L'uomo
non divida quello che Dio ha congiunto
Il racconto del libro della
Genesi (1a lettura) ci presenta Dio che si prende cura dell'uomo
e della sua profonda solitudine. Non basta che l'uomo sia stato
costituito signore del creato (per Adamo imporre il nome a tutti
gli animali significa prenderne possesso), egli avverte l'esigenza
profonda di realizzarsi nel dialogo con uno che sia simile a
lui.
In questa solitudine di Adamo,
in questa sofferenza del primo uomo scopriamo non un'esigenza
di avere, ma una sete di essere: il suo essere è incompleto.
Per questo Dio crea la donna.
Dalla descrizione immaginifica della Bibbia, ci vengono trasmesse
verità fondamentali: prima di tutto che la donna è
della stessa natura dell'uomo, non inferiore a lui nella sua
dignità, nei suoi diritti e doveri.; quindi che la donna
è il completamento dell'uomo e viceversa.
Significativa è l'espressione
di stupore e di gioia da parte di Adamo alla vista di Eva: "Questa
volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa".
È Dio stesso che "la conduce all'uomo".
Il mistero dell'amore umano si rivela così come un dono.
Il senso autentico del matrimonio consiste proprio nell'accogliere
il coniuge come un dono di Dio e nell'essere per il coniuge un
dono.
Uomo e donna, sullo stesso
piano, sono chiamati a formare una perfetta comunione di vita,
a costituire quasi un unico essere, un'unica realtà, un'unica
persona: "E i due saranno una sola carne". Questo è
il progetto iniziale di Dio sul matrimonio.
A queste intenzioni di Dio
creatore si ricollega Gesù nel rispondere ai Farisei che
gli pongono la domanda tranello sul ripudio-divorzio consentito
dalla legge di Mosè.
Gesù supera l'ottica
legalistica della domanda e va al cuore del problema, richiamandosi
al progetto originario di Dio sull'uomo. Mosè ha emanato
quella norma, dice Gesù, "per la durezza del vostro
cuore", ed è questa l'espressione di un fallimento.
L'intenzione di Dio creatore
che ha voluto la coppia umana (maschio e femmina li creò)
ed ha istituito l'unione coniugale, è che questa unione
sia una ed indissolubile: "Non sono più due, ma una
carne sola; perciò l'uomo non separi ciò che Dio
ha congiunto".
È importante allora,
anzi indispensabile, un'educazione all'amore vero, inteso come
dono di sé alla persona amata, un amore libero da egoismi,
attento e rispettoso delle esigenze dell'altro. Un amore così
non si improvvisa, ma suppone un'educazione prima del matrimonio
e comporta dopo, una crescita, una maturazione costante. L'unione
coniugale non si regge solamente sul sì pronunciato il
giorno delle nozze, ma si regge piuttosto sul sì rinnovato
ogni giorno, su una comunione di pensiero, di cuore e di volontà
che deve diventare ogni giorno più profonda.
Dalla comunione di vita dell'uomo
con la donna, la Parola di Dio, ascoltata oggi, ci porta a considerare
la comunione profonda di Dio con l'uomo. Dalle nozze umane alle
nozze mistiche del Verbo di Dio che nell'incarnazione sposa l'umanità
in maniera indissolubile. Gesù è consacrato dal
Padre, reso perfetto, per "portare molti figli alla gloria".
La Lettera agli Ebrei, che
abbiamo ascoltato nella 2a lettura, ci presenta questa consacrazione
di Gesù che si manifesta nella solidarietà profonda
con gli uomini peccatori. La consacrazione di Gesù trova
il suo fondamento nell'Incarnazione, nella sua Passione, Morte
e Risurrezione, che noi meditiamo nella recita del S. Rosario.
Gesù è stato consacrato "mediante la sofferenza",
la via scelta da Dio perché fosse totalmente solidale
con gli uomini.
Per questo Gesù "Non
si vergogna di chiamare fratelli" gli uomini: assumendo
la nostra natura umana, il Figlio di Dio non si è vergognato
di unire la sua divinità alla nostra povera umanità;
non si è vergognato di condividere la stessa mensa con
noi peccatori. Ci ha rivelato il volto del Padre, e ci conduce
a Lui. Non si vergogna di presentarci al Padre come suoi fratelli.
Chiediamo al Signore che ci
educhi a questa scuola di fraternità, scuola che ci rende
tutti fratelli.
La Vergine Maria, che pregheremo nella prossima festa del Santo
Rosario, ci ottenga un cuore fedele, che non si spaventi delle
difficoltà, ma sappia donarsi sempre a tutti con grande
generosità.