LA MADONNA
E' COLEI CHE CI PRECEDE SEMPRE
L'Assunzione al Cielo è
il titolo che corona l'esito terreno dell'umile Vergine di Nazaret.
Ma il significato profondo della solennità odierna va
ricercato nel ruolo che la Madonna, Madre del Salvatore, è
chiamata a svolgere nell'economia della salvezza.
Ella è la Madre del Verbo Incarnato, e in quanto tale,
svolge una funzione ecclesiale di primo piano. E' collocata al
vertice della Chiesa e ne diventa, oltre che Madre, il segno
sacramentale di perfezione e di santità.
Festa dell'Assunta.
La Madonna, glorificata in
corpo e anima, può apparire ai nostri occhi avvolta in
uno splendore accecante e collocata ad una distanza inaccessibile.
Tutti i privilegi della Vergine, tutti i doni di cui Dio ha arricchito
la propria Madre, costituiscono la sua grandezza e ci colmano
di gioia. Ma possono anche indurci a vedere la Madonna "troppo
distante". Oggetto della nostra devozione, del nostro amore,
della nostra venerazione filiale. Ma non "alla nostra portata".
Eppure l'unica
definizione che riassuma la meravigliosa vicenda della Madonna
nei nostri riguardi mi sembra proprio questa:
"Colei
che ci precede".
La Madonna è Colei che ci precede sempre.
Costantemente davanti a noi.
In anticipo sui nostri
passi.
Ce la troviamo, immancabilmente, "davanti".
Perfino la
sua Immacolata Concezione, a pensarci bene, è, in certo
senso, un "precederci" in quelle condizioni d'amicizia
con Dio cui noi saremmo pervenuti attraverso il Battesimo.
Il suo "fiat" ha preceduto la nostra accettazione del
piano di Dio.
Ha preceduto il "sì"
di tutta la Chiesa.
La sua vita intessuta di silenzio,
fatta di cose ordinarie, tra le pareti di una modesta casa, in
mezzo ad occupazioni comunissime, ha anticipato la nostra vita
senza smalto esteriore, con il suo "terribile quotidiano",
con le sue azioni insignificanti.
Ci precede,
appunto, nella piccolezza, nel silenzio, nelle cose ordinarie.
Per dimostrarci che la piccolezza, il nostro nulla può
diventare teatro delle "grandi cose", che opera il
Signore. Per dimostrarci che dal silenzio nasce la Parola. Che
dalla nostra modesta casa, dalle nostre occupazioni "limitate",
esce fuori la salvezza del mondo.
E anche oggi, festa della sua
glorificazione totale, in corpo e anima, la Madonna ci precede
in quella che sarà la nostra condizione finale.
Perciò non è lecito parlare di distanza.
La Madonna
non è lontana, irraggiungibile. Se la vediamo lontana,
quella distanza non è altro che la misura della nostra
mediocrità, dei nostri rifiuti, della nostra incapacità
a seguire "Colei che ci precede".
E' una distanza che condanna la nostra paura della santità.
E' una distanza che denuncia le barriere che innalziamo per difenderci
contro l'azione incalzante della grazia.
In questo
senso la Madonna costituisce, davvero, il nostro rimorso.
Lei è l'unica creatura che sia diventata ciò che
doveva essere. Che abbia svolto esattamente e fedelmente il compito
che Dio le aveva affidato. E' l'unica che abbia raggiunto il
capolavoro. Che sia andata sino in fondo di se stessa.
E' l'unica creatura in cui
esiste perfetta coincidenza tra il progetto e la sua realizzazione.
L'unica creatura che non abbia mai tradito le attese di Dio.
L'unica creatura che non abbia deluso Dio.
Noi, invece
Quali e quante distanze abissali nella nostra
vita! Noi, veramente, siamo le creature della distanza. Distanza
tra ciò che siamo e ciò che dovremmo essere. Distanza:
tra il "Credo" e la vita. Tra le parole e i fatti.
