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 Anno Liturgico  B - 2009  

     TEMPO ORDINARIO - ANNO LITURGICO B    |  27a DOMENICA: 4 ottobre 2009
    LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA     
|   Omelia di approfondimento


CONTROLLIAMO QUALCHE VOLTA LA NOSTRA SCLEROCARDIA? ....

Alla base della domanda capziosa rivolta dai farisei a Gesù c'è il riferimento a Dt 24,1-4 che costituiva l'oggetto di disputa fra le due scuole rabbiniche dominanti a Gerusalemme: quella di Hillel e quella di Shammai. Partendo dallo stesso testo biblico, i maestri della Legge si azzuffavano sui motivi che potevano rendere lecito o illecito il divorzio.

Ma che cosa dice il brano del Deuteronomio?

In esso c'è scritto:" Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi… scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa…"

La diatriba tra le due principali scuole rabbiniche verteva sul come interpretare il "non trovar grazia ai suoi occhi".

Per Shammai ed i suoi seguaci era causa di divorzio l'adulterio o qualunque comportamento cattivo nell'ambito sessuale.

Per Hillel era motivo di ripudio anche il solo fatto di aver preparato una zuppa sciapa o non aver soddisfatto il più banale dei capricci del marito.

I farisei si aspettano una risposta a sfondo giuridico e quindi facilmente contestabile. Gesù risponde invece sintonizzandosi sulla lunghezza d'onda dello Spirito spiazzandoli: la causa del libello mosaico non ha nulla a che fare con motivazioni legali, ma con una malattia dell'anima che Marco chiama "sclerocardia" (tradotta in italiano con "durezza del cuore"):

Che cos'è la sclerocardia?

E' un malessere esistenziale che ci rende duri come pietre, impermeabili alla Parola, incapaci di elevarci al di sopra del nostro egoismo, impotenti nel campo dell'amore.

Nella sua risposta Gesù né accetta, né smentisce direttamente la consuetudine che si vuole far risalire a Mosè. Si limita a ricordare alcune cose che i farisei ed i loro rabbini erano propensi a dimenticare.

Tutti siamo creature di Dio con gli stessi diritti e con gli stessi doveri;

il libello di Mosè è un semplice atto giuridico volto a tutelare la donna contro la prepotenza dell'uomo;
Dio ha creato per amore perché Egli stesso è amore e solo amore, quindi non possiamo coinvolgerlo nei nostri fallimenti dovuti alla nostra inguaribile sclerocardia;
la donna non è un oggetto bramato, posseduto e gettato via;
la sessualità, nel piano originario di Dio, è l'espressione massima dell'unità, superiore a qualsiasi altro legame umano (legale o no) tanto da fare di due persone una realtà spiritualmente inseparabile ("sono una carne sola").

Gesù non è interessato a promulgare una nuova legge, piuttosto vuole darci il lieto annuncio che non solo Lui è l'anello di congiunzione che fissa e salda l'amore del Padre con l'umanità, ma anche, seguendo il suo modo di relazionarsi con tutti nel rispetto, nell'amore e nel perdono, può portarci a vivere i nostri sentimenti ed i nostri impegni presi nella lealtà e per sempre.

Cristo ci insegna a vincere la routine quotidiana, l'usura del convivere, l'ardore che si spegne, la passione che sbiadisce, le incomprensioni frequenti, la fedeltà sempre più problematica, le crisi oggettive, l'usura dei rapporti …

L'unione uomo donna, nell'ottica cristiana, riveste i colori del "darsi per", della capacità di rompere i ceppi del semplice legalismo, del riscoprire la carità intesa come sintesi di amore e di giustizia, del dialogo e non del soliloquio, del camminare, progettare e realizzare insieme, del dare la vita a nuove creature, del vivere la realtà della comunione non solo nel culto ma anche nella vita.

Nelle relazioni umane se lasciamo spazio a Gesù la sua Parola è in grado di

assorbire le asperità dei caratteri, di
spegnere i rancori, di
ravvivare la speranza,
di alimentare i sogni che portano alla felicità ed alla piena realizzazione della maternità e della paternità, di
vivere serenamente la legge del perdono vicendevole.

Se la Parola cade sulla pietra dei nostri cuori o sulla durezza dei nostri ricordi o sulla nostra incapacità di perdonare, lascia spazio alle parole umane che prima o poi si trasformano in accusa, in astio, in calunnia che , giorno dopo giorno, rendono priva di significato la parola amore.

Nell'analizzare la qualità delle relazioni che riusciamo a stabilire fra noi possiamo, lealmente, ammettere di non essere affetti anche noi della diffusissima malattia della sclerocardia di gran lunga più devastante della mucca pazza, dell'influenza avicola o della, oggi, tanto chiacchierata influenza suina?

                                                              D. ERMETE TESSORE sdb - E-Mail:  ermete.tessore@31gennaio.net


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