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 Anno Liturgico  B - 2009  

     TEMPO ORDINARIO - ANNO LITURGICO B    |  14a DOMENICA: 5 luglio 2009
    LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA     
|   Omelia di approfondimento


E' POSSIBILIE ESSERE PROFETI OGGI?

All'inizio dell'"anno sacerdotale" indetto dal papa, la liturgia della Parola di questa domenica ci invita a riflettere sulla natura e sulla missione del sacerdote-profeta nella società di oggi.

Le parole di Ezechiele, scritte in un periodo molto lontano dal nostro, sono di una attualità bruciante. Allora, come oggi, ci sono "figli testardi e dal cuore indurito".

Gente sorda al richiamo della coscienza, individui che millantano perbenismo ma vivono, in privato, schiavi delle loro turpitudini, persone caratterizzate dalla doppia moralità.

Tutto questo avviene nel silenzio assordante della incapacità di parlare da parte di coloro che dovrebbero far risuonare, alta e forte, la voce, non certo moralistica, di Dio. Questo è un obbligo per chi liberamente, e non su prescrizione medica, ha scelto di consacrare la propria esistenza a Dio e solo a Lui.

E' un dovere irrinunciabile, che qualifica la vocazione sacerdotale: "Ascoltino o non ascoltino, sapranno che un profeta si trova in mezzo a loro". E' la missione irrinunciabile della "parresia", cioè del parlare chiaro, semplice, diretto, non ossequioso o servile, tipico della profezia. Anche oggi, come ai tempi di Isaia (5,12),"ci sono cetre e arpe, tamburelli e flauti e vino per i loro banchetti, ma non badano all'azione del Signore, non vedono l'opera delle sue mani".

A questa situazione il profeta reagiva indignato urlando a pieni polmoni il suo sdegno e la sua riprovazione: "Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene…; guai a coloro che sono gagliardi nel bere il vino…; guai a coloro che assolvono per regali un colpevole e privano del suo diritto l'innocente…; le loro radici diventeranno un marciume e la loro fioritura volerà via come polvere" (Is 5,20 ss).

Dove sono finiti, in Italia, i preti capaci di tanta chiarezza non cortigiana? La paura e la poca fede, non bastano a giustificare il mutismo.

Paolo ci ricorda, nella seconda lettura, che la presenza di "spine nella carne" fatte di debolezza e di miseria, non possono annullare il dovere di annunciare la giustizia ed il diritto. Sono proprio i limiti umani che spalancano ampi spazi alla "grazia" di Dio. Basta volerlo.

Ma, forse, è proprio questa disponibilità che oggi manca in una Chiesa sempre più lontana dalla Parola perché alluvionata dalle parole, sempre meno libera perché sempre più prona davanti ai potenti, sempre più burocratizzata e meno profetica, con sempre più cardinali e meno parroci.

Se Gesù ritornasse in mezzo a noi, come ai suoi tempi "si meravigliava della loro incredulità", forse si stupirebbe della nostra atea codardia.
Non basta tirare fuori dagli armadi paramenti liturgici che nulla hanno a che fare con l'unica tunica da possedere di cui parlano i vangeli;
non basta blindarsi dietro le false sicurezze garantite dai vari concordati;
non basta trincerarsi dietro le fumose formule impregnate di dogmatismo becero per riacquistare credibilità che è frutto solo della coerente testimonianza evangelica.

"Ti basta la mia grazia" assicura Gesù a Paolo.

Si tratta di quella stessa grazia che è riuscita a trasformare in profezia tutta la pochezza umana del santo curato d'Ars. Le sue difficoltà intellettuali non gli hanno impedito di trasmettere e testimoniare il messaggio di Gesù a tanta povera gente; la sua non cultura non è stata un ostacolo alla comprensione ed alla spiegazione della Parola; la sua vita defilata e ritirata non è stata un ostacolo al suo incontrarsi con le folle nel segreto del confessionale.

L'altro modello di vita sacerdotale suggerito dal Papa è padre Pio da Pietrelcina. Povertà, preghiera, sofferenza, obbedienza eroica, silenzio son le caratteristiche del suo essere prete confessore.
Che legame c'è tra la sua testimonianza di vita e la vergognosa ostentazione di ricchezza e di commerci vari messa in piedi dai suoi confratelli attorno alla sua tomba?
Questo modo di fare non sporca ed inquina l'essere sacerdote di padre Pio?
Come, parlo da salesiano, basta mandare in giro per il mondo una reliquia di don Bosco per far rivivere il suo metodo educativo tra i giovani di oggi?
Nell'ottica della fede, dobbiamo serenamente ammettere che l'affermazione di Paolo "quando sono debole è allora che sono forte", nel panorama attuale, suonano di conforto.

"Tutto è grazia" ci assicura Bernanos. Quindi, con gramsciana convinzione, andiamo avanti con l'ottimismo della volontà sostenuta però dalla fede in Dio e solo in Dio.

                                                              D. ERMETE TESSORE sdb - E-Mail:  ermete.tessore@31gennaio.net


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