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 Anno Liturgico  B - 2009  

      TEMPO ORDINARIO - ANNO LITURGICO B     |  14a DOMENICA - 5 luglio 2009
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA      
|   Sussidio per l'Omelia


PENSIERI, AFORISMI, CITAZIONI ...


""Gesù ha preso, una volta per tutte, l''ultimo posto in maniera tale che nessuno ha mai potuto essere più in basso di Lui. Ed Egli ha occupato quest'ultimo posto con tanta cura e costanza per istruirci, per insegnarci che gli uomini e la loro stima non sono nulla, non valgono nulla". C. DE FOUCAULD.

"Dio costruisce sul nulla". Charles DE FOUCAULD.

"Il punto di Archimede fuori del mondo è una cella di orazione dove un orante prega con tutta la sincerità del cuore: costui muoverà la terra ". Soeren KIERKEGAARD.

"Tu porti un Dio e, infelice, non ne sai nulla?" EPITTETO.

"Da moltissimo tempo la cattiveria e la stupidità hanno cospirato per dare alla virtù un aspetto sciocco e scolorito, triste e insignificante" Ernest HELLO.

"La mia esperienza mi dice che il fine non è mai diverso, in natura, dai mezzi impiegati. E temo, il diavolo mi porti, che con la violenza potrete creare solo dei fatti violenti" STEINBECK.

"Mille difficoltà non fanno mai un vero dubbio nella fede, come mille cavallacci da tiro non fanno mai un bel cavallo da corsa" John Henry NEWMAN.

 RIFLESSIONI VARIE ...


Il Profeta è colui che vive nella quotidianità la "fiducia" nel Signore.
Gli abitanti di Nazareth conoscono Gesù: è vissuto tra loro e come loro, per trent'anni, ma non riescono a capire come mai quell'uomo non faccia nella sua terra, nel suo paese, qualcuno dei grandi "segni" che ha fatto in giro per il mondo.
Al suo paese, nella sua terra Gesù lascia pochi segni, non perché non volesse lasciarne altri, ma per la mancanza di fede dei suoi concittadini, e questa mancanza di fede Gli da la possibilità di andare altrove.
Pascal diceva: "Dio non costringe nessuno a credere. Infatti c'è luce sufficiente per chi vuol vedere, e c'è penombra sufficiente per chi non vuol vedere".
E a Gesù non si crede per l'umiltà di Dio, la pazienza di Dio, che permette anche il male, per rispettare fino in fondo la libertà dell'uomo.
L'umiltà, la pazienza di Dio, ci dicono che Egli è presente nella nostra vita quotidiana, è presente sempre in tutto quello che facciamo, non solo alla domenica, quando "viviamo" la Messa. O la fede diventa stile di vita di tutti i giorni, o è ipocrisia.
Gesù lascia Nazareth, i suoi abitanti perdono un grande appuntamento, e va altrove a farsi accogliere. Tante persone, povere ricche, analfabeti e scienziati, in questi duemila anni di Storia cristiana hanno incontrato il Signore, e tanti altri lo hanno rifiutato.
Questa mattina siamo qui a Messa per incontrare il Signore Gesù: lo incontriamo nella fede che rinnova la nostra vita di tutti i giorni, e di tutti i momenti, o lo incontriamo nella indifferenza?
Lui vuole incontrasi cin noi, noi abbiamo fede sufficiente per incontrarci con Lui?

ESEMPI UTILIZZABILI....



"Oh! È niente, è niente!".
San Giovanni Bosco una sera raccontò ai suoi ragazzi una storiella dal significato profondo.
Due religiosi erano soliti, prima di andare a recitare il mattutino in coro, di confessarsi l'un l'altro. Una notte il demonio si volle burlare di essi, quindi all'ora prefissata andò a bussare alla porta di uno di quei due frati, invitandolo a scendere in chiesa. Il frate, credendo di essere stato chiamato dal compagno, andò e giunto in coro vide uno che, stando all'aspetto, all'abito, al passo, sembrava tutto il suo compagno e andava a porsi in confessionale. Quindi si accostò alla grata per confessarsi secondo il suo costume. Mentre raccontava alcune sue colpe, con sua meraviglia si udiva rispondere: "Oh! È niente, è niente!".

Tuttavia, procedendo nell'accusa, ed avendo manifestata una mancanza più significativa, udì la voce del confessore che continuava a ripetere: "E' niente, è niente!". Allora, dubitando di qualche inganno, sì fece il segno della croce e subito tacque la voce del confessore. Fece un'interrogazione e nessuno rispose. Guardò, il confessore, ossia il diavolo, era scomparso. Figlioli cari, tenete a memoria che la solita parola che usa il demonio quando vuole spingere al male, è: "Oh, è niente!". Di certe amicizie troppo spinte e che i Superiori vedono mal volentieri: "Oh! è niente!".

Di certe mormorazioni contro i compagni e contro le regole: "Oh, è niente!". Certe volte si ruba qualcosa, ed il demonio ripete: "Oh!, è niente!". Di quelle disobbedienze a certi comandi: "Oh, è niente!". Talora certi dubbi gravi, che ci vengono su certe azioni o su certi pensieri e che abbiamo rossore di confessare: "Oh, è niente!". Non vi dico di reputare gravi le cose leggere, ma vi metto sull'avviso: non diate ascolto al demonio quando vi ripete che è niente. - (da "La Buona notte", a cura dì E. Cena, ed. Morcelliana, Brescia, 1951, pp. 11-12).

