"Non è bene che l'uomo sia solo".
Questa affermazione
di Dio che abbiamo sentito nella prima lettura, tratta dal libro
della Genesi ci indica una verità fondamentale. L'uomo
non può stare solo, perché? Perchè è
immagine di Dio ed Egli non è solo, è, lo sappiamo,
comunità trinitaria di amore.
Ma andiamo
con ordine.
Il dono che
Dio fa all'uomo, della creazione è un aiuto allo stesso
uomo perché non "sia solo", è il primo
atto d'amore di Dio verso la sua creatura. Dio crea l'uomo capace
di relazione, ecco perché non può stare solo, ecco
perché ha bisogno di avere dei partner per svilupparsi
nell'amore e nella comunione. Certo, la creazione è un
grande dono che Dio fa, ma all'interno della creazione stessa,
seppur tutta è attraversata dall'amore, ci sono degli
essere più "adatti" a colloquiare con l'uomo.
La creatura
che Dio dona all'uomo per potersi meglio esprimere nell'amore
e nella comunione è proprio la donna.
Solo Dio poteva capire che l'uomo con la creazione, era sì
contento, perché aveva molti partner, ma rischiava di
essere infelice perché gli mancava un partner che potesse
corrispondere in modo umano al suo amore.
Ed ecco che
la creazione della donna come ci viene consegnata dalla Genesi,
non avviene in un momento come un altro, ma ben specifico. La
donna è si creata, possiamo dire, conologicamente dopo
le altre creature, ma soltanto a lei è data la possibilità
di essere una degna partner dell'amore umano, riflesso di quello
divino.
L'alleanza
d'amore che Dio vuole stipulare con gli uomini e che è
l'unico Suo progetto, trova nella creazione la possibilità
di esprimersi già nelle alleanze d'amore tra l'uomo e
la donna. Infatti "l'uomo lascerà suo padre e sua
madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica
carne". L'amore tra uomo e donna tende alla comunione, a
fare di due una realtà sola, non perdendo la propria identità
ma trasformandola nel reciproco dono d'amore.
I cristiani
usano una parola per indicare che il rapporto d'amore fra due
sposi è chiamato a non morire mai, essa è: indissolubile.
Ma non si deve pensare ad un legame imposto dall'esterno, da
una legge. Pensiamo, invece, che Dio, che ha chiamato gli sposi
all'amore, li chiama a vivere un amore che non muore, perché
cresce sempre e si rinnova.
L'amore sponsale
è chiamato a superare ogni difficoltà presente
e futura, un amore più forte delle difficoltà perché
è un amore che proviene dal Padre e possiede la sua stessa
forza.
Generezione
e comunione, ecco le due caratteristiche dell'amore donato da
Dio a ognuno di noi, suoi figli e figlie. Solo un amore così,
capace di farsi dono, è degno dell'uomo e della donna,
solamente amando come Gesù stesso ci ha testimoniato,
l'umanità rende visibile e attua il progetto d'amore del
Padre. La creazione non è finita, essa continua con la
partecipazione alla generazione di ogni uomo e donna.
L'amore di
Dio passa attraverso l'amore umano, e l'amore umano ha come fine
l'amore trinitario di Dio. Questo è il dinamismo che Gesù
ci ha mostrato con la sua vita. Comprendere che a questo amore
ognuno di noi è chiamato, seppur con forme differenti,
complementari, è darsi ragione di ciò che il cuore
umano cerca, desidera, spera per se e per gli altri.
In questo modo,
allora, possiamo capire che l'intervento di Gesù mosso
in risposta al quesito dei farisei è stato dato ben più
che a ragione. Dio non lascia mai solo il suo popolo, nemmeno
con l'entrata nel mondo del peccato. Ma Egli fornisce tutti quegli
strumenti affinché, nonostante il peccato, il popolo possa
camminare verso la verità e la pienezza d'amore. Il dono
della Legge che serve a regolare i rapporti è uno di questi
strumenti.
Ma se la Legge
diventa pretesto e strumento di inciampo, allora questa interpretazione
è vana. Gesù è preoccupato di salvaguardare
l'unità e la generatività dell'amore, ecco perché
condanna ogni divisione dell'amore, e in questo caso la divisione
di un uomo e una donna.
Chi ripudia
separa unità e generazione, divide l'amore, e dunque commette
adulterio, si pone fuori dal disegno d'amore del Padre.
Per accogliere
l'amore, dono di Dio, Gesù ci indica un atteggiamento
preciso, l'atteggiamento dei piccoli. Di coloro che ripongono
la loro piena fiducia nell'amore di chi li ama. Così anche
noi siamo chiamati a essere testimoni credibili di quell'amore
che è eternamente durevole, e non eterno finchè
dura.