PENSIERI,
AFORISMI, CITAZIONI ...
""Gesù ha preso, una volta per tutte,
l''ultimo posto in maniera tale che nessuno ha mai potuto essere
più in basso di Lui. Ed Egli ha occupato quest'ultimo
posto con tanta cura e costanza per istruirci, per insegnarci
che gli uomini e la loro stima non sono nulla, non valgono nulla".
C. DE FOUCAULD.
"Dio costruisce
sul nulla". Charles DE FOUCAULD.
"Il punto
di Archimede fuori del mondo è una cella di orazione dove
un orante prega con tutta la sincerità del cuore: costui
muoverà la terra ". Soeren KIERKEGAARD.
"Tu porti
un Dio e, infelice, non ne sai nulla?" EPITTETO.
"Da moltissimo
tempo la cattiveria e la stupidità hanno cospirato per
dare alla virtù un aspetto sciocco e scolorito, triste
e insignificante" Ernest HELLO.
"La mia
esperienza mi dice che il fine non è mai diverso, in natura,
dai mezzi impiegati. E temo, il diavolo mi porti, che con la
violenza potrete creare solo dei fatti violenti" STEINBECK.
"Mille
difficoltà non fanno mai un vero dubbio nella fede, come
mille cavallacci da tiro non fanno mai un bel cavallo da corsa"
John Henry NEWMAN.
RIFLESSIONI VARIE
...
Il Profeta
è colui che vive nella quotidianità la "fiducia"
nel Signore.
Gli abitanti di Nazareth conoscono Gesù: è vissuto
tra loro e come loro, per trent'anni, ma non riescono a capire
come mai quell'uomo non faccia nella sua terra, nel suo paese,
qualcuno dei grandi "segni" che ha fatto in giro per
il mondo.
Al suo paese, nella sua terra Gesù lascia pochi segni,
non perché non volesse lasciarne altri, ma per la mancanza
di fede dei suoi concittadini, e questa mancanza di fede Gli
da la possibilità di andare altrove.
Pascal diceva: "Dio non costringe nessuno a credere. Infatti
c'è luce sufficiente per chi vuol vedere, e c'è
penombra sufficiente per chi non vuol vedere".
E a Gesù non si crede per l'umiltà di Dio, la pazienza
di Dio, che permette anche il male, per rispettare fino in fondo
la libertà dell'uomo.
L'umiltà, la pazienza di Dio, ci dicono che Egli è
presente nella nostra vita quotidiana, è presente sempre
in tutto quello che facciamo, non solo alla domenica, quando
"viviamo" la Messa. O la fede diventa stile di vita
di tutti i giorni, o è ipocrisia.
Gesù lascia Nazareth, i suoi abitanti perdono un grande
appuntamento, e va altrove a farsi accogliere. Tante persone,
povere ricche, analfabeti e scienziati, in questi duemila anni
di Storia cristiana hanno incontrato il Signore, e tanti altri
lo hanno rifiutato.
Questa mattina siamo qui a Messa per incontrare il Signore Gesù:
lo incontriamo nella fede che rinnova la nostra vita di tutti
i giorni, e di tutti i momenti, o lo incontriamo nella indifferenza?
Lui vuole incontrasi cin noi, noi abbiamo fede sufficiente per
incontrarci con Lui?
ESEMPI
UTILIZZABILI....
"Oh!
È niente, è niente!".
San Giovanni Bosco una sera raccontò ai suoi ragazzi una
storiella dal significato profondo.
Due religiosi erano soliti, prima di andare a recitare il mattutino
in coro, di confessarsi l'un l'altro. Una notte il demonio si
volle burlare di essi, quindi all'ora prefissata andò
a bussare alla porta di uno di quei due frati, invitandolo a
scendere in chiesa. Il frate, credendo di essere stato chiamato
dal compagno, andò e giunto in coro vide uno che, stando
all'aspetto, all'abito, al passo, sembrava tutto il suo compagno
e andava a porsi in confessionale. Quindi si accostò alla
grata per confessarsi secondo il suo costume. Mentre raccontava
alcune sue colpe, con sua meraviglia si udiva rispondere: "Oh!
È niente, è niente!".
Tuttavia, procedendo
nell'accusa, ed avendo manifestata una mancanza più significativa,
udì la voce del confessore che continuava a ripetere:
"E' niente, è niente!". Allora, dubitando di
qualche inganno, sì fece il segno della croce e subito
tacque la voce del confessore. Fece un'interrogazione e nessuno
rispose. Guardò, il confessore, ossia il diavolo, era
scomparso. Figlioli cari, tenete a memoria che la solita parola
che usa il demonio quando vuole spingere al male, è: "Oh,
è niente!". Di certe amicizie troppo spinte e che
i Superiori vedono mal volentieri: "Oh! è niente!".
Di certe mormorazioni
contro i compagni e contro le regole: "Oh, è niente!".
Certe volte si ruba qualcosa, ed il demonio ripete: "Oh!,
è niente!". Di quelle disobbedienze a certi comandi:
"Oh, è niente!". Talora certi dubbi gravi, che
ci vengono su certe azioni o su certi pensieri e che abbiamo
rossore di confessare: "Oh, è niente!". Non
vi dico di reputare gravi le cose leggere, ma vi metto sull'avviso:
non diate ascolto al demonio quando vi ripete che è niente.
- (da "La Buona notte", a cura dì E. Cena, ed.
Morcelliana, Brescia, 1951, pp. 11-12).
"Caro
Bambù, ho bisogno dite"
"C'era una volta un bellissimo, meraviglioso giardino. Il
Signore di questo giardino aveva l'abitudine di farvi una passeggiata
ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte.
