"Gesù
è salito al cielo
e siede alla destra
del Padre"
Celebriamo oggi
la festa dell'Ascensione del Signore al cielo. Nel Credo noi
professiamo la nostra fede in questo mistero con le parole: "Gesù
è salito al cielo e siede alla destra del Padre".
Quale significato hanno queste parole? Certo non vogliono indicare
il cielo in senso fisico, astronomico, al di là delle
stelle, quasi che Gesù abbia compiuto un viaggio da astronauta!
Per cielo intendiamo una realtà molto più profonda,
uno stato, una condizione di vita: Gesù, anche come uomo,
entra nella gloriosa condizione divina, non più soggetta
allo spazio ed al tempo.
Gesù, che con l'incarnazione si è svuotato della
sua gloria divina, abbassandosi fino alla condizione di servo,
nella Passione e Morte ignominiosa della croce, ora è
dal Padre esaltato e costituito Signore dell'universo.
Quindi l'Ascensione non indica l'uscita di Gesù dal mondo,
ma piuttosto una sua nuova presenza divina nel mondo, senza condizionamenti
di tempo e di spazio.
Con l'Ascensione possiamo dire che si avveri la parabola del
pastore che, dopo aver cercato affannosamente la pecorella smarrita,
la trova, se la pone sulle spalle e torna all'ovile a far festa.
Gesù con la sua vita di dolore e di morte, ha ricercato
la povera umanità smarrita nelle tortuose vie del mondo,
l'ha ritrovata, se l'è posta sulle spalle, con la pesante
croce, ed ora torna alla casa del Padre colmo di gioia.
Con Lui l'umanità intera esulta, perché salvata:
"Nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità
è innalzata accanto a te" abbiamo pregato all'inizio
della nostra celebrazione. Gesù asceso al cielo ci indica
la meta finale del nostro pellegrinaggio terreno: viviamo sulla
terra, ma siamo orientati verso il cielo, verso il paradiso.
"Perché state a guardare il cielo?" dicono i
due uomini in bianche vesti agli Apostoli, meravigliati nel vedere
salire Gesù in alto. Gesù ha appena detto loro:
"Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni
creatura".
Opportunamente oggi celebriamo la 46a giornata per le comunicazioni
sociali, per tutti i mezzi cioè che servono ad annunciare
il Vangelo di Gesù: la nostra preghiera ed il nostro impegno
perché i tanti strumenti moderni di comunicazione trasmettano
fedelmente l'annuncio di salvezza portato da Gesù e servano
efficacemente per la nuova evangelizzazione.
Noi cristiani non dobbiamo fermarci a guardare il cielo dimenticando
la terra. Al contrario dobbiamo impegnarci nella storia a svolgere
la missione che Gesù ci ha affidato.
S. Paolo, scrivendo ai cristiani di Efeso, dice: "Ascendendo
al cielo
Gesù ha distribuito doni agli uomini";
e intende con queste parole indicare i tanti doni che Gesù
ci comunica per mezzo dello Spirito Santo ad edificazione della
Chiesa. Tra questi doni vi è il dono particolare che ha
fatto ad ognuno di noi, singolarmente, "al fine di edificare
il corpo di Cristo". Per questo dobbiamo sentirci tutti
impegnati nel collaborare, ognuno con i propri doni, alla crescita
della comunità cristiana, "fino alla sua piena maturità".
Gli Atti degli Apostoli ci descrivono la vita della Chiesa fin
dai suoi primi giorni e ci mostrano come il vero protagonista
di tutto sia lo Spirito Santo. Gesù ha scelto gli Apostoli
nello Spirito Santo, ed ora, prima di lasciarli soli e tornare
al Padre, promette loro: "Sarete battezzati in Spirito Santo
fra non molti giorni" "Avrete forza dallo Spirito Santo
che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme,
in tutta la Giudea e la Samaria, e fino agli estremi confini
della terra".
In forza dello Spirito Santo i discepoli sono resi capaci di
essere testimoni di Gesù Risorto, in tutto il mondo, a
partire dal proprio ambiente, "da Gerusalemme". La
missione del cristiano non è generica: è calata
nella concretezza della propria terra, della propria città,
del proprio quartiere, del proprio campo di lavoro, della propria
famiglia.
"Fino agli estremi confini della terra", senza chiusure,
portate da pregiudizi e da egoismo: dovunque vi è il fratello,
la sorella nella sofferenza o nella necessità, lì
dobbiamo testimoniare con la nostra fede ed il nostro amore,
la presenza amorosa e salvifica di Gesù Risorto.
Luca negli Atti
ci descrive il "dopo Ascensione" e ci dice "Allora
gli Apostoli lasciarono il monte degli Ulivi e tornarono a Gerusalemme.
Erano tutti concordi e si riunivano regolarmente per la
preghiera con le donne, con Maria, la Madre di Gesù, e
con i suoi fratelli".
È quindi molto opportuna la festa di Maria Ausiliatrice
che noi ci prepariamo a celebrare tra pochi giorni, qui nella
sua Basilica.
Dopo l'Ascensione di Gesù al cielo, Maria è circondata
dagli Apostoli e dalle Donne, in preghiera nel Cenacolo in attesa
della discesa dello Spirito Santo nella Pentecoste.
Don Bosco ha voluto rappresentarci, nel meraviglioso quadro,
proprio questa realtà: Maria è l'Ausiliatrice della
Chiesa nascente, e prepara gli Apostoli a ricevere lo Spirito
Santo.
Uniamoci anche noi attorno a Maria e mentre la festeggiamo, chiediamole
di prepararci a ricevere degnamente il dono dello Spirito Santo
nella prossima Pentecoste.