E'
POSSIBILIE ESSERE PROFETI OGGI?
All'inizio dell'"anno
sacerdotale" indetto dal papa, la liturgia della Parola
di questa domenica ci invita a riflettere sulla natura e sulla
missione del sacerdote-profeta nella società di oggi.
Le parole di Ezechiele, scritte
in un periodo molto lontano dal nostro, sono di una attualità
bruciante. Allora, come oggi, ci sono "figli testardi e
dal cuore indurito".
Gente sorda al richiamo della
coscienza, individui che millantano perbenismo ma vivono, in
privato, schiavi delle loro turpitudini, persone caratterizzate
dalla doppia moralità.
Tutto questo avviene nel silenzio
assordante della incapacità di parlare da parte di coloro
che dovrebbero far risuonare, alta e forte, la voce, non certo
moralistica, di Dio. Questo è un obbligo per chi liberamente,
e non su prescrizione medica, ha scelto di consacrare la propria
esistenza a Dio e solo a Lui.
E' un dovere irrinunciabile,
che qualifica la vocazione sacerdotale: "Ascoltino o non
ascoltino, sapranno che un profeta si trova in mezzo a loro".
E' la missione irrinunciabile della "parresia", cioè
del parlare chiaro, semplice, diretto, non ossequioso o servile,
tipico della profezia. Anche oggi, come ai tempi di Isaia (5,12),"ci
sono cetre e arpe, tamburelli e flauti e vino per i loro banchetti,
ma non badano all'azione del Signore, non vedono l'opera delle
sue mani".
A questa situazione il profeta
reagiva indignato urlando a pieni polmoni il suo sdegno e la
sua riprovazione: "Guai a coloro che chiamano bene il male
e male il bene
; guai a coloro che sono gagliardi nel bere
il vino
; guai a coloro che assolvono per regali un colpevole
e privano del suo diritto l'innocente
; le loro radici diventeranno
un marciume e la loro fioritura volerà via come polvere"
(Is 5,20 ss).
Dove sono finiti, in Italia,
i preti capaci di tanta chiarezza non cortigiana? La paura e
la poca fede, non bastano a giustificare il mutismo.
Paolo ci ricorda, nella seconda
lettura, che la presenza di "spine nella carne" fatte
di debolezza e di miseria, non possono annullare il dovere di
annunciare la giustizia ed il diritto. Sono proprio i limiti
umani che spalancano ampi spazi alla "grazia" di Dio.
Basta volerlo.
Ma, forse, è proprio
questa disponibilità che oggi manca in una Chiesa sempre
più lontana dalla Parola perché alluvionata dalle
parole, sempre meno libera perché sempre più prona
davanti ai potenti, sempre più burocratizzata e meno profetica,
con sempre più cardinali e meno parroci.
Se Gesù ritornasse in
mezzo a noi, come ai suoi tempi "si meravigliava della loro
incredulità", forse si stupirebbe della nostra atea
codardia.
Non basta tirare fuori dagli armadi
paramenti liturgici che nulla hanno a che fare con l'unica tunica
da possedere di cui parlano i vangeli;
non basta
blindarsi dietro le false sicurezze garantite dai vari concordati;
non basta trincerarsi dietro le fumose formule impregnate
di dogmatismo becero per riacquistare credibilità che
è frutto solo della coerente testimonianza evangelica.
"Ti basta la mia grazia" assicura Gesù a Paolo.
Si tratta di quella stessa
grazia che è riuscita a trasformare in profezia tutta
la pochezza umana del santo curato d'Ars. Le sue difficoltà intellettuali non gli
hanno impedito di trasmettere e testimoniare il messaggio di
Gesù a tanta povera gente; la sua non cultura non è
stata un ostacolo alla comprensione ed alla spiegazione della
Parola; la sua vita defilata e ritirata non è stata un
ostacolo al suo incontrarsi con le folle nel segreto del confessionale.
L'altro modello di vita sacerdotale
suggerito dal Papa è padre Pio da Pietrelcina. Povertà, preghiera, sofferenza, obbedienza
eroica, silenzio son le caratteristiche del suo essere prete
confessore.
Che legame c'è tra la sua
testimonianza di vita e la vergognosa ostentazione di ricchezza
e di commerci vari messa in piedi dai suoi confratelli attorno
alla sua tomba?
Questo modo di fare non sporca
ed inquina l'essere sacerdote di padre Pio?
Come,
parlo da salesiano, basta mandare in giro per il mondo una reliquia
di don Bosco per far rivivere il suo metodo educativo tra i giovani
di oggi?
Nell'ottica della fede, dobbiamo serenamente
ammettere che l'affermazione di Paolo "quando sono debole
è allora che sono forte", nel panorama attuale, suonano
di conforto.
"Tutto
è grazia"
ci assicura Bernanos. Quindi, con gramsciana convinzione, andiamo
avanti con l'ottimismo della volontà sostenuta però
dalla fede in Dio e solo in Dio.