PERCHE'
STATE A GUARDARE IL CIELO?
Nella festa dell'Ascensione
la Chiesa celebra ancora la risurrezione di Gesù, ma nella
sua dimensione più profonda. Gesù è risorto,
ha vinto la morte. Questa affermazione, che è il cuore
dell'annuncio cristiano, si potrebbe intendere in senso riduttivo
o equivoco, pensando per esempio che Gesù ha lasciato
il sepolcro tornando semplicemente alla forma di esistenza che
aveva prima della passione e morte.
Egli, invece, con l'Ascensione,
è entrato in uno stato di vita radicalmente nuovo, la
vita stessa di Dio, la giovinezza di Dio, la felicità
di Dio, che sono eterne e infinite, portando in essa la finitudine
umana, mostrando a tutti, in questo modo, quale sia la meta comune.
Negli Atti
degli Apostoli, Luca
narra l'ultima apparizione di Gesù risorto ai discepoli.
Alla base di tale esperienza v'è il dono dello Spirito
Santo. E' Lui, fonte inesauribile di vita, che comunica la luce,
l'energia e il coraggio per la missione degli Apostoli e dei
discepoli.
Tale missione consiste nel
rendere testimonianza al Cristo risorto. Elemento costitutivo
dell'esperienza e della coscienza della Chiesa, consegnata da
Gesù per mezzo dello Spirito: "sarete testimoni di
me", cioè della mia persona. Proprio in questo lo
Spirito svolge un ruolo decisivo nell'abilitare gli evangelizzatori
al loro compito.
Tale testimonianza
al Risorto, che è dono e impegno nello stesso tempo, non
bisogna dimenticarci, ha una apertura universale: nessun territorio
è escluso, cioè ogni persona della terra e della
storia è posta come destinataria di questo annuncio.
A questo punto Luca narra l'Ascensione.
Egli non è tanto interessato a offrire la cronaca di questo
avvenimento, ma intende piuttosto mostrare alcuni aspetti della
Pasqua di Gesù. Tutto questo linguaggio simbolico usato,
dice che Gesù, risorgendo dai morti, è ritornato
con la sua umanità nella sfera dell'amore del Padre, aprendo
a noi la possibilità reale di esserne partecipi.
Nella sua umanità totalmente
trasfigurata Egli condivide la regalità universale di
Dio e il modo di essere proprio del Padre, distribuendo il suo
dono. L'Ascensione inaugura, così, un tempo nuovo: il
tempo della Chiesa, il tempo della missione dei testimoni, il
tempo dello Spirito che suscita e sostiene la missione.
Il Vangelo di oggi presenta
il medesimo mistero, sia pure con variazioni e accentuazioni
diverse. La parola del Risorto risuona ancora in tutta la sua
forza: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo
a ogni creatura". I suoi testimoni devono poter raggiungere
gli uomini, ogni uomo, nella loro cultura e con i loro problemi.
La missione, così, suppone
una partenza, un esodo permanente, dal proprio ambito sociale,
dalla propria mentalità, per volgersi a coloro che attendono
ancora l'annuncio della Buona Novella, siano essi geograficamente
vicini o lontani, in un dialogo pieno di rispetto e con una testimonianza
umile e gioiosa.
Ai cristiani
di ogni tempo, quindi anche di oggi, - spesso distratti, tiepidi o inquieti - il
mistero dell'Ascensione ricorda la presenza attiva del Cristo
glorioso nella sua Chiesa, che agisce per mezzo dello Spirito,
e ricorda pure il bisogno che ha di noi per rivelarsi al mondo,
e la forza che ci assicura per realizzare insieme la sua missione.
Possiamo immaginare il misto
di stupore e di tristezza degli Apostoli e di quanti con Gesù
avevano un rapporto personale, per la sua separazione; tanto
che rimasero a guardare il cielo.
Rimanere a guardare il cielo.
Non che i cristiani debbano essere un gruppo di esoterici, fermi
a contemplare dottrine astratte, magari per evadere la complessa
e talora durissima vita quotidiana.
Tenere gli
occhi fissi verso il cielo vuol dire tenere ben ferma la mèta
dove dobbiamo condurre noi stessi e il mondo, le nostre comunità
e l'intera storia umana. L'ignoranza del cielo che Gesù
ci ha rivelato rende senza senso e quindi amara, triste, violenta
e crudele, la nostra vita terrena.
La festa della Ascensione è
un dono per esortarci ad alzare gli occhi più in alto
del nostro orizzonte abituale. Ci viene offerto il futuro della
storia umana, anzi dell'intera creazione; un futuro concreto,
fatto di "carne ed ossa come vedete che ho io", potremmo
dire parafrasando l'affermazione di Gesù risorto. Egli
per primo, infatti, inaugura il nuovo futuro di Dio entrandovi
con tutto il suo corpo, con la sua carne e la sua vita, che sono
carne e vita di questo nostro mondo.
Da quel giorno,
il cielo iniziò a popolarsi della terra, o per dire con
il linguaggio dell'Apocalisse, iniziarono i nuovi cieli e la
nuova terra. Il Risorto li inaugura e li apre perché tutti
possano prendervi parte.
L'Ascensione non è solo
l'ingresso di un giusto nel regno di Dio, ma la gloriosa intronizzazione
del Figlio seduto alla destra del Padre.
Non siamo più,
allora, immersi in una storia senza orientamento, vittime del
caso o di forze oscure e incontrollabili. No, il Signore
è il nostro cielo e la nostra sicurezza.
Egli ci attrae verso il futuro
che Lui ha già raggiunto in pienezza. E ai discepoli di
ogni tempo conferisce il potere di dirigere la storia e il creato
verso questa meta.