CONTAMINAZIONE
E SANTITA': RETTA INTENZIONE
Vangelo:
- "Sono le cose che escono dall'uomo a contaminarlo"
(Mc 7,1-8.14-15)
Il tema delle Letture odierne
è la tradizione, intesa come luogo o tempo in cui si manifesta
la parola divina, cioè la rivelazione.
La prima Lettura ricorda agli Ebrei la necessità e l'utilità
di conservare i comandamenti, che sono l'essenza morale dell'insegnamento
di Dio e della Legge, in quello che ha di più vivo e più
universale.
La seconda
Lettura sottolinea
la centralità dell'ascolto della Parola di Dio, che però
va messa in pratica, se si vuole renderla viva e operante.
Il Vangelo sottolinea gli elementi di rottura con l'Antico Testamento,
ma soprattutto con la tradizione orale farisaica, che tendeva
ad aggravare con infinite e minuziose norme le prescrizioni della
Legge, e dall'altra parte mira a proporre una religione e una
fede del cuore, che fonda la propria condotta non su pratiche
esterne e pesanti, ma sulla rettitudine del cuore, da cui esce
ciò che di buono o di cattivo c'è nell'uomo.
La religione ebraica prescriveva
molte purificazioni ed abluzioni per essere accetti a Dio. Il
cristianesimo invece punta sull'interiorità del cuore
e della retta intenzione. Nell'antropologia biblica il cuore
è il centro delle nostre facoltà interiori, il
midollo della personalità: in concreto, equivale alla
volontà, che è l'essenza del nostro io spirituale.
Perciò
rifiutare di donare il cuore a Dio è alterare il vero
e profondo rapporto con la divinità; donare invece il
nostro cuore al Signore non è solamente soddisfare al
nostro dovere di filiale sudditanza nei confronti del Creatore,
ma è metodo e sorgente di lode e di glorificazione a Colui
"dal quale viene ogni regalo ed ogni dono perfetto"
(seconda Lettura).
Se è così non
fa meraviglia che Gesù abbia insistito tanto per avere
dai suoi seguaci l'offerta genuina del proprio cuore, mostrandosi
disgustato quando si donava a Dio solo un culto puramente esteriore
e insincero: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il
cuore è lontano da me".
E chiamata di nuovo la folla, diceva: "Ascoltatemi. E' dal
cuore degli uomini, dalle loro intenzioni che escono le fornicazioni,
i furt, gli omicidi" e tutto l'elenco di quegli orribili
delitti di cui ci parla il Vangelo odierno.
Già!
Il cuore dell'uomo! E' veramente un segreto a lui stesso! Non
per nulla gli antichi ponevano come somma filosofia il "conosci
te stesso". Dal nostro cuore vengono le cose più
sante, gli slanci più generosi ("un uomo di cuore",
si dice); ma escono anche le cose più perverse e Gesù
le elenca in un crescendo pauroso, che parte dalle intenzioni
cattive per concludersi nella superbia e nella stoltezza.
Gesù condanna il fariseismo,
il sentirsi a posto con Dio soltanto perché si osservano
alcuni precetti. La vita cristiana ha la sua sorgente nel cuore
dell'uomo, nella "conversione", cioè nel mutamento
della mentalità, del modo di pensare e di giudicare le
realtà del mondo.
Cura del cuore, quindi; santità che è interiorità
e rettitudine d'intenzione. Il Vangelo non è un sonnifero
per le nostre passioni, ma è una dinamite che ci scarnifica
fino in fondo.
Una sera,
il celebre predicatore radiofonico, Padre Leppich, concluse appunto la sua trasmissione da Radio
Stoccarda dicendo: "Il Vangelo non è un sonnifero.
Il Vangelo è dinamite. Consultate il vostro orologio,
vi prego. In questo momento migliaia di uomini stanno sorridendo.
Tuttavia, altre migliaia soffrono in un angolo qualsiasi del
mondo, stesi sul tavolo delle operazioni chirurgiche. In questo
stesso momento, sulla riva della Senna o in qualsiasi altro posto,
vi sono donne talmente disperate che pensano al suicidio.
All'Est, decine di migliaia
di persone fuggono. In altri luoghi, centinaia di migliaia vivono
in campi di concentramento o in prigione. Tutto questo sta succedendo
proprio in questi istanti. E ora io dovrei dirvi: "Buona
notte".
