"LA
PACE SIA CON VOI!"
Vangelo: "Otto giorni dopo, venne Gesù"
In base al
Vangelo d'oggi non si può affermare che gli Apostoli brillino
di coraggio: rinchiusi nel Cenacolo, sia pure in raccoglimento,
mettono in risalto l'umanità debole e timorosa di cui
erano ancora rivestiti. E' a questo piccolo manipolo che Gesù
appare, augurando la sua Pace.
La potenza del Risorto si riversa su di loro; essi vengono "inviati"
al mondo, forti della testimonianza dello Spirito, che è
trasferito da Gesù in loro: ed essi ricevono il potere
di sciogliere e di legare, in nome della fede nel Risorto.
"I
discepoli gioirono a vedere il Signore. Gesù disse loro
:
pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così io mando
voi".
Non c'è
risurrezione senza gioia. Ma la vera gioia è aperta agli
altri. Per questo l'evangelista nel brano unisce la gioia degli
Apostoli e la missione da parte del Risorto. Chi ha trovato Gesù
chi "ha visto il Signore", non può fare a meno
d'essere missionario.
La Chiesa "vede" sempre il Signore, con gli occhi dello
Spirito di Verità; per questo è stata sempre e
non può non essere missionaria.
Ecco un criterio anche per noi per costatare se abbiamo già
"visto" il Signore, se ci siamo già incontrati
personalmente con Lui: abbiamo un cuore missionario, che vibra
dal desiderio di far conoscere Gesù? Di farLo amare da
tutti? A scanso d'imbarazzo, la nostra risposta conviene che
sia silenziosa
"La
pace sia con voi!".
(Nella leggendaria
gara che si svolse a Calcide d'Eubea tra Omero - autore dell'Iliade
- ed Esiodo (autore delle Opere e i Giorni), ad ogni esametro
pronunciato da Esiodo, Omero rispondeva subito con un verso che
ne completava il senso e lo abbelliva splendidamente.
Ma al momento di assegnare la vittoria, il Re Panede volle sentire,
da entrambi i poeti, il brano più bello dei loro scritti.
Poi incoronò Esiodo. Gli domandarono il perché.
Ed egli rispose: "Perché Esiodo ha sempre cantato
le opere della pace".
E infatti quest'antico poeta con i suoi versi voleva indurre
il fratello Perse e tutta la gente d'Ascra, rude e litigiosa,
a deporre gli odi, ad uscire dai tribunali ed a coltivare la
terra tranquillamente.
Diceva agli uomini in lotta: "Pace! è la pace che
alleva i bimbi! Sono i pesci dell'acqua, sono le fiere dei boschi
e sono gli avvoltoi dell'aria che hanno per legge di mangiarsi
l'un l'altro. Gli uomini no; la loro legge è il Bene"
(Cfr. ROMAGNOLI, Esiodo, Bologna 1929, p. 145).
Dopo tanti
secoli, ancora oggi tutti aspirano alla pace, si dànno
premi per la pace, si discute per la pace; eppure continuano
gli odi e le vendette, trionfano le violenze; Caino continua
ad immolare Abele e il sangue scorre ancora sulla terra.
Gesù risorto invoca la pace sugli Apostoli nel cenacolo
chiuso, ripete il suo augurio di pace e c'invita a realizzarla
con tutto il nostro cuore. Ma la pace vera e universale si avrà
solo se raggiungeremo la concordia, l'amicizia, la carità,
prima nelle nostre anime, poi nelle comunità e infine
tra i popoli
PACE CON
DIO
Gesù ha detto: "Vi do la mia pace, non come ve la
dà il mondo" (Gv. 14,27).
Siamo infatti
in un campo strettamente spirituale e la pace dell'anima va conquistata
non con mezzi naturali e umani, ma con gli aiuti divini e una
tattica soprannaturale.
(I nostri progenitori perdettero la pace con la prima disobbedienza,
con la prima ribellione. Con la colpa si ebbe la separazione,
l'allontanamento dal Padre; si scavò un abisso, che solo
un'adeguata, amorosa, e perfetta riparazione poteva colmare.
Ora Gesù risorto ha colmato l'abisso, ha riunito la terra
al cielo. Attraverso il Sangue di Gesù ridiventiamo figli
del Padre e fratelli tra noi).
"Ipse
est pax nostra: Gesù è nostra pace".
Ugo Benson,
parlando di un amico, fingendo di tradurre da un vecchio manoscritto,
racconta: "Lasciate che vi dica come l'ho conosciuto. Mi
avevano parlato molto di lui, ma io non ci avevo badato. Mi mandava
i suoi doni ogni giorno, ma io non lo ringraziavo. Spesso pareva
che cercasse la mia amicizia, ma io rimanevo freddo.
