«Una
sola è la speranza
alla quale siete stati chiamati»
Laspetto più coinvolgente
del Vangelo di oggi è racchiuso in
queste parole: «Il Signore Gesù, dopo aver parlato
con loro, fu assunto
in cielo e sedette alla destra di Dio».
Tutta la nostra speranza è concentrata in questo straordinario
momento finale dellesistenza di Gesù. Infatti, mentre
gli Apostoli
vanno, camminano sulle strade del mondo, il tempo passa, ne
vengono altri, e si procede così; il Signore invece, senza
mai cambiare,
ha operato con gli Undici e con i testimoni che ci hanno preceduti,
opera con noi e opererà con quelli che verranno, perché
ormai
appartiene a una dimensione della vita definita e compiuta.
La speranza dellumanità è questo Gesù
vivo che alimenta lannuncio,
e noi oggi siamo chiamati a dilatare un poco il nostro cuore
in questo dono che Lui ci ha fatto.
È davvero superfluo
affermare che tutti abbiamo bisogno di
speranza. Specialmente nel secolo scorso ne abbiamo tanto parlato,
ma non abbiamo potuto fare altro che prendere atto di quello
che accade in questo mondo: non abbiamo potuto superare la barriera
della morte, la speranza umana lì si deve fermare.
Un pensatore che ha affrontato con realismo questo discorso ha
scritto: «Oltre la morte cè un buio spettrale
e nessuno può guar-
dare in esso. La morte, perciò, continua a essere per
noi il grave
problema della vita». Egli fa anche notare, verissimo,
che dalla nostra
mentalità la morte viene allontanata non perché
in questo
mondo si stia bene, ma perché qui ci sembra di «essere
di casa».
Invece non è così, perché da questa vita
continuamente si parte.
È così normale questa notizia: tutti conosciamo
qualcuno che
due giorni fa, una settimana o un mese fa, cera; gli parlavamo,
lo
salutavamo per telefono, andavamo a trovarlo. Adesso non è
più
qui.
La questione grave, per luomo
che riflette, non è soltanto il
«partire» da questa terra, ma il fatto che qualcosa
che doveva accadere
di definitivo, di bello, non sia accaduto: si muore sempre
prima.
Questa inconcludenza ci pesa sul cuore, ci sforziamo di allontanarla
cercando di vivere le cose di ogni giorno, che sono anche
belle, buone, gradevoli..., eppure non riusciamo a eliminare
completamente
un senso misterioso di disagio.
Questo è il limite della speranza umana. È come
se, nel nostro
cammino, a un certo punto arrivassimo davanti a un alto muro
con una scritta: «Cari mortali, oltre non si va. Se dunque
volete
essere felici, datevi da fare con i beni che avete a disposizione
qui,
perché non ne avrete altri».
È una condizione che
tutti sentiamo e i giovani in modo particolare
e che crea un senso strano della vita e della morte: ci
induce
a non pensarci troppo, anzi a non pensarci affatto. Eppure,
siccome da quaggiù «si parte», ogni tanto
bisogna pensarci. Anche
luomo daffari più coinvolto nei suoi impegni,
nei suoi calcoli e
nei suoi guadagni, quando torna dal funerale di un amico, si
mette
a lavorare un poco meno motivato; dopo un certo tempo, però,
tutto ricomincia come prima.
È necessario che intervenga Gesù, il quale con
molta serenità è
in grado di promettere, come promise ai suoi amici: «Io
sono con
voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
È proprio questo che
volevamo! E non è un mito, non è un sogno
a occhi aperti e nemmeno una proiezione più o meno psico-
logica: questo Gesù è vissuto, è davvero
esistito, e ci regala una
speranza oltre la morte. Che dono singolare e bello per noi che,
invece, dobbiamo negare la realtà della morte per poter
sperare
qualche cosa in questo mondo! Infatti, se facciamo un progetto
qualsiasi professionale, matrimoniale, esistenziale
dobbiamo
escludere lipotesi di questo evento che tronca tutto. Gesù,
al contrario,
lo include, lo assume nel suo progetto, perché Lui, per
realizzare
in pienezza la nostra speranza, ha bisogno di superare
questa vita; «ha bisogno» della morte per poterci
dire: «La vostra
speranza deve andare molto oltre, guardate avanti: leternità
è
vostra. Sappiate sperare al di là di ciò che umanamente
vi impedirebbe
di farlo e vi lascerebbe tristi e confusi di fronte allesistenza
».
