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 Anno Liturgico  B - 2009  

      TEMPO ORDINARIO - ANNO LITURGICO B     |  27a DOMENICA - 4 ottobre 2009
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA      
|   Omelia di approfondimento


L'uomo non divida quello che Dio ha congiunto

Il racconto del libro della Genesi (1a lettura) ci presenta Dio che si prende cura dell'uomo e della sua profonda solitudine. Non basta che l'uomo sia stato costituito signore del creato (per Adamo imporre il nome a tutti gli animali significa prenderne possesso), egli avverte l'esigenza profonda di realizzarsi nel dialogo con uno che sia simile a lui.

In questa solitudine di Adamo, in questa sofferenza del primo uomo scopriamo non un'esigenza di avere, ma una sete di essere: il suo essere è incompleto. Per questo Dio crea la donna.


Dalla descrizione immaginifica della Bibbia, ci vengono trasmesse verità fondamentali: prima di tutto che la donna è della stessa natura dell'uomo, non inferiore a lui nella sua dignità, nei suoi diritti e doveri.; quindi che la donna è il completamento dell'uomo e viceversa.

Significativa è l'espressione di stupore e di gioia da parte di Adamo alla vista di Eva: "Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa". È Dio stesso che "la conduce all'uomo".
Il mistero dell'amore umano si rivela così come un dono. Il senso autentico del matrimonio consiste proprio nell'accogliere il coniuge come un dono di Dio e nell'essere per il coniuge un dono.

Uomo e donna, sullo stesso piano, sono chiamati a formare una perfetta comunione di vita, a costituire quasi un unico essere, un'unica realtà, un'unica persona: "E i due saranno una sola carne". Questo è il progetto iniziale di Dio sul matrimonio.

A queste intenzioni di Dio creatore si ricollega Gesù nel rispondere ai Farisei che gli pongono la domanda tranello sul ripudio-divorzio consentito dalla legge di Mosè.

Gesù supera l'ottica legalistica della domanda e va al cuore del problema, richiamandosi al progetto originario di Dio sull'uomo. Mosè ha emanato quella norma, dice Gesù, "per la durezza del vostro cuore", ed è questa l'espressione di un fallimento.

L'intenzione di Dio creatore che ha voluto la coppia umana (maschio e femmina li creò) ed ha istituito l'unione coniugale, è che questa unione sia una ed indissolubile: "Non sono più due, ma una carne sola; perciò l'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto".

È importante allora, anzi indispensabile, un'educazione all'amore vero, inteso come dono di sé alla persona amata, un amore libero da egoismi, attento e rispettoso delle esigenze dell'altro. Un amore così non si improvvisa, ma suppone un'educazione prima del matrimonio e comporta dopo, una crescita, una maturazione costante. L'unione coniugale non si regge solamente sul sì pronunciato il giorno delle nozze, ma si regge piuttosto sul sì rinnovato ogni giorno, su una comunione di pensiero, di cuore e di volontà che deve diventare ogni giorno più profonda.

Dalla comunione di vita dell'uomo con la donna, la Parola di Dio, ascoltata oggi, ci porta a considerare la comunione profonda di Dio con l'uomo. Dalle nozze umane alle nozze mistiche del Verbo di Dio che nell'incarnazione sposa l'umanità in maniera indissolubile. Gesù è consacrato dal Padre, reso perfetto, per "portare molti figli alla gloria".

La Lettera agli Ebrei, che abbiamo ascoltato nella 2a lettura, ci presenta questa consacrazione di Gesù che si manifesta nella solidarietà profonda con gli uomini peccatori. La consacrazione di Gesù trova il suo fondamento nell'Incarnazione, nella sua Passione, Morte e Risurrezione, che noi meditiamo nella recita del S. Rosario. Gesù è stato consacrato "mediante la sofferenza", la via scelta da Dio perché fosse totalmente solidale con gli uomini.

Per questo Gesù "Non si vergogna di chiamare fratelli" gli uomini: assumendo la nostra natura umana, il Figlio di Dio non si è vergognato di unire la sua divinità alla nostra povera umanità; non si è vergognato di condividere la stessa mensa con noi peccatori. Ci ha rivelato il volto del Padre, e ci conduce a Lui. Non si vergogna di presentarci al Padre come suoi fratelli.

Chiediamo al Signore che ci educhi a questa scuola di fraternità, scuola che ci rende tutti fratelli.
La Vergine Maria, che pregheremo nella prossima festa del Santo Rosario, ci ottenga un cuore fedele, che non si spaventi delle difficoltà, ma sappia donarsi sempre a tutti con grande generosità.

                                                                             D. MARIO MORRA sdb - E-mail:  csdm.valdocco@gmail.com 

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