Tra la vocazione e la nostra risposta. Tra l'ideale e la realtà.
Tra il capolavoro (che dovremmo produrre) e lo sgorbio (che presentiamo).
Distanza tra il modello e la caricatura. Tra le smisurate sofferenze
di tanta gente e la nostra paura di amare (di soffrire).
Tra le esigenze
del mondo in cui viviamo e le nostre chiusure. Tra le attese
di Dio e le nostre spaventose insufficienze. Tra la fedeltà,
ostinata, di Dio e i nostri continui tradimenti.
Ecco, quindi, che l'Assunta non è la festa della distanza
della Madonna da noi. E', invece, la dimostrazione delle nostre
esitazioni, delle nostre esasperanti lentezze.
Della nostra
distanza.
Essere madre, prima che un onore, è una funzione. E la
Madonna, nei nostri riguardi, adempie precisamente questa funzione
di perenne, vivente, bruciante rimorso.
Da parte sua è bastato un "sì". E vediamo
quali conseguenze ha avuto quel "sì", quale
esaltante avventura ha procurato a Lei quel "sì"
vissuto fino in fondo.
Noi, invece, abbiamo pronunciato
migliaia di "sì". Eppure rimaniamo ingarbugliati
nella nostra meschinità.
In questa solennità dovrebbe nascere spontanea, sulle
nostre labbra, un invocazione, che non è contenuta nelle
Litanie che recitiamo tutti i giorni. Una litania nuova: "Maria,
nostro rimorso, prega per noi!". O se volete, addolciamola
così: "Maria, mio struggimento, mia nostalgia, prega
per me!". (Cfr. A. PRONZATO, "Le mille e una Suora").
Nella vita
ci sono due meravigliosi struggimenti: l'amore troppo vicino
e l'amore troppo lontano.
Ecco perché Gesù vuole lasciare una parte di cielo
in terra: il suo preziosissimo Corpo nell'Eucaristia. E trasportò
invece una parte della terra in cielo: il Corpo Immacolato di
Maria.
Qual è
quel figlio che, raggiunta la gloria e la felicità, non
desideri la mamma sua accanto a sé, partecipe della sua
gioia? E, pur di soddisfare a quest'aspirazione, non sia disposto
a compiere qualunque sacrificio, a fare qualunque eccezione?
Ora, se l'uomo
ha simili aspirazioni, ci meravigliamo che Gesù abbia
trasportato la sua Mamma in Cielo, in corpo e anima, per averla
sempre accanto a sé, anticipando per Lei ciò che
un giorno farà per tutti noi?
Ora lassù "nel
trono che i suoi meriti le sortiro", come dice Dante, Ella
"vede e canta
in sua beltà felice, la gloria
di Colui che la innamora".
Ma come ogni madre terrena desidera accanto a sé i suoi
figli, così la Madonna vive sognando il nostro avvenire.
Sulla culla del bimbo un volto di mamma sogna. Quei sogni, forse,
non si realizzeranno mai. Anche la Madonna sogna per i suoi figli,
ma i suoi sogni si avverano sempre, perché resi fecondi
dallo Spirito Santo: "Et concepit de Spiritu Sancto".
La Madonna sognò un poverello dagli occhi limpidi e buoni;
e sorse Francesco d'Assisi. Amò rivedere Gesù tra
i fanciulli; ed ecco Don Bosco. Vagheggiò due giovanetti
dall'anima tersa come cristallo, squillante come l'azzurro del
cielo; e sbocciarono San Domenico Savio e Santa Maria Goretti
E per noi quali sogni la Madonna
nutre in cuore? Certo sono molto belli, immensamente belli, se
corrisponderemo alle sue materne premure. Ella ci pensa candidi
gigli di Gesù, ardenti di amore per Lui, lanciati alla
conquista di tante anime.
Ella ci vede già coronati di gioia accanto a Sé
in Paradiso. Non deludiamo questo smagliante sogno di Mamma.
D. SEVERINO GALLO sdb
( + 2007 )