Gesù non ha insegnato
né una morale né una dottrina che ci
aiutino soltanto a vivere in questo mondo. Il suo segreto è
che ti
prende per mano, ti porta davanti a quel muro che Lui fa cadere
come fosse di carta, e ti dice: «Non avere paura della
morte, che secondo
te fermerebbe tutto. In realtà non ferma nulla: io sono
vivo
oltre, e ti rivelo che devi rovesciare completamente
la tua visione
della vita, perché dove sono io si vive e basta,
dove sei tu
come ha affermato un filosofo si muore e basta.
Allora la tua
speranza venga con me. Io sono morto e risorto per te, lasciati
accompagnare fin dora, con la tua fede, nel mio Regno:
viviamo
insieme».
Se siete credenti, sentirete
nel cuore la presenza di Dio che già
vi accompagna oltre. Non cè «il buio spettrale»:
cè la luce, cè il
Signore! Se siete credenti, vivete qui e nello stesso tempo là.
Il cristiano
è stato detto appartiene a due mondi, ed
è vero.
Che cosa bella avere con noi Gesù vivo, vero, Dio incarnato
che, dopo la morte, i discepoli hanno potuto vedere risorto,
toccandolo,
mangiando con Lui... Che dono straordinario che questo
Gesù ci dica: «Sono qui con voi oggi, e ci sarò
anche domani, sino
alla fine della vostra vita e dei tempi; e vi accorgerete di
come siete
vivi in me. Gli altri attorno a voi piangeranno la vostra morte,
ma voi sorriderete e li consolerete, vivi come sarete con me».
Questa è la fede cristiana, la semplice fede cristiana,
se crediamo
in un Risorto. Il fatto che Gesù possa «adoperare»
la morte,
che cancella tutte le nostre speranze, per costruire la sua speranza,
per condurci a sperare oltre, è la meraviglia della vita.
Questo è il
Gesù che noi preghiamo tutti i giorni, è con Lui
che parliamo tutti
i giorni, è la sua Parola che ascoltiamo tutti i giorni.
Ecco perché Paolo dice: «...una sola è la
speranza alla quale siete
stati chiamati». Se uno spera così, considerando
tutta la vita da questa
nuova posizione, non vivrà forse in maniera diversa, più
libera,
più buona, più benefica?
Infatti, se uno resta convinto
in questo mondo che «oltre» non
si va, cercherà di vivere alla meglio qui: per poco che
sia intelligente
e intraprendente, aspirerà ad avere ricchezza, potere,
piacere...
E spesso diventerà un cattivo, un prepotente. Ma se speriamo
in Lui, allora è ben diverso: viviamo, ma amiamo, attuiamo
il
Vangelo come hanno fatto i Santi, come siamo chiamati a fare
anche
noi.
LAscensione è
stupenda se la si considera non come una scena
da guardare, ma come un mistero di Cristo che ci avvolge. Pensiamola
così qualche volta, anche al di là del giorno della
celebrazione.
Abituiamoci a cogliere in noi questa dimensione di eternità.
La gente ha paura del «buio spettrale», ma noi siamo
cristiani:
guardiamo oltre, vediamo questo Signore così luminoso,
amico,
che ci viene incontro. La vita è questo inter-agire sempre
con Lui.
Allora saremo animati a molte cose belle, grandi, generose, come
i Santi, che erano fatti della nostra stessa argilla, deboli
come
noi, ma che hanno molto sperato, hanno molto guardato: si sono
ispirati a Gesù vivo e hanno compiuto e continuano a compiere
meraviglie.
Apriamoci a questi orizzonti,
anche perché, se siamo così, e lo
sussurriamo nellorecchio di qualcuno, porteremo consolazione
e
aiuto: abbiamo tutti bisogno di questo Gesù, perché
tutti temiamo
il buio della morte. Dove cè Lui, cè
luce e noi, figli della Luce, lo
dobbiamo dire: questo è evangelizzare.
Vi auguro di essere testimoni di queste splendide verità,
che
non richiedono molte parole ma certi atteggiamenti, un modo di
vivere. Beati voi, se siete capaci di tanto, e dovete credere
di esserlo,
perché questo è un Vangelo annunciato a tutti.
Ci sostenga così questa Luce, ci sostenga Lei, la Madre
assunta
nella gloria, perché siamo più lieti, più
fiduciosi, più forti, e perciò
più buoni.