TEMPO DI NATALE - ANNO
B | 04 Gennaio 2009: 2a DOMENICA
LITURGIA
DELLA DOMENICA | Sussidio per l'Omelia
PENSIERI, CITAZIONI,
AFORISMI UTILI....
Il
cristiano è uomo di pace, ma non un uomo in pace, fare
la pace è la sua vocazione. Primo Mazzolari.
"Incomincia
con l'annunciare ciò che Dio ti mostra e non avrai tempo
per cercare ciò che Egli ti nasconde". A. Dumas.
"Di un'anima
pagana si può fare un'anima cristiana. Ma di quelli che
non sono niente ...né pagani, né cristiani di costoro,
di questi morti vivi, che ne faremo?". Charles Peguy.
"La religione
di Gesù, a differenza delle precedenti, è una salita
ripida; e chi osa trasformarla in sentiero facile e largo si
vota all'inganno e all'abisso. La religione cristiana è
dramma nel suo capo e nelle sue membra... Così la misura
della propria adesione a Cristo si può esattamente valutare
solo dalle stimmate sanguinose del proprio pensiero e della propria
carne". C. BEVILACQUA.
"Iddio
ci dà le noci, ma non ce le schiaccia" (PUSKIN).
"È
l'inerzia dei buoni che sempre e dappertutto fa il successo dei
cattivi" (MONTALEMBERT).
RIFLESSIONI
VARIE
Queste riflessioni sono di Mons Tonino Bello,mi sembrano
stupendamente significative e le ho trovate nel commento che
il Prof don Garcia fa alla Parola di Dio della domenica, e che
mette nel sito http://micromedia.unisal.it/IndexC.htm (è
il sito dell'Università Salesiana).
IN MEZZO
A NOI
"Possa
egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente
per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati,
quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i
santi". (Ef 1, 18)
"Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.
A quanti però l'hanno accolto, ha dato il potere
Di diventare figli di Dio". (Gv 1, 11-12)
Dobbiamo rimeditare
il mistero del Natale in termini forse meno emotivi e più
sapienziali.
Vengono adoperati, infatti, testi biblici pacati e solenni, frutto
essi stessi di elaborate sedimentazioni tecnologiche teologiche.
Sembra quasi che la chiesa, preoccupata che le feste natalizie
abbiano preso una piega un tantino più allegra del dovuto,
voglia provocarci a supplementi di riflessione, a scavi interiori
e a più esigenti prese di posizione.
Non possiamo,
ovviamente, consumare tutte le vivande che ci vengono approntate
sulla tavola della Parola. C'è ne sono in abbondanza come
non mai: non per nulla siamo ancora nel clima del Natale! Faremo
perciò una selezione, resa obbligatoria dall'esigenza
di dovercene andare con un forte tema generatore nella mente,
che non ci lasci disorientati in mezzo a tanta ricchezza e ci
nutra per l'intera settimana. Svilupperemo, allora, questo messaggio:
"Gente, Dio ha posto la sua tenda in mezzo a noi. Siamo
liberi di accoglierlo o di rifiutarlo. Se lo accogliamo, però,
la vita finalmente acquisterà senso per tutti!".
Dio ha posto
la sua tenda in mezzo a noi
È un
messaggio che, se non ci fa trasalire più, è perché
non scorre sulle coordinate del coinvolgimento esistenziale,
della carica emotiva e dell'intuizione del dono. Diciamocelo
con franchezza: quello della coabitazione, anzi della "inabitazione"
di Dio tra gli uomini, è un annuncio spento per molti
cristiani.
Se una comunità
di sieropositivi si insedia tra i palazzi dei ricchi, si scatena
il rifiuto. Un centro di accoglienza per tossicodipendenti provoca
reazioni per chi vi abita accanto. Quando una famiglia di marocchini
viene ad abitare in un condominio, spesso è tutto il palazzo
che si ribella. Quando gli zingari impiantano i carrozzoni nelle
adiacenze di ville appartenenti a persone "perbene",
è un'iradiddio generale.
Per il verso
contrario, si fa a gara per accaparrarsi, accanto alle proprie
abitazioni i servizi più importanti; si specula al limite
della illegalità pur di avere un impianto che valorizzi
la zona dove si abita. A chi chiede l'indirizzo di casa si aggiunge
con fierezza che a pochi metri di distanza c'è la villa
di Gianni Morandi o il residence di Maradona.
Ma la notizia che Dio diventa nostro coinquilino non ci fa organizzare
nè cortei di protesta né i fuochi d'artificio per
la gioia. Perché questa apatia? Come ricogliere lo stupore
dell'annuncio che Dio "ha posto la sua tenda in mezzo a
noi"? Oggi è il momento buono per far comprendere
tutto lo spessore di questa notizia che rasenta l'assurdo, anzi
lo sorpassa.
Liberi di
accoglierlo o di rifiutarlo
Ecco che all'improvviso
siamo posti con le spalle al muro, nella crocifissione della
scelta più radicale della nostra vita: accogliere o rifiutare
che Dio collochi la sua "tenda in mezzo a noi". Stringi
stringi, è il vero "caso serio" dell'esistenza.
