AMORE
MATRIMONIALE
E AMORE CONSACRATO (per religiose)
Si può affermare che
le letture odierne offrono una "celebrazione della parola"
sul Sacramento del Matrimonio.
I Lettura:
"Non
è bene che l'uomo sia solo" (Gn 2,18-24)
NB/ Secondo il solito, quanto è
racchiuso tra parentesi si può tralasciare secondo l'uditorio e anche per non prolungare troppo
l'Omelia.
Il racconto jahvista delle
origini dell'umanità contenuto nella prima Lettura non
si limita a presentare una creazione scheletrica, ma cerca di
individuare i temi profondi della storia e dell'uomo, del bene
e del male.
E' così che nel suo tipico moto ascensionale arriva alla
creazione della donna, che, presentata all'uomo, desta stupore
e ammirazione per la sua bellezza.
Siamo di fronte ad una grande e mirabile realtà della
creazione, che termina nella costituzione della coppia, dalla
cui fusione scaturisce il miracolo della conservazione della
specie umana)
"Non
è bene che l'uomo sia solo",
dice la prima Lettura. Non
è bene: è contro la natura dell'uomo. Tra gli animali,
l'uomo è l'unico capace di sentire e soffrire la solitudine.
Il branco non gli basta, perché la solitudine non è
un fatto fisico.
L'uomo ha bisogno del dialogo, ha bisogno di comunicare. Intendiamoci:
non si tratta di comunicazione, si tratta di comunicabilità,
cioè di possibilità di comunicare; di qui il dramma
dell'incomunicabilità. Questo è il vero dramma
dell'uomo socievole.
"Gli
voglio fare un aiuto che gli sia simile".
La compagnia di tutte le altre
creature, fallisce nel tentativo di togliere l'uomo dalla sua
solitudine.
La creazione e la scoperta della Donna risolvono il problema
di Adamo. La differenza dei sessi, che non è un semplice
fatto fisico, dà all'uomo la possibilità di un
dialogo creativo.
Un rapporto che non sia dialogo di persone non solo non libera
l'uomo dalla solitudine, ma lo porta alla morte. E' quello che
non vogliono capire gli odierni adoratori del sesso.
"Non è bene che l'uomo sia solo".
Ciò
vale anche anche per le Religiose.
Certa solitudine, certo deserto
di amore, in qualche comunità, rappresenta la peggiore
minaccia per la castità di tutti.
I rapporti tra una Religiosa e la sua Superiora, tra lei e le
Consorelle, devono essere rapporti di amore. L'amore è
l'ossigeno della vita di comunità, che permette il "respiro"
della persona e la vita di tutte le altre virtù.
Ma se in una comunità
non si trova tale ossigeno, se si tratta semplicemente di rapporti
di convenienza, di opportunità, di diplomazia, di finzione;
se il cuore deve comprimersi perché i polmoni respirano
aria di indifferenza, sottile malizia, chi può valutare
le conseguenze di un simile ambiente che uccide lo slancio, spegne
l'entusiasmo e soffoca la spontaneità di cui ognuno ha
bisogno?
Ciascuno di noi provi a dare la risposta a tali domande
piuttosto inquietanti.
Tutti devono
rendersi conto che una comunità priva di serenità,
di amore e di fraternità
può creare in qualcuno un senso di smarrimento, una solitudine,
un "vuoto" pronto ad essere riempito dai più
pericolosi surrogati.
Tutti devono rendersi conto che una parola dura, un gesto aspro,
un comportamento sgarbato e un atteggiamento di freddezza possono
mettere in pericolo la castità di una Consorella.
Un clima di grigiore, d'indifferenza
e di freddo ossequio alle Regole può appesantire il passo
e portare la desolazione nel cuore di qualche sorella.
Invece con il nostro cuore traboccante di Gesù, riempiamo
il cuore delle sorelle che fossero attanagliate dalla tentazione
di solitudine.
La prima Lettura
e il Vangelo di oggi sono dedicati al Matrimonio, visto nell'unità
originaria della coppia umana e portato da Gesù alla dignità
di Sacramento dell'amore di Cristo per la sua Chiesa.
Quali motivi di meditazione personale po' ricavare da questo
tema la Religiosa, che con volontà consapevole ha rinunciato
alla vita matrimoniale?
Prima di tutto deve chiarire
meglio a se stessa i motivi della propria vocazione consacrata,
che deve diventare incentivo e non ostacolo al suo pieno sviluppo
di donna; poi deve realizzare la propria vocazione come fedeltà
all'amore di Dio. E infine deve porsi in atteggiamento di profonda
comprensione nell'aiutare le famiglie che avvicina nel suo apostolato.
