2a Domenica del Tempo di Pasqua - B
* At 4,32-35 - Un cuore solo e un'anima
sola.
* Dal Salmo 117 - Rit.: Abbiamo contemplato,
o Dio, le meraviglie del tuo amore.
* 1 Gv 5,1-6 - Tutto ciò che
è nato da Dio vince il mondo.
* Canto al Vangelo - Alleluia, alleluia.
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto: beati quelli
che pur non avendo visto, crederanno. Alleluia.
* Gv 20,19-31 - Otto giorni dopo, venne
Gesù.
"Se non vedo, non credo".
Come dire: non sono disposto a credere in niente al di là
di ciò che posso vedere con i miei occhi, toccare con
le mie mani, capire con la mia testa... A prima vista si direbbe
un atteggiamento ragionevole. E lo è, fino a un certo
punto: se abbiamo una testa sul collo, è fatta apposta
per usarla. Possiamo anche apprezzare la fantasia di chi sa inventare
favole; ma nelle cose serie della vita non si può credere
a qualunque cosa. Già. Il fatto è che, in un modo
o nell'altro, senza pensarci - e forse anche senza accorgercene
- nella vita tutti finiamo col "credere" in qualcosa
o in qualcuno al di là di ciò che possiamo verificare
di persona... In molte cose ci accontentiamo semplicemente di
pensare, parlare e agire "come fanno tutti". Anche
questo in realtà è un atto di fede; e non sempre
dei più ragionevoli.
Tutti crediamo in qualcosa,
anche senza farlo apposta; semplicemente, non tutti crediamo
le stesse cose. Per esempio: c'è chi crede che l'uomo,
al di là della soglia della morte, incontri il mistero
di Dio; e c'è chi invece crede che Dio non ci sia... Salvo
poi a non essere mai troppo sicuri (e soprattutto mai troppo
coerenti), né gli uni né gli altri... Si direbbe
che ognuno decide da sé in che cosa si può o non
si può, in che cosa val la pena o non val la pena di credere;
da sé o seguendo altri.
Si può credere che Gesù
Cristo è davvero risuscitato da morte? Certo che Tommaso
non aveva tutti i torti nella sua diffidenza in proposito...
La cosa è troppo grossa e troppo importante per dire subito
a cuor leggero: "Ma sì, ci credo"; sottinteso:
tanto fa lo stesso, non cambia nulla...
È proprio questo il
punto: se è vero, e se è vero che ci credi, non
è vero che "fa lo stesso" e che "non cambia
nulla": cambia tutto! Credere davvero che Gesù è
risuscitato da morte, cambia tutta la prospettiva sul modo di
vedere il senso della vita e della morte: bisogna pensarci un
momento, prima di dire "credo" o "non credo".
La diffidenza di Tommaso -
superata dall'"evidenza" del suo incontro con il Signore
- è una provvidenziale garanzia per noi, che siamo nel
numero di "quelli che non hanno visto". Possiamo credere
nella verità della risurrezione. La testimonianza degli
apostoli (cf 1ª lettura) è una cosa seria. Non è
la parola delirante di visionari più o meno squilibrati;
è la parola di uomini coi piedi per terra e la testa sul
collo, che non erano affatto portati a inventare favole di questo
genere.
E val la pena di credere in
Cristo risorto - vincendo la naturale diffidenza che ci lega
alla presunta "sicurezza" di ciò che possiamo
vedere con i nostri occhi e toccare con le nostre mani - perché
il coraggio della fede dà a sua volta il coraggio della
pace: quella "pace" che è il saluto-dono di
Gesù risorto, superamento di ogni paura di fronte alla
vita come di fronte alla morte, perché ormai sappiamo
- sull'esperienza di Gesù stesso crocifisso e risorto
- che "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio"
(Rm 8,28).
In questo senso possiamo capire
quella parola - a prima vista così "esagerata"
- della 2ª lettura: "Questa è la vittoria che
ha sconfitto il mondo: la nostra fede"... Quella fede che,
riconoscendo in Cristo l'unico "bene" da non perdere,
conduce spontaneamente a scoprire la solidarietà concreta,
la condivisione e la fraternità come valori più
importanti della proprietà, del possesso e del benessere
personale.
Non diciamo dunque che "anche
Pasqua è già passata". Pasqua non "passa"
mai per chi crede che "Gesù è il Cristo, il
Figlio di Dio" (cf Vangelo) e per coloro che, in base a
questa fede, diventano capaci di vivere con "un cuore solo
e un'anima sola" (cf 1ª lettura).