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Domenica del Tempo di Pasqua: ASCENSIONE - B
* At 1,1-11 - Gesù fu elevato
in alto sotto i loro occhi.
* Dal Salmo 46 - Rit.: Ascende il Signore
tra canti di gioia.
* Ef 4,1-13 - Chiamati allo stato di
uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità
di Cristo.
* Canto al Vangelo - Alleluia, alleluia.
Andate e ammaestrate tutte le nazioni, dice il Signore. Ecco:
io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Alleluia.
* Mc 16,15-20 - Gesù è
assunto in cielo e siede alla destra di Dio.
La festa di Pasqua ci sembra
ormai così lontana... È passato più di un
mese! Invece, se guardiamo le cose dal punto di vista della liturgia
(che è poi il punto di vista della fede), anche in questa
domenica siamo in piena celebrazione della Pasqua. :"ascensione
di Gesù al cielo", infatti, non è un'altra
cosa, un altro fatto, rispetto alla sua risurrezione da morte.
È piuttosto un altro aspetto del medesimo evento.
La "risurrezione" di Gesù non vuol dire che
egli è "tornato a vivere" come prima, ma che
ora vive in modo diverso: non più alla maniera degli uomini
sulla terra, ma alla maniera di Dio stesso (= "in cielo");
non più condizionato da spazio e tempo, ma presente ovunque;
non più visibile coi nostri occhi, ma non per questo meno
vivo e vero. Se celebriamo la festa dell'Ascensione a distanza
di qualche settimana dalla domenica di Pasqua, è perché
anche noi, come gli apostoli, abbiamo bisogno di tempo per renderci
conto un po' per volta di che cosa significhi la risurrezione
di Gesù...
Le preghiere della Messa di oggi sottolineano a più riprese
che l'ascensione di Gesù al cielo non riguarda solo lui.
In lui, infatti, è la nostra umanità che è
stata "innalzata accanto a Dio nella gloria" (cf colletta
e orazione dopo la comunione). Egli "ci ha preceduti nella
dimora eterna", per darci la serena fiducia che dove è
lui, nostro capo e primogenito, un giorno saremo anche noi, suoi
fratelli e "membra del suo corpo" (cf prefazio dell'Ascensione
I e colletta).
La festa dell'Ascensione, più che farci pensare a quel
giorno passato e ormai lontano in cui gli apostoli videro per
l'ultima volta Gesù sulla terra, orienta il nostro sguardo
e il nostro pensiero verso il futuro. Il nostro futuro. Quello
ultimo e definitivo, al di là di tutti i progetti terreni.
Quello a cui pensiamo così poco, perché così
poca è la nostra fede da farci vivere come se ogni nostra
speranza dovesse esaurirsi nei limiti della vita eterna. Chiamiamolo
"paradiso" o con quale altro nome vogliamo: la nostra
speranza è quella di raggiungere Cristo risorto nella
vita e nella gioia infinita di Dio.
Ma l'aspetto che ritorna con più insistenza nelle letture
della Messa di oggi è la missione che Gesù affida
ai suoi discepoli: "Sarete miei testimoni... fino agli estremi
confini della terra" (cf 1ª lettura); "Andate
in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura"
(cf Vangelo). Può sembrare paradossale, ma celebrare con
fede l'ascensione di Cristo al cielo significa prendere coscienza
del nostro compito di credenti in terra. Ascensione vuol dire
"passaggio delle consegne" da Gesù alla sua
Chiesa nel compito storico di annunciare agli uomini l'amore
di Dio e di essere nel mondo segno e strumento della sua grazia
e della venuta del suo regno.
Una missione che, per un verso, non possiamo compiere da soli:
occorre la "forza" che viene dallo Spirito Santo (cf
1ª lettura). Un compito a cui, per altro verso, nessun cristiano
si può sottrarre, poiché a ogni battezzato-cresimato
viene "data la grazia secondo la misura del dono di Cristo...
al fine di edificare il corpo di Cristo" con il contributo
diversificato ma concorde di tutti (cf 2ª lettura).
Salendo al cielo Cristo affida alla sua Chiesa - cioè
a tutti coloro che si professano cristiani - la responsabilità
del suo Vangelo nel mondo. E questa responsabilità comporta
in primo piano l'impegno a "conservare l'unità dello
Spirito" (cf 2ª lettura: "Un solo Signore, una
sola fede, un solo battesimo" ...) per rendere credibile
la nostra testimonianza e la nostra parola...