La potenza
di Dio si manifesta pienamente nella debolezza
Il tema di fondo delle letture
di questa 14a domenica del tempo ordinario, è sicuramente
l'incredulità, fenomeno non di oggi soltanto, ma che ha
le sue manifestazioni già nell'antichità. La Parola
di Dio ci aiuta a scoprirne le cause ed a cercarne i rimedi.
Nell'affidare ad Ezechiele
la missione di profeta presso il popolo di Israele deportato
in Babilonia, Dio non promette successi e prestigio, anzi. "Ti
mando, gli dice, ad un popolo di ribelli che si sono rivoltati
contro di me. Quelli ai quali ti mando sono testardi e dal cuore
indurito"
Noi sappiamo che la storia
di Israele è in gran parte una storia di incredulità
e di infedeltà, sia nei riguardi dei profeti sia nei riguardi
di Dio.
S. Stefano, il primo martire
cristiano, mentre viene ucciso a colpi di pietra, rinfaccia ai
suoi uccisori: "O gente testarda e pagana nel cuore e nelle
orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo!
Quali dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato?"
Il motivo di questo atteggiamento è uno solo: il popolo
di Israele non sa entrare nei progetti di Dio, non vuole essergli
fedele perché i suoi interessi immediati contrastano con
il volere di Dio. Le alleanze con i popoli idolatri danno maggiore
sicurezza che non l'alleanza con Dio.
Non è forse così
anche per noi? Manchiamo spesso di fede in Dio, perché
troviamo più comodo seguire le suggestioni del mondo,
il nostro egoismo, anziché adeguarci ai comandamenti ed
al volere di Dio.
Tuttavia, nonostante gli insuccessi, le ostinazioni, le infedeltà,
Dio porta avanti il suo piano di salvezza e lo realizza! Ad Ezechiele
Egli ricorda: "Ascoltino o non ascoltino, perché
sono una genia di ribelli, sapranno almeno che un profeta si
trova in mezzo a loro". Dio continua ad inviare i suoi messaggeri
al popolo eletto, come segno della sua misericordia, della sua
ostinata volontà di salvarlo secondo le sue promesse.
Anche oggi, Dio nella sua infinita
misericordia continua ad inviare a noi i suoi profeti, per richiamarci
sulla via della giustizia e della fedeltà: dobbiamo avere
però "orecchi per intendere".
Anche nella pagina del Vangelo
di Marco troviamo il tema dell'incredulità. Non è
però l'incredulità degli Scribi e dei Farisei,
nemici dichiarati di Gesù, ma quella dei suoi concittadini
di Nazareth; Gesù si meraviglia della loro incredulità
e non può operare prodigi in mezzo a loro.
Essi da un lato ammirano la
sua dottrina ed il suo potere di fare prodigi, ma non riescono
a dargli credito come Messia, perché troppo "normale,
troppo simile a loro. Di lui conoscono tutto: la sua origine,
la sua parentela, il suo mestiere
Questo ci insegna che noi non
dobbiamo fermarci solo all'ammirazione verso il personaggio Gesù,
uomo straordinario. Credere in Gesù vuol dire accettare
il mistero della sua realtà di Figlio di Dio, nato nel
tempo come figlio di Maria, vero Dio e vero Uomo, morto e risorto
per la nostra salvezza. E solo seguendo il suo Vangelo noi raggiungiamo
la nostra salvezza.
Certo non possiamo dire che
S. Paolo abbia peccato di incredulità o di mancanza di
fede. Eppure come appare dalla 2a lettura, anche lui ha faticato
non poco prima di entrare nell'ordine di idee di Gesù
e di capire ciò che Dio voleva da lui: che cioè
realizzasse la sua missione attraverso molte tribolazioni e tanti
insuccessi; ha faticato a capire che "la potenza di Gesù
si manifesta pienamente nella debolezza", e che gli sarebbe
bastata la grazia del Signore per superare ogni ostacolo.
Ma una volta che ha compreso
tutto questo, arriva addirittura a vantarsi e a compiacersi delle
sue debolezze, delle sue infermità, e degli oltraggi,
perché in loro si manifesta la potenza di Cristo.
Nel fondo del nostro cuore
si annida spesso una certa dose di incredulità, o di poca
fede, che emerge quando ci sembra che Dio non ci esaudisca come
vorremmo, non ci liberi dai nostri mali fisici e dalle nostre
angustie spirituali. Alla radice di questa nostra poca fede c'è
l'orgoglio, la presunzione che ci impediscono di fidarci di Dio
e di abbandonarci a Lui.
Maria, donna di fede, che ha
creduto alla parola del Signore e si è totalmente abbandonata
a Lui con tanta fede, Avvenga di me secondo quanto hai detto,
accresca la nostra fede affinché anche noi sappiamo fidarci
pienamente della Provvidenza di Dio.