CONVERTITEVI
E CREDETE AL VANGELO
All'inizio del nostro cammino quaresimale
la Liturgia della Parola ci invita a prendere atto che la fede
jn Cristo comporta la realizzazione di cieli nuovi e terra nuova
attraverso lo strumento della penitenza propedeutica alla piena
accettazione del Vangelo.
Essere di Gesù non vuol dire darsi
ad inutili, per quanto accattivanti, contorsionismi spirituali
o a cavalcare chissà quali rivoluzioni socio-culturali.
Piuttosto, come ci ricorda il brano
evangelico di Marco, comporta il riscoprire in noi la presenza
dello Spirito che ci suggerisce di rintracciare la nostra vera
identità nel silenzio (deserto), con durevole costanza
(quaranta giorni), individuando i focolai del male che si annidano
negli angiporti, ben mascherati e segreti, del nostro cuore (satana),
avendo il coraggio di combatterli (fiere) per poter vivere all'altezza
del nostro essere figli di Dio (angeli).
In questo contesto anche la nostra
preghiera cessa di essere un semplice atto di culto, ma si trasforma,
come ci ricorda Pietro, in una "invocazione di salvezza
rivolta a Dio da una buona coscienza, in virtù della risurrezione
di Gesù", il quale ci sollecita a prendere atto che
"il tempo è compiuto ed il regno di Dio è
vicino; convertitevi e credete al vangelo".
Ma cosa vuol dire questo in parole
semplici?
La frase "il tempo è compiuto"
significa:
che
noi siamo arrivati a vivere un periodo storico propizio e decisivo
per il futuro dell'umanità. L'uomo moderno attraverso
la scienza e la tecnologia ha accentrato nelle sue mani un potere
enorme, tale da metterlo in grado di far fare all'esistenza un
significativo salto di qualità o di distruggerla. Prometeo
sta per realizzare il suo sogno di sfidare faccia a faccia il
creatore di tutto.
Per questo siamo alla vigilia della
scelta tra il diluvio, dalle conseguenze imprevedibili e frutto
dell'eccessiva bramosia di potere dell'umanità, ed il
Regno di Dio inteso come una nuova realtà, che tocca tutte
le dimensioni della esistenza, capace di realizzare ogni ideale
di giustizia, di verità, di misericordia e di pace che
l'autore del libro della Genesi raccoglie sotto il segno dell'arcobaleno.
A questo regno di Dio possiamo
accedere solo attraverso il libero cammino della concreta conversione.
Essa non può essere semplice sentimento o pio auspicio.
Deve essere la presa d'atto della morte e risurrezione di Gesù
che non può continuare a lasciarci indifferenti, ma deve
spingerci concretamente a riorganizzare il nostro modo di vivere,
rivoluzionare la nostra scala di valori, riprogettare i nostri
fini, riscoprire la lealtà e la coerenza alle nostre promesse
battesimali.
Il credere al Vangelo
non può fossilizzarsi negli angusti ambiti di una religione
che Cristo non ha mai voluto, ma che anzi ha combattuto con tutte
le sue forze.
Piuttosto significa:
* riscoprire la persona di Gesù,
*
fare nostri i suoi comportamenti,
*
camminare tra la gente come
Lui ha fatto,
* solidarizzare
con i peccatori,
* condividere
con i poveri,
* alleviare
le sofferenze,
* prendere
atto che la moltiplicazione dei pani non è magia ma testimonianza
dello straordinario potere della condivisione e della solidarietà.
Finora, forse abbiamo discettato
sul vangelo, l'abbiamo strombazzato sotto ogni latitudine e longitudine,
l'abbiamo sviscerato in ogni dettaglio esegetico, l'abbiamo tradotto
in tutte le lingue, abbiamo analizzato ogni pietra della Palestina,
abbiamo riempito innumerevoli biblioteche con le nostre profonde
elucubrazioni,
ma siamo sicuri, nonostante i nostri
erculei sforzi, di non aver partorito un topolino e di ritrovarci
nelle triste condizione di non aver mai creduto veramente al
Vangelo, per il semplice fatto che continuiamo a chiacchierare
di Cristo, ma non a vivere come Lui?
D. ERMETE TESSORE sdb