DUE DONNE
POVERE
PROTAGONISTE ASSOLUTE... DAVANTI A DIO
La maledizione dei poveri è
quella di passare inosservati sul grande palcoscenico della storia
umana.
Essi, pur costituendo la stragrande
maggioranza dell'umanità,
non hanno visibilità:
la loro voce non è ascoltata;
i
loro diritti non vengono rispettati;
la loro
esistenza è sovente segnata dalla fatica, dalla sofferenza
e dalla precarietà.
In questo contesto sorprende
che due povere donne siano le principali protagoniste della liturgia
della Parola di questa domenica.
La prima è una inerme
creatura di Sarepta. Non solo è povera, ma anche vedova.
Questo la condanna ad una esistenza disperata che spesso termina
con la terribile esperienza della morte per fame. Lei ne è
perfettamente cosciente.
Ma non assume atteggiamenti
dettati dalla disperazione. Rassegnata alla sua terribile sorte
si accinge a consumare l'ultima focaccia e poi morire.
La fame le ha tolto la possibilità
di vivere, ma non ha inaridito il suo cuore. Alla richiesta di
aiuto da parte del profeta Elia, con molto pudore, gli espone
la sua drammatica realtà ma non si sottrae alla solidarietà.
Viene abbondantemente ricompensata in termini di farina ed olio.
La seconda protagonista è
una vedova gerosolimitana assidua frequentatrice del Tempio.
Il luogo principe del culto ebraico è una costruzione
mastodontica che richiede grandi somme di denaro per la manutenzione
degli edifici e per comperare gli animali per i sacrifici a Jahweh.
Per questo all'entrata c'è
un grande bacile per raccogliere le offerte. Anche qui non c'è
eguaglianza fra poveri e ricchi. Questi ultimi, infatti, possono
sfoggiare la loro ricchezza con l'abbondanza delle offerte.
Ai poveri rimane la vergogna
provata al tintinnare delle monetina della loro miseria, Il guaio
è che il rimbombo metallico di una monetina senza valore
provoca nel cuore di Dio una risonanza maggiore del sommesso
frusciare delle banconote frutto del superfluo.
La prima offerta simboleggia
il tutto dell'avere della vedova, è un pezzo di vita,
è un rinunciare a qualcosa di essenziale. I molti denari
sono esclusivamente una cosa di portafoglio che non richiede
nessun coinvolgimento esistenziale. E qui scatta l'ira e la denuncia
di Gesù.
Egli è cosciente che
venendo a Gerusalemme si è buttato tra le braccia di coloro
che lo odiano a motivo della sua testimonianza e della sua predicazione.
Vale la pena liberarsi degli
indugi e scrollarsi di dosso ogni paura e parlare chiaro con
la stessa veemenza verbale tipica dei veri profeti: "Guardatevi
dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere
saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i
primi posti nei banchetti.
Divorano le case delle vedove
e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna
più grave".
Queste pesanti parole di Gesù
suonano ad invito ad interrogarci se, per caso, gli scribi siano
riusciti a sfuggire all'usura del tempo e a giungere fino a noi
saldamente seduti in sella al potere religioso.
Forse lunghe vesti, salamelecchi
ossequiosi e servili, corse mozzafiato ad occupare i primi posti,
mangiate pantagrueliche che suggellano pensose ed accanite difese
del digiuno, alberghi di lusso che accolgono fratoni infervorati
dalla povertà non sono del tutto sconosciuti nel nostro
mondo cattolico di oggi.
Forse la fede nella Provvidenza,
dimostrata nella concretezza dell'agire dalle due vedove, è
stata soppiantata dalla certezza dell'otto per mille.
Forse anche oggi le regole
ferree del semplice apparire hanno finito per silenziare la forza
profetica del coerente testimoniare.
Ognuno di noi cerchi di gettare
un'occhiata nel bacile della propria coscienza. Forse che le
dure parole rivolte da Gesù nei confronti degli scribi
suoi contemporanei non si addicono benissimo anche al nostro
modo di vivere la fede e di celebrare il culto?