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 Anno Liturgico  B - 2009  

      TEMPO ORDIANRIO - ANNO LITURGICO B     |  14a DOMENICA - 05 luglio 2009
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA      
|   Omelia di approfondimento


La potenza di Dio si manifesta pienamente nella debolezza

Il tema di fondo delle letture di questa 14a domenica del tempo ordinario, è sicuramente l'incredulità, fenomeno non di oggi soltanto, ma che ha le sue manifestazioni già nell'antichità. La Parola di Dio ci aiuta a scoprirne le cause ed a cercarne i rimedi.

Nell'affidare ad Ezechiele la missione di profeta presso il popolo di Israele deportato in Babilonia, Dio non promette successi e prestigio, anzi. "Ti mando, gli dice, ad un popolo di ribelli che si sono rivoltati contro di me. Quelli ai quali ti mando sono testardi e dal cuore indurito"

Noi sappiamo che la storia di Israele è in gran parte una storia di incredulità e di infedeltà, sia nei riguardi dei profeti sia nei riguardi di Dio.

S. Stefano, il primo martire cristiano, mentre viene ucciso a colpi di pietra, rinfaccia ai suoi uccisori: "O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo! Quali dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato?"
Il motivo di questo atteggiamento è uno solo: il popolo di Israele non sa entrare nei progetti di Dio, non vuole essergli fedele perché i suoi interessi immediati contrastano con il volere di Dio. Le alleanze con i popoli idolatri danno maggiore sicurezza che non l'alleanza con Dio.

Non è forse così anche per noi? Manchiamo spesso di fede in Dio, perché troviamo più comodo seguire le suggestioni del mondo, il nostro egoismo, anziché adeguarci ai comandamenti ed al volere di Dio.
Tuttavia, nonostante gli insuccessi, le ostinazioni, le infedeltà, Dio porta avanti il suo piano di salvezza e lo realizza! Ad Ezechiele Egli ricorda: "Ascoltino o non ascoltino, perché sono una genia di ribelli, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro". Dio continua ad inviare i suoi messaggeri al popolo eletto, come segno della sua misericordia, della sua ostinata volontà di salvarlo secondo le sue promesse.

Anche oggi, Dio nella sua infinita misericordia continua ad inviare a noi i suoi profeti, per richiamarci sulla via della giustizia e della fedeltà: dobbiamo avere però "orecchi per intendere".

Anche nella pagina del Vangelo di Marco troviamo il tema dell'incredulità. Non è però l'incredulità degli Scribi e dei Farisei, nemici dichiarati di Gesù, ma quella dei suoi concittadini di Nazareth; Gesù si meraviglia della loro incredulità e non può operare prodigi in mezzo a loro.

Essi da un lato ammirano la sua dottrina ed il suo potere di fare prodigi, ma non riescono a dargli credito come Messia, perché troppo "normale, troppo simile a loro. Di lui conoscono tutto: la sua origine, la sua parentela, il suo mestiere…

Questo ci insegna che noi non dobbiamo fermarci solo all'ammirazione verso il personaggio Gesù, uomo straordinario. Credere in Gesù vuol dire accettare il mistero della sua realtà di Figlio di Dio, nato nel tempo come figlio di Maria, vero Dio e vero Uomo, morto e risorto per la nostra salvezza. E solo seguendo il suo Vangelo noi raggiungiamo la nostra salvezza.

Certo non possiamo dire che S. Paolo abbia peccato di incredulità o di mancanza di fede. Eppure come appare dalla 2a lettura, anche lui ha faticato non poco prima di entrare nell'ordine di idee di Gesù e di capire ciò che Dio voleva da lui: che cioè realizzasse la sua missione attraverso molte tribolazioni e tanti insuccessi; ha faticato a capire che "la potenza di Gesù si manifesta pienamente nella debolezza", e che gli sarebbe bastata la grazia del Signore per superare ogni ostacolo.

Ma una volta che ha compreso tutto questo, arriva addirittura a vantarsi e a compiacersi delle sue debolezze, delle sue infermità, e degli oltraggi, perché in loro si manifesta la potenza di Cristo.

Nel fondo del nostro cuore si annida spesso una certa dose di incredulità, o di poca fede, che emerge quando ci sembra che Dio non ci esaudisca come vorremmo, non ci liberi dai nostri mali fisici e dalle nostre angustie spirituali. Alla radice di questa nostra poca fede c'è l'orgoglio, la presunzione che ci impediscono di fidarci di Dio e di abbandonarci a Lui.

Maria, donna di fede, che ha creduto alla parola del Signore e si è totalmente abbandonata a Lui con tanta fede, Avvenga di me secondo quanto hai detto, accresca la nostra fede affinché anche noi sappiamo fidarci pienamente della Provvidenza di Dio.

                                                                        D. MARIO MORRA sdb - E-mail:  csdm.valdocco@gmail.com 

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