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 Anno Liturgico  B - 2009  

      TEMPO ORDINARIO - ANNO LITURGICO B     |  32a DOMENICA - 8 nov. 2009
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA      
|   Omelia di approfondimento


Il Signore rimane fedele per sempre

La scena evangelica si apre con una singolare notazione: "La grande folla lo ascoltava volentieri". Perché? Gesù toccava il cuore della gente, perché l'amava a tal punto da dare la sua stessa vita per loro.

Ascoltare il Vangelo, e ascoltarlo volentieri, era decisivo per la salvezza, ieri come oggi.
Siamo al termine del viaggio di Gesù verso Gerusalemme e il contrasto con gli scribi e i farisei ha raggiunto il suo culmine.

L'evangelista Marco sottolinea la diversità tra l'atteggiamento della folla e quello della gerarchia religiosa. Tuttavia non si tratta di una differenza riguardante l'appartenenza o meno ad una determinata categoria.

Sbaglieremmo se pensassimo che le sferzanti denunce che si leggono nel nostro passo riguardassero tutti e soltanto gli scribi del tempo di Gesù. In realtà la descrizione dello scriba fatta dall'evangelista è una sorta di cliché, uno stampo, il cui scopo è di denunciare alcune strutture che possono colpire qualsiasi uomo religioso, in ogni epoca.

Ogni tempo ha i suoi "scribi" che si aggirano con lunghe vesti, che ocupano i primi seggi nelle assemblee, negli spazi della politica e della cultura, che ricevono i saluti e l'ossequio della maggioranza. Scribi e farisei sono coloro che dettano cosa sia la felicità o l'infelicità; sono coloro che governano le coscienze e i gusti, che ci indirizzano con un'autorità che spesso non cogliamo, ma alla quale soggiaciamo.

Hanno a disposizione potenti mezzi, come potenti e forti erano gli scribi al tempo di Gesù. Egli, allora come oggi, con la povertà della predicazione evangelica, vuole scalzarli dal loro ruolo perché non impongano più pesi gravi e inutili sulle spalle della gente disperata. Gesù, solo lui, è il vero buon pastore

Le case delle vedove sono quelle di chi non ha nessuno che li difenda. Ancora oggi sono molte le case di vedove e di orfani non difesi, a volte si tratta di paesi interi. Ci sono, ancora oggi, tante vedove come quella di Zarepta, di cui abbiamo ascoltato nella prima lettura odierna. In tante case e in tante terre non c'è da mangiare per il domani. Non c'è futuro.

Chi guarderà queste vedove?
Chi si prenderà cura di loro?
Chi volgerà loro almeno uno sguardo?
Gesù le guarda. Le guarda come oggi ha guardato la vedova che gettava la sua offerta nel tempio. Gesù la vede mentre si avvicina e pone nelle mani del sacerdote due soli spiccioli. Nessuno, ovviamente, vi fa caso. Non è di famiglia nobile o di casa reale per attirare l'attenzione, non appartiene al mondo delle persone ricche o famose per essere notata.

Non è nessuno. Cosa ha dato? Solo due spiccioli. Nulla, rispetto alle sostanziose offerte che i ricchi offrivano. Ma quella donna, insignificante agli occhi dei più e magari anche disprezzata, è guardata con affetto e ammirazione da Gesù.

Gesù ha finalmente trovato ciò che cercava: un gesto autentico. Un'autenticità garantita da tre qualità: la totalità, la fede e l'assenza di ogni ostentazione.

Quella povera vedova non ha dato qualcosa del suo superfluo, ma tutto ciò che aveva. Donare del proprio superfluo non è ancora amare. E neppure fede. Donare, invece, fino al punto da mettere allo sbaraglio la propria vita, questa è fede. E infine l'ssenza di ogni ostentazione: quella donna non ha dato molto, ha dato tutto, ma il tutto si riduceva a poche monete. Convinta di questo compie il suo gesto in tutta umiltà.

Non è un caso che un episodio così insignificante e, comunque, così poco appariscente, sia posto dall'evangelista a conclusione della vita pubblica di Gesù e del suo insegnamento nel tempio di Gerusalemme. Al contrario del giovane ricco che "se ne andò triste" perché aveva molti beni e volle conservarli per sé, questa povera vedova, donando tutto, ci insegna come amare Dio e il Vangelo. Ella si allontanò felice.

Non era in verità vedova, certo, agli occhi degli uomini appariva tale, ma su di lei si erano posati gli occhi d'amore di Gesù. La stessa felicità gusteremo noi se, come lei, sapremo dare il nostro povero cuore interamente al Signore.

                                                             LUCA DESSERAFINO sdbE-Mail:  luca.desserafino@salesianipiemonte.it 

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