Il Signore
rimane fedele per sempre
La scena evangelica si apre
con una singolare notazione: "La grande folla lo ascoltava
volentieri". Perché? Gesù toccava il cuore
della gente, perché l'amava a tal punto da dare la sua
stessa vita per loro.
Ascoltare il Vangelo, e ascoltarlo
volentieri, era decisivo per la salvezza, ieri come oggi.
Siamo al termine del viaggio di Gesù verso Gerusalemme
e il contrasto con gli scribi e i farisei ha raggiunto il suo
culmine.
L'evangelista Marco sottolinea
la diversità tra l'atteggiamento della folla e quello
della gerarchia religiosa. Tuttavia non si tratta di una differenza
riguardante l'appartenenza o meno ad una determinata categoria.
Sbaglieremmo se pensassimo
che le sferzanti denunce che si leggono nel nostro passo riguardassero
tutti e soltanto gli scribi del tempo di Gesù. In realtà
la descrizione dello scriba fatta dall'evangelista è una
sorta di cliché, uno stampo, il cui scopo è di
denunciare alcune strutture che possono colpire qualsiasi uomo
religioso, in ogni epoca.
Ogni tempo ha i suoi "scribi"
che si aggirano con lunghe vesti, che ocupano i primi seggi nelle
assemblee, negli spazi della politica e della cultura, che ricevono
i saluti e l'ossequio della maggioranza. Scribi e farisei sono
coloro che dettano cosa sia la felicità o l'infelicità;
sono coloro che governano le coscienze e i gusti, che ci indirizzano
con un'autorità che spesso non cogliamo, ma alla quale
soggiaciamo.
Hanno a disposizione potenti
mezzi, come potenti e forti erano gli scribi al tempo di Gesù.
Egli, allora come oggi, con la povertà della predicazione
evangelica, vuole scalzarli dal loro ruolo perché non
impongano più pesi gravi e inutili sulle spalle della
gente disperata. Gesù, solo lui, è il vero buon
pastore
Le case delle vedove sono quelle
di chi non ha nessuno che li difenda. Ancora oggi sono molte
le case di vedove e di orfani non difesi, a volte si tratta di
paesi interi. Ci sono, ancora oggi, tante vedove come quella
di Zarepta, di cui abbiamo ascoltato nella prima lettura odierna.
In tante case e in tante terre non c'è da mangiare per
il domani. Non c'è futuro.
Chi guarderà queste
vedove?
Chi si prenderà cura di loro?
Chi volgerà loro almeno uno sguardo?
Gesù le guarda. Le guarda come oggi ha guardato
la vedova che gettava la sua offerta nel tempio. Gesù
la vede mentre si avvicina e pone nelle mani del sacerdote due
soli spiccioli. Nessuno, ovviamente, vi fa caso. Non è
di famiglia nobile o di casa reale per attirare l'attenzione,
non appartiene al mondo delle persone ricche o famose per essere
notata.
Non è nessuno. Cosa
ha dato? Solo due spiccioli. Nulla, rispetto alle sostanziose
offerte che i ricchi offrivano. Ma quella donna, insignificante
agli occhi dei più e magari anche disprezzata, è
guardata con affetto e ammirazione da Gesù.
Gesù ha finalmente trovato
ciò che cercava: un gesto autentico. Un'autenticità
garantita da tre qualità: la totalità, la fede
e l'assenza di ogni ostentazione.
Quella povera vedova non ha
dato qualcosa del suo superfluo, ma tutto ciò che aveva.
Donare del proprio superfluo non è ancora amare. E neppure
fede. Donare, invece, fino al punto da mettere allo sbaraglio
la propria vita, questa è fede. E infine l'ssenza di ogni
ostentazione: quella donna non ha dato molto, ha dato tutto,
ma il tutto si riduceva a poche monete. Convinta di questo compie
il suo gesto in tutta umiltà.
Non è un caso che un
episodio così insignificante e, comunque, così
poco appariscente, sia posto dall'evangelista a conclusione della
vita pubblica di Gesù e del suo insegnamento nel tempio
di Gerusalemme. Al contrario del giovane ricco che "se ne
andò triste" perché aveva molti beni e volle
conservarli per sé, questa povera vedova, donando tutto,
ci insegna come amare Dio e il Vangelo. Ella si allontanò
felice.
Non era in verità vedova,
certo, agli occhi degli uomini appariva tale, ma su di lei si
erano posati gli occhi d'amore di Gesù. La stessa felicità
gusteremo noi se, come lei, sapremo dare il nostro povero cuore
interamente al Signore.