Ma no
Se non avete fatto nulla e non volete far nulla per
aiutare i vostri fratelli, io vi auguro una cattiva notte! Passate
una notte senza pace. Vi auguro una notte senza alcuna tranquillità!".
Tale rimprovero ripete sotto
altra forma la chiara riprovazione di Gesù per il formalismo
e l'ipocrisia di chi, per amore di tradizioni umane ed usanze
convenzionali, si rifiuta di captare e vivere la tensione del
cristianesimo in tutto il suo profondo senso di sincerità,
coerenza e interiorità.
Gesù ci chiama oggi a confidare nei valori interiori,
a praticare incessantemente le opere della misericordia e della
generosità, a prendere coscienza delle nostre responsabilità
come anime consacrate.
NB/ Qui si potrebbero avere
due
conclusioni: una più
breve l'altra più lunga
1. Conclusione:
Gesù nel Vangelo di
oggi ci parla precisamente della purezza del cuore.
Nel cuore risiede la bontà di un uomo o vi si annidano
tutte le cattiverie.
La purezza è un dono gratuito di Dio, il quale purifica
la nostra anima dal peccato per farne la Sua abitazione con la
grazia. Perciò si è puri, finché ci si conserva
strettamente uniti a Gesù.
La purezza è l'immagine di Dio in noi.
Una comitiva di zingari, di passaggio nella campagna polacca,
si era fermata al pozzo, in un cortile.
Un bambino
era rimasto incantato dallo zingaro: un pezzo d'uomo che aveva
attinto acqua dal pozzo, e stava bevendo dal secchio, reggendolo
con le sue forti mani, come si fosse trattato di una tazza.
Finito di bere, si asciugò la faccia bagnata e si chinò
e scrutò il fondo del pozzo.
Il bambino, incuriosito, si alzò in punta di piedi e si
chinò verso il parapetto per vedere che cosa ci fosse
nel pozzo. Il gigante si accorse e lo sollevò tra le sue
braccia. Gli domandò:
"Sai chi ci sta laggiù?".
Il bambino scosse il capo; ma poi, ripensandoci, disse: - Ci
sta Dio.
"Guarda!" gli disse il gigante, e lo tenne alto sull'orlo
del pozzo.
Nell'acqua ferma come uno specchio, il bambino vide riflessa
la sua immagine: - Ma quello sono io!
".
"Ah! - disse lo zingaro - ora sai dove sta Dio".
Sì,
lo zingaro aveva proprio ragione: Dio sta in ogni cuore puro.
Noi sappiamo benissimo che quando Dio creò l'uomo, disse:
"Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza".
E Adamo, immagine di Dio, visse nel paradiso terrestre, finché
si conservò puro, nell'amicizia di Dio.
E' questa la sorte di tutti
coloro che conservano intatta l'immagine di Dio nel loro cuore:
vivono come in paradiso.
Chiediamo quindi alla Madonna che conservi sempre puro e limpido
il nostro cuore, affinché sia per Gesù un paradiso
di delizie, e per noi una sorgente di gioia e di pace infinita.
2. Conclusione:
La cattiva
intenzione
Luigi Pirandello, portando l'indice alla testa, diceva:
"Il
cattivo sta qui".
Infatti, non sono tanto le
opere che denunciano la malvagità dei cuori, quanto piuttosto
l'intenzione delle nostre azioni, un abituale modo di vedere
la vita assolutamente anticristiano, le false apparenze che facilmente
ci portano a dimenticare il vero fine della vita, la vera fratellanza,
la giustizia, che vanno difese e amate ovunque e sempre.
Per il fatto di essere religiosi non possiamo disinteressarci
dei grandi problemi che travagliano l'umanità intera.
Diceva Cesbron: " (Alcuni) cedono di non avere
più egoismi perché li hanno messi al plurale".
E West aggiungeva: "Ricevere ed esigere è soltanto
una faccia della medaglia dell'amore: dare è l'altra faccia,
e soltanto lì si dimostra la buona qualità del
conio".
A sua volta Jorge Borgés
(1899) scriveva: "E'
più facile morire per una religione che viverla integralmente".
Che importano le piccole devozioni
o le osservanze esteriori, se il cuore è lontano da Dio?
Gesù vuole il nostro cuore, la rettitudine delle nostre
intenzioni.
L'intenzione
dell'uomo è sommamente decisiva ai fini della vera moralità,
perché è come la linfa di una pianta: se la linfa
è buona o cattiva, la pianta darà frutti buoni
o cattivi.