Ero senza casa, miserabile, affamato e in pericolo a tutte le
ore. Egli mi offrì rifugio, conforto, cibo e salvezza.
Ma io ero sempre ingrato. Finalmente mi attraversò la
strada e, con le lacrime agli occhi, mi supplicò dicendo:
"Vieni, resta con me!".
Lasciate che
vi dica come mi tratta ora. Soddisfa ogni mia necessità,
mi dà più di quello che osavo chiedere: previene
ogni mio desiderio e mi prega di chiedere di più. Non
rammenta mai la mia passata ingratitudine. Non mi rinfaccia le
follie d'un tempo
Gli sono debitore di tutto, ma Egli comanda
di chiamarlo amico. Sapete chi è? E' Gesù".
Se la vera
pace dell'anima è realizzabile nell'amore, il mantenerla
sempre, dipende dall'amore che noi porteremo ai nostri fratelli.
Perdonare, ricambiare ovunque in bene, dare generosamente fino
al sacrificio, questo è il metodo per stare in pace.
Se vediamo
Gesù nel prossimo, ci sarà facile tollerare, pazientare,
sopportare qualsiasi cosa senza turbarci mai e senza desiderare
rivalse e senza lamentarci d'incomprensioni. Soprattutto custodiremo
la pace dell'anima, quando eviteremo di giudicare i nostri fratelli.
Dio, che pure vede tutto e sa tutto, non giudica nessuno prima
che sia morto: vorremo forse noi con le nostre misere capacità
metterci al suo posto, perdendo, con l'orgolgio, la serenità
e la tranquillità spirituale, giudicando le sorelle?
PACE IN
CASA
"Pax huic domui: pace a questa casa". E' il saluto
che il sacerdote rivolge, quando porta la Comunione agli ammalati.
E Gesù stesso ce l'ha posto sulle labbra: "Entrando
in una casa dite: "Pace a questa casa: e se la casa ne è
degna, scenda la vostra pace sopra di essa; ma se non è
degna, ritorni a voi la vostra pace" (Gv. 10,13).
Gli psicologi
suggeriscono vari accorgimenti per mantenere la pace familiare.
Alcuni raccomandano di non sbattere le porte, altri consigliano
di evitare gli avverbi "mai" e "sempre" in
ogni discorso; altri ancora suggeriscono di "rilassarci"
alquanto prima d'ogni discussione. Certamente saranno metodi
utili.
Tuttavia per
conto nostro non possiamo fare a meno di ripetere che la preghiera
in comune è quella che salva la tranquillità e
la gioia di tutte le comunità cristiane e religiose.
Come si può bisticciare, dopo che si è congiunta
la voce e il cuore per domandare a Dio le stesse cose e per ringraziarlo
degli stessi favori?
In America lo slogan della "Crociata del Rosario" dice:
"La famiglia che prega unita, rimane unita". Ce l'ha
detto Gesù stesso: "Dove ci sono due otre uniti in preghiera,
io sono in mezzo a loro".
Perciò quanta saggezza in quell'Ave Maria che Don Bosco
faceva dire ai suoi giovani "per la pace in casa!".
Paul Hallister
raccontò che, sorvolando il Gran Canyon, l'aereo su cui
volava ebbe delle difficoltà e la punta dell'ala oscillava
di almeno un metro. Giunto a destinazione, egli domandò
spiegazione di quel pericoloso oscillare. Il pilota gli rispose:
"L'ala deve avere elasticità per appoggiarsi o no
sull'aria, o sui vuoti d'aria".
"In altre
parole, deve poter allentarsi un po'?".
"Precisamente, deve allentarsi, ma anche tenere duro. I
tecnici chiamano "tolleranza" questa caratteristica:
è la misura in cui si può allentare o tenere duro
sotto lo sforzo, prima di andare a pezzi. Se si è rigidi
e qualcosa ci colpisce duramente, ci spezziamo
e questo
sarebbe la fine!".
Hallister capì allora che quella "tolleranza"
non è altro se non l'alternativa tra il cedere e l'irrigidirsi.
Nella fredda punta di un'ala d'alluminio d'aereo, come nel cuore
dell'uomo, avviene la stessa cosa: occorre "tolleranza"
(Cfr. This Week Magazine, sett. 1959).
Quindi per
la pace nelle nostre comunità non dimentichiamo mai il
grande principio della "tolleranza".
Care Fratelli e Sorelle, ci aiuti la Madonna ad esercitare veramente
bene il grande principio della "tolleranza" vivremo
sempre in pace con tutti.
D. Severino GALLO
sdb (+)