"Caro Bambù, ho bisogno dite"
"C'era una volta un bellissimo, meraviglioso giardino. Il Signore di questo giardino aveva l'abitudine di farvi una passeggiata ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte. C'era in questo giardino un bambù di aspetto nobile. Era il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore lo amava più di tutte le altre piante. Anno dopo anno, questo bambù cresceva e diventava sempre più bello e più grande. Sapeva che il Signore lo amava, e ne godeva.

Un bel giorno il Signore si avvicinò all'albero amato e questi con grande venerazione chinò la testa. Il Signore gli disse: "Caro Bambù, ho bisogno dite". Sembrò al bambù che fosse venuto il giorno per cui era nato. Con grande gioia, ma a bassa voce, il bambù rispose:
"O Signore, sono pronto. Fa' di me l'uso che vuoi".

"Bambù", la voce del Signore si fece seria, "per usarti devo abbatterti". Il bambù fu spaventato, molto spaventato: "Abbattere me che hai fatto diventare il più bell'albero del tuo giardino? No, per favore, no! Fa' uso di me per la tua gioia, Signore, ma per favore, non abbattermi". "Mio caro Bambù - disse il Signore, e la sua voce sì fece ancora più seria - se non posso abbatterti, non posso usarti".

Lentamente, molto lentamente, il bambù chinò di più la sua testa meravigliosa. Poi sussurrò: "Signore se non puoi usarmi senza abbattermi, fa' di me quello che vuoi". "Mio caro Bambù - disse di nuovo il Signore - non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie e i rami". "O Signore, - disse il bambù - non farmi questo. "Se non posso tagliarti, non posso usarti".

Il bambù tremò e disse con una voce appena udibile: "Signore, tagliami!". "Mio caro Bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso fare questo, non posso usarti". Il bambù non poté più parlare. Si chinò fino a terra. Così il Signore del giardino abbatté il bambù, tagliò i rami, levò le foglie, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore. Poi portò il bambù alla fonte di acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Là, delicatamente, dispose l'amato bambù a terra; un'estremità del tronco la collegò alla fonte, l'altra la diresse verso un campo arido.

La fonte dava l'acqua, l'acqua si riversava attraverso la canna di bambù sul campo che aveva tanto aspettato. Poi fu piantato il riso, i giorni passarono, la semenza crebbe e il tempo della raccolta venne. Così il meraviglioso bambù divenne realmente una grande benedizione per mezzo della sua povertà e umiltà.
Quando era ancora grande e bello viveva e cresceva solo per se stesso e amava la propria bellezza. Al contrario, nel suo stato povero e distrutto, era diventato un canale, che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno" ("Se vuoi", E.P.).

Il Muro del Pianto
Per quale ragione il muro occidentale del Tempio di Gerusalemme ha avuto la grazia di sopravvivere come un occulto rifugio di Dio? Secondo una leggenda, quando Salomone aveva cominciato a edificare la casa del Signore, aveva affidato l'erezione dei quattro muraglioni della spianata a quattro classi o categorie che rappresentavano tutto Israele: i proprietari terrieri, gli artigiani, i mercanti e i poveri nullatenenti. Le prime tre categorie pagarono operai e muratori perché edificassero quelle mura, ma i poveri, già abituati a vivere della fatica delle loro mani e privi di mezzi per pagare altri, fecero da sé il proprio muraglione, quello occidentale.

E occupati in questo lavoro, diventarono ancor più poveri. Ma il Signore Onnipotente gradì la loro fatica, benedisse quel muraglione e lo salvò da ogni distruzione. La leggenda vuoi dire che, solamente chi confida in Dio e si sacrifica per lui, può mantenersi fedele, riconoscere la presenza divina nel mondo e ottenere prodigi che trasformano la vita.

Una Commedia sulla Tiepidezza
Molti anni or sono, un umorista italiano, Giovanni Mosca, fece rappresentare all'Eliseo di Roma la commedia intitolata "L'ex-alunno". Nel dialogo, un ispettore scolastico chiede al professore: "E a religione come stiamo?". "Male, male" risponde quello: "non ci sono più atei". "E questo, scusate, sarebbe un male?".

" Ma sì", dice il professore: "dove li trovate più quei begli atei d'un tempo, che gridavano guardando il cielo in atto di sfida: Non credo, e la notte, poveretti, non dormivano più dalla paura, e di giorno camminavano sempre temendo di trovarsi a faccia a faccia col Dio che avevano negato? Erano la prova vivente dell'esistenza di Dio.

E poi, in vecchiaia, tutti in chiesa, ai primi banchi, le braccia conserte... perché Gesù li vedesse, come gli scolaretti che vogliono farsi notare dal maestro. Quelli sì che erano tempi in cui la religione prosperava.

Oggi invece tutti tiepidi. Non c'è chi gridi: Non credo, ma non c'è neppure chi abbia il coraggio di gridare: Io credo! Il problema di Dio è un lusso, un di più: siamo troppo presi dalla radio, dagli affari, dalla velocità, dai viaggi...".

Gesù scandalizzato.
Il Vangelo ci rivela che Gesù si meravigliò molto dell'incredulità dei suoi conterranei. Anche di noi si deve meravigliare poiché ci dimentichiamo così spesso della Redenzione. Come dice Ellida, la protagonista di La donna del mare di Ibsen, parlando dello Straniero a cui aveva promesso fedeltà eterna: "Se non lo vedo, non lo sento più vicino, non lo ricordo neppure com'era . Più fortunati degli abitanti di Nazareth, noi però possiamo riconoscere il Signore nei poveri e nei sofferenti, lo sentiamo nostro "prossimo", lo amiamo nella fede e con la Grazia, ogni giorno.

                                                            D. TOMMASO DURANTE sdb |  E-mail:  tduranteicp@pcn.net 

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