L'intenzione
è la matrice morale che classifica le nostre azioni in
senso religiosamente positivo o in senso negativo, sempre che
tali azioni non siano già di per se stesse oggettivamente
cattive.
Ogni nostro
atto si colorisce di valore morale o di disvalore secondo la
carica intenzionale di colui che agisce: se uno fa l'elemosina
per farsi vedere è un superbo. Se fa l'elemosina per solidarietà
è un galantuomo. Ma se uno fa un atto di carità
al povero, perché vede in lui Gesù, allora abbiamo
un'azione cristianamente valida e meritoria.
I fiori lanciati in aria da
Santa
Rosa da Lima con la
precisa intenzione di innalzarli a gloria di Dio, formano, in
alto, una croce luminosa d'incantevole bellezza, appunto come
approvazione divina; mentre quelli del fratellino Ferdinando,
gettati in aria solo per gioco, obbedendo alle normali leggi
di gravitazione, ricadono subito a terra.
Non sono le
azioni in se stesse che valgono dinanzi al Signore, ma è
la purezza della ricerca: non sono i nostri atti che ci definiscono,
ma è l'intenzione del cuore che ci rende accetti o meno
graditi a Dio. Egli non guarda tanto a ciò che si dona,
ma piuttosto al modo con cui si dona; non si compiace delle mani
che offrono, ma predilige il cuore.
Agli occhi del Signore la differenza
degli uomini non è segnata dal martello o dalla penna
che essi adoperano, né dal bisturi o dal compasso che
essi usano, non dai discorsi fatti in parlamento o in cattedra,
né fa distinzione fra chi vola negli spazi da chi invece
lavora nascostamente in un angolo della propria casa religiosa:
il Signore misura la nobiltà e la grandezza morale solo
dal cuore, dalla retta intenzione. Dinanzi a Lui un atto di amore
vale più che tutto l'universo e la rettitudine morale
per il Signore è come un cielo di luce.
NB/ Quanto
qui di seguito è tra parentesi, si potrebbe saltare
(Inoltre attraverso la retta
intenzione possiamo superare l'apparente contraddizione fra azione
e preghiera: il lavoro stesso diventa colloquio con Dio, preghiera.
Infatti, come le parole della consacrazione nella Santa Messa
cambiano il pane nel Corpo di Gesù, così anche
l'intenzione può trasformare in lode divina tutte le nostre
azioni (cfr. Tobia 11,1-18).
Anzi, queste
nostre stesse azioni giornaliere, talora noiose e dolorose, proprio
in forza dell'intenzione vengono collegate fra loro dall'amore,
come un filone d'oro, e diventano così parte di una liturgia
personale di glorificazione a Dio: in tal modo il cristiano per
mezzo della liturgia loda il suo Signore nel tempio e per mezzo
della retta intenzione lo glorifica in casa, nella società,
nell'universo.
Infine non dobbiamo dimenticare
che dal proposito di fare tutto quanto per amore di Dio deriva
all'anima consacrata tanta calma e serenità.
La sorgente
della letizia interiore di Papa Giovanni XXIII era soprattutto quella sua volontà decisa
di fare tutto quanto per la maggior gloria di Dio e di vivere
in ogni istante secondo il beneplacito divino.
E' noto che il "Papa buono" viveva alla presenza di
Gesù con la semplicità del bimbo che riposa sul
seno della sua mamma. E' quella sua retta intenzione che determinava
nel suo cuore come "un festino continuato" (Prov. 15,15).
Di certo, il
pane come la libertà, sono indispensabili per l'uomo,
ma il testimonio della buona coscienza è tutto per chi
vuol vivere nella gioia).
Chi va all'estero
può avere tanta moneta, ma non può comprare nulla,
se non la cambia. Nel campo spirituale succede la stessa cosa:
si possono avere e fare tante cose, ma solo con il cambio qualitativo
mediante la retta intenzione possiamo comunicare con il paese
di Dio e meritarci la divina approvazione, come leggiamo nel
Salmo responsoriale di oggi: "Signore, chi abiterà
nella tua dimora? Chi cammina con integrità ed agisce
con rettitudine".
La Madonna ci conservi sempre
un cuore retto e puro, affinché possiamo anche noi riposare
come bimbi sul suo Cuore di Mamma.
D. SEVERINO GALLO sdb
( + 2007 )