dei peccati personali e di quelli dell'umanità. È una chiamata prima di tutto a una vita nuova. L'uomo e la donna che si incontrano con Gesù si costruiscono una nuova identità riformulata su di lui: un nuovo modo di pensare, di giudicare, di vivere.
* La seconda lettura è sintomatica al riguardo: anche una cosa così profondamente radicata nell'uomo come la sessualità è investita dalla prospettiva cristiana. Il cristiano fa uso della sessualità secondo Dio e i fini posti da lui.
* Oggi sotto questo aspetto, sia a livello sociale che personale, c'è molta confusione, molto disorientamento, fino a non capire più che cos'è peccato. Nessuno vuole seminare sensi di colpa, ritornando a modi di pensare antichi e forse superati, ma il problema di mantenersi corretti e liberi anche sotto questo aspetto, è importante. Paolo ricorda ai Corinzi, abitanti di una delle città greche più evolute e libertine, a non peccare contro il proprio corpo e a glorificare in questo modo Dio.
aCristo chiama l'uomo, chiama noi, ma non per metterci in una campana di vetro, bensì per inviarci ai fratelli e fare nostra la sua missione. Il passaparola tra Andrea, Giovanni, Pietro e gli altri è stato immediato.
* La nostra risposta tocca il fondo di noi stessi, non è un invito superficiale. È infatti proprio questo essere cristiani: esserci incontrati con lui, aver "dimorato" con lui: o è questo o non è niente. È stato detto durante un convegno lombardo su "Educare i giovani alla fede": "Se volessimo interrogare i discepoli chiedendo: "Cercate di descriverci l'esperienza che si è mossa dentro di voi", penso che insisterebbero sull'esperienza dell'andare un po' fuori di sé, un po' fuori di senno, spiegandola come un innamorarsi di qualcuno, un essere irresistibilmente attratti da qualcuno. "Prima avevamo una certa stima di Gesù ed eravamo anche un po' curiosi, adesso siamo con lui, dalla sua parte, sentiamo di volergli bene, sentiamo che il nostro cuore è stato preso"".
* È questo che è capitato ai discepoli di Èmmaus. Delusi dalla fine tragica di Gesù, hanno abbandonano la comunità e Gerusalemme. Ma Gesù li incontra, parla a loro ed essi diranno: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le scritture?" (Lc 24,32).
* In troppi casi invece il nostro essere cristiani si riduce a una pratica tradizionale religiosa senza troppo fondamento, a una forma di sicurezza, una specie di parafulmine, che non morde la vita e non ci cambia dentro. Non diventa preghiera, ricerca, amore e servizio, non ci fa missionari.
aÈ normale in questa domenica riflettere sulla vocazione. Vocazione alla vita cristiana, come abbiamo fatto finora, ma anche a quella vocazione speciale che è la chiamata a seguire Gesù nella vita religiosa o nel sacerdozio.
* Quando la parrocchia pensa a quali giovani e ragazze possano collaborare più da vicino, magari mettendosi al servizio della chiesa 24 ore su 24, quasi sempre punta su quelli più aperti e simpatici, oppure ai leader del gruppo, ai più generosi, a chi è più fedele e prega di più. In sostanza si dà fiducia a chi pare già predisposto e forse è di buon carattere. A considerare la storia di molte "chiamate", anche di quelle che hanno avuto risonanza nella chiesa (pensiamo a Paolo, da persecutore dei cristiani ad apostolo; al pescatore Pietro), ci si imbatte però in molte sorprese. Dio appare sovranamente libero. Anche l'ultimo arrivato, anche quel tipo così "tranquillo" può diventare un prezioso strumento di animazione e può essere "chiamato".
* Ricordiamo infine che ai primi due discepoli, Giacomo e Giovanni, che chiedono un incontro con lui, Gesù risponde: "Venite e vedrete" (Gv 1,39). Se qualcuno ci chiedesse oggi un incontro con lui, dovremmo mostrargli la nostra comunità cristiana, la parrocchia: "Guardate la nostra comunità, è questa la casa in cui i cristiani abitano…".

Ho deciso: voglio buttarci l'anima
Luca: "Mi sono reso conto che non basta gridare qualche slogan e sfogare la mia rabbia. È necessario buttarci dentro l'anima, la vita intera, la testa e il cuore... Allora ho deciso: divento prete! Ho smesso di gridare al mondo di cambiare; ho iniziato a cambiare me stesso. Ho piantato tutto e a 18 anni sono entrato in seminario. Da allora non ho smesso mai di ricevere la possibilità di fare grandi esperienze: sono stato al Cottolengo per un mese di servizio; ho vissuto tre anni in una comunità di giovani che, come me, desiderano diventare preti; sono stato in Africa tra la bellissima gente del Malawi; ho incontrato centinaia di giovani che... vorrebbero volare e tanti altri che non sanno nemmeno camminare. Non smetterò mai di gridare il mio grazie! Fra quattro anni sarò prete. Solo con la vita giocata veramente, si può cambiare il mondo. Non tutti devono diventare preti, certo, ma tutti devono aspirare a cose grandi, e sui grandi ideali perdere la vita".

Luigi e Zelia Martin: vocazione al matrimonio
Nel secolo scorso un ragazzo ventenne, di nome Luigi Martin. si presentò al convento Grand Saint Bernard nelle Alpi francesi. Chiese al superiore di entrare nella congregazione. Il superiore, dopo aver conosciuto meglio il carattere e le capacità del ragazzo, disse: "Dovresti scegliere un'altra strada nella vita". Qualche anno più tardi, sempre in Francia, una giovane di nome Zelia Maria Guérin venne al convento delle Suore della Carità e chiese di poter entrare nella congregazione. Dopo un lungo colloquio la superiora. anche se aveva di fronte una ragazza buona e religiosa, le diede una risposta negativa: "II tuo posto non è qui. La tua vocazione è quella di mettere su una buona famiglia cristiana".
Passò qualche anno. Luigi, che non era stato ammesso alla congregazione, conobbe Zelia Maria, s'innamorò di lei e la sposò. Ebbero cinque figlie che educarono con cura. Tutte e cinque divennero brave suore, e una anche santa: Teresina di Gesù Bambino. Anche Luigi e Zelia Maria sono stati proclamati "beati" il 19 ottobre 2008 da Benedetto XVI.


Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA: Giorno di Festa, anno B, Editrice Ancora, Milano

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