1. L'amore reciproco dell'uomo e della donna è la forma in cui meglio si
realizza lo sviluppo di una personalità sul piano umano,
perché in esso la creatura si apre all'altro, supera il
cerchio chiuso del proprio egoismo, "trova un aiuto a sé
corrispondente" (prima Lettura), spezza i limiti tragici
della solitudine, dell'incomunicabilità, diventa feconda,
insomma comprende che vivere è convivere, è donarsi
agli altri.
Chi si consacra
alla vita religiosa
deve assolutamente trovare
in essa il mezzo per realizzare, su un piano diverso ma analogo,
la stessa pienezza e la stessa apertura. Perciò meditare
sulla vera realtà dell'amore umano è indispensabile
alle Religiose.
Anche nella Bibbia l'immagine per eccellenza dell'amore di Dio
per il suo popolo, di Gesù per la chiesa, e quindi di
Dio per ogni anima è quella dell'unione matrimoniale,
come leggiamo in Osea, in Isaia, nel Cantico dei Cantici e in
San Paolo.
L'amore
sponsale della Religiosa per Gesù
deve imparare dal vero amore
umano le caratteristiche della sua donazione, appunto perché
ognuno di noi non può darsi a Dio che in maniera umana,
con le modalità del suo temperamento, della sua personalità,
del suo ambiente.
Le varie
sfumature positive dell'amore matrimoniale
- dedizione, spirito di sacrificio,
pazienza, fedeltà, delicatezza - devono essere le sfumature
dell'amore per Dio e devono condurre allo stesso sentimento di
gioia che dà una amore umano pienamente vissuto.
Se invece
la consacrazione religiosa
produce tristezza abituale,
ripiegamento sterile, impoverimento umano, è il caso di
fermarsi a riflettere se è stata vera vocazione e se lo
è, vedere se c'è stato un rifiuto all'amore, un
tradimento alla propria vocazione.
2. Tra le virtù
dell'amore matrimoniale troviamo la fedeltà.
E' la virtù basilare
sia nell'amore matrimoniale che nella vita consacrata, perché
è quella che nella pazienza perseverante, talora dolorosa,
fa dell'uomo e della donna "una sola carne" e dell'anima
consacrata e di Gesù fa "una sola cosa". - "Non
sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me".
La nostra fedeltà è ancorata sulla fedeltà
di Dio, la roccia che non viene mai meno. Tutto l'Antico Testamento
ci presenta la fedeltà di Dio e l'infedeltà dell'uomo
nella solita metafora o immagine matrimoniale.
NB/ Si può
terminare con questa Conclusione:
1. Conclusione:
La nostra accettazione della
castità deve essere gioiosa, piena di entusiasmo. Perché
l'accettazione rassegnata della castità può essere
meritoria, sì, ma non è la scelta libera e positiva
della verginità per amore di Gesù, non è
un votarsi pienamente a Gesù scelto come l'unico amore
della nostra vita.
Non è un matrimonio d'amore, ma di convenienza o di necessità.
Non è uno sposarsi da innamorati.
La vergine rassegnata, anche se poi sarà sempre fedele
ai suoi impegni, non incarna in sé l'ideale della vergine
consacrata, che è invece una sposa amante e appassionata
della Persona che ha scelto tra mille, come l'unica che faceva
per lei.
E allora per mantenerci appassionati
del nostro celeste Sposo, meditiamo sulle magnifiche parole pronunciate
da quella felicissima sposa di Gesù che fu Santa Agnese, quando vollero sedurla e trascinarla
all'infedeltà. Disse:
"Già
un Altro Amante mi ha in suo possesso. Io sono fidanzata a Colui,
al Quale gli Angeli servono, la cui bellezza fa stupire il sole
e la luna; la cui Madre è Vergine, il cui Padre non conobbe
mai donna.
Egli ha cinto la mia destra e il mio collo di pietre preziose,
ha ornato le mie orecchie con perle inestimabili.
Egli mi ha unito a Sé con l'anello della sua fede e mi
ha adornata di anelli senza fine. (
)
AmandoLo sono casta, toccandoLo sono pura, ricevendoLo sono vergine.
A Lui solo conservo fede, a Lui mi abbandono con tutto lo slancio
del mio cuore".
Questi sono i sentimenti che
dovrebbero vibrare costantemente nel nostro cuore, se vogliamo
essere totalmente di Gesù.
La Madonna, Vergine amorosa e fedele, c'insegni Lei a innamorarci
di Gesù, perché vogliamo come Lei "scoppiare
di gioia" in ogni istante della nostra vita.
D. SEVERINO GALLO sdb
( + 2007 )