C'era in questo giardino un bambù di aspetto nobile. Era
il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore
lo amava più di tutte le altre piante. Anno dopo anno,
questo bambù cresceva e diventava sempre più bello
e più grande. Sapeva che il Signore lo amava, e ne godeva.
Un bel giorno
il Signore si avvicinò all'albero amato e questi con grande
venerazione chinò la testa. Il Signore gli disse: "Caro
Bambù, ho bisogno dite". Sembrò al bambù
che fosse venuto il giorno per cui era nato. Con grande gioia,
ma a bassa voce, il bambù rispose:
"O Signore, sono pronto. Fa' di me l'uso che vuoi".
"Bambù",
la voce del Signore si fece seria, "per usarti devo abbatterti".
Il bambù fu spaventato, molto spaventato: "Abbattere
me che hai fatto diventare il più bell'albero del tuo
giardino? No, per favore, no! Fa' uso di me per la tua gioia,
Signore, ma per favore, non abbattermi". "Mio caro
Bambù - disse il Signore, e la sua voce sì fece
ancora più seria - se non posso abbatterti, non posso
usarti".
Lentamente,
molto lentamente, il bambù chinò di più
la sua testa meravigliosa. Poi sussurrò: "Signore
se non puoi usarmi senza abbattermi, fa' di me quello che vuoi".
"Mio caro Bambù - disse di nuovo il Signore - non
devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie e i rami".
"O Signore, - disse il bambù - non farmi questo.
"Se non posso tagliarti, non posso usarti".
Il bambù
tremò e disse con una voce appena udibile: "Signore,
tagliami!". "Mio caro Bambù, devo farti ancora
di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se
non posso fare questo, non posso usarti". Il bambù
non poté più parlare. Si chinò fino a terra.
Così il Signore del giardino abbatté il bambù,
tagliò i rami, levò le foglie, lo spaccò
in due e ne estirpò il cuore. Poi portò il bambù
alla fonte di acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Là,
delicatamente, dispose l'amato bambù a terra; un'estremità
del tronco la collegò alla fonte, l'altra la diresse verso
un campo arido.
La fonte dava
l'acqua, l'acqua si riversava attraverso la canna di bambù
sul campo che aveva tanto aspettato. Poi fu piantato il riso,
i giorni passarono, la semenza crebbe e il tempo della raccolta
venne. Così il meraviglioso bambù divenne realmente
una grande benedizione per mezzo della sua povertà e umiltà.
Quando era ancora grande e bello viveva e cresceva solo per se
stesso e amava la propria bellezza. Al contrario, nel suo stato
povero e distrutto, era diventato un canale, che il Signore usava
per rendere fecondo il suo regno" ("Se vuoi",
E.P.).
Il Muro
del Pianto
Per quale ragione il muro occidentale del Tempio di Gerusalemme
ha avuto la grazia di sopravvivere come un occulto rifugio di
Dio? Secondo una leggenda, quando Salomone aveva cominciato a
edificare la casa del Signore, aveva affidato l'erezione dei
quattro muraglioni della spianata a quattro classi o categorie
che rappresentavano tutto Israele: i proprietari terrieri, gli
artigiani, i mercanti e i poveri nullatenenti. Le prime tre categorie
pagarono operai e muratori perché edificassero quelle
mura, ma i poveri, già abituati a vivere della fatica
delle loro mani e privi di mezzi per pagare altri, fecero da
sé il proprio muraglione, quello occidentale.
E occupati
in questo lavoro, diventarono ancor più poveri. Ma il
Signore Onnipotente gradì la loro fatica, benedisse quel
muraglione e lo salvò da ogni distruzione. La leggenda
vuoi dire che, solamente chi confida in Dio e si sacrifica per
lui, può mantenersi fedele, riconoscere la presenza divina
nel mondo e ottenere prodigi che trasformano la vita.
Una Commedia
sulla Tiepidezza
Molti anni or sono, un umorista italiano, Giovanni Mosca, fece
rappresentare all'Eliseo di Roma la commedia intitolata "L'ex-alunno".
Nel dialogo, un ispettore scolastico chiede al professore: "E
a religione come stiamo?". "Male, male" risponde
quello: "non ci sono più atei". "E questo,
scusate, sarebbe un male?".
" Ma sì",
dice il professore: "dove li trovate più quei begli
atei d'un tempo, che gridavano guardando il cielo in atto di
sfida: Non credo, e la notte, poveretti, non dormivano più
dalla paura, e di giorno camminavano sempre temendo di trovarsi
a faccia a faccia col Dio che avevano negato? Erano la prova
vivente dell'esistenza di Dio.
E poi, in vecchiaia,
tutti in chiesa, ai primi banchi, le braccia conserte... perché
Gesù li vedesse, come gli scolaretti che vogliono farsi
notare dal maestro. Quelli sì che erano tempi in cui la
religione prosperava.
Oggi invece
tutti tiepidi. Non c'è chi gridi: Non credo, ma non c'è
neppure chi abbia il coraggio di gridare: Io credo! Il problema
di Dio è un lusso, un di più: siamo troppo presi
dalla radio, dagli affari, dalla velocità, dai viaggi...".
Gesù
scandalizzato.
Il Vangelo ci rivela che Gesù si meravigliò molto
dell'incredulità dei suoi conterranei. Anche di noi si
deve meravigliare poiché ci dimentichiamo così
spesso della Redenzione. Come dice Ellida, la protagonista di
La donna del mare di Ibsen, parlando dello Straniero a cui aveva
promesso fedeltà eterna: "Se non lo vedo, non lo
sento più vicino, non lo ricordo neppure com'era . Più
fortunati degli abitanti di Nazareth, noi però possiamo
riconoscere il Signore nei poveri e nei sofferenti, lo sentiamo
nostro "prossimo", lo amiamo nella fede e con la Grazia,
ogni giorno.