Che fare di fronte a questa provocazione? Denunciare Gesù
come abusivo? Aizzargli contro il malumore popolare perché
disturba la quiete pubblica? Rimetterlo in croce o metterlo in
ridicolo? Far finta di niente, tanto prima o poi si stancherà
e andrà via? Oppure accoglierlo con i segni della festa
e sperimentare con lui i misteri gaudiosi, gloriosi e dolorosi
della vita? Oggi, di fronte al macigno che ci ruzzola addosso
le parole di Giovanni: "Venne tra la sua gente, ma i suoi
non lo hanno accolto" (Gv 1,11) tutto ci è permesso
fuorché rimanere neutrali.
Se lo si
accoglie, la vita acquisterà senso
"A quanti
lo hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio".
È in questa accoglienza che si gioca il senso del vivere.
Più che senso, è meglio dire sapienza. Cioè
sapore, gusto. Il sale nella minestra: quello che manca oggi.
Se Maria presenziasse con Gesù, come un giorno in Cana
di Galilea, ai nostri banchetti, non direbbe più: "Figlio,
non hanno più vino" (Gv 2,3), ma direbbe: "Figlio,
non hanno più sale". Si recupera a questo punto tutto
il messaggio sulla sapienza. Essa è un dono che Dio manda
sulla terra perché, "dopo aver officiato nella tenda
santa davanti a lui", venga finalmente a fare compagnia
agli uomini e "fissi la tenda in Giacobbe" (Sir 24,8).
Di questo senso, di questo orientamento decisivo, di questo intimo
significato delle cose, di questo profondo perché, oggi
sentiamo tutti un incredibile bisogno.
Scoprire, sotto
lo scorrere dei grani del tempo, il filo nascosto che articola
i giorni, senza frantumarli in monadi chiuse. Leggere, sotto
la scorza degli avvenimenti, tristi o luttuosi, la tensione ultima
che li lega al Regno. Udire la voce segreta che geme nell'universo,
sofferente per i travagli del parto. Intuire che i frammenti
di gioia che si sperimentano quaggiù fanno parte di un
mare di felicità, in cui un giorno faremo tutti naufragio.
Percepire che il nostro vuoto può essere riempito solo
"dalla sua pienezza" (Gv 1, 16).
È così
grande il dono, che san Paolo sente il bisogno di chiedere per
tutti da Dio questo "spirito di sapienza" (Ef 1, 17).
A noi non resta che augurarci che "possa egli davvero illuminare
gli occhi della nostra mente per farci comprendere a quale speranza
ci ha chiamati".
Se le cose stanno così, benvenuta "tenda di Dio in
mezzo a noi" ! (Don Tonino Bello, Avvento. Natale. Oltre
il futuro, Padova, Messaggero, 2007, 91-96).
ESEMPI UTILI....
DOVE AVETE MESSO IL VOSTRO
DIO?
Dio
è spirituale ed invisibile. Non essendo materiale, non
può quindi essere visto con gli occhi. Però grande
è il desiderio di tutti gli uomini di vedere Dio.
Era un soldato della Legione di Pompeo. Aveva marciato con lui
per tutte le strade dell'impero romano, dall'Occidente all'Oriente.
Aveva molto coraggio; ma, quando il pensiero del mistero della
vita entrava nel suo cuore, diventava addirittura superstizioso.
Aveva pregato
gli idoli dei Romani; ora pregava gli dei dei popoli barbari
d'Oriente. Finalmente con Pompeo marciava verso Gerusalemme.
Moriva dalla voglia di pregare il Dio degli Ebrei, del quale
tutti cantavano imprese meravigliose. Ma nella Palestina non
trovò nessun tempio; solo luoghi sacri di convegno per
l'ascolto e per la preghiera, chiamati: Sinagoghe. Tutti gli
dicevano che solo nella città Santa c'è il tempio
di JHWH.
Passarono lunghi mesi d'assedio. Finalmente
Gerusalemme s'arrende.
Spada alla mano, irrompe nel meraviglioso tempio, una delle sette
meraviglie del mondo, il cuore misterioso della religione ebraica.
Finalmente potrebbe vedere il Dio degli Ebrei!
Delusione!
Nel luogo più santo è buio profondo. S'accendono
fiaccole. La stanza cubica è vuota, è spoglia.
E la statua del Dio meraviglioso? Forse l'avranno nascosta.
Ferma con forza un sacerdote prigioniero. Comanda:
"Dove avete messo il vostro Dio?". Il sacerdote solenne
risponde: "JHWH, il Signore del cielo e della terra, è
troppo grande per essere raffigurato da una statua; è
troppo santo, per essere immaginato da noi; è troppo misterioso
per essere visto; è troppo vivo per star fermo. JHWH,
il Signore, è aldilà di tutto: è spirituale,
invisibile, unico. Egli perciò viene con noi prigionieri
in tutte le parti del mondo".
Il Dio degli
Ebrei, il vero Dio, non ha forma umana: è Spirito.
Allora come Lo conosceremo? Come immagineremo il suo volto? Gesù
ce lo svela: Dio ha il volto dell'amore di un padre che ha le
braccia aperte, che vuoi essere dono per farci felici.
CAMMINIAMO
INSIEME
"Casimiro, re della Polonia, sollecitava
la marcia della fanteria: lui a cavallo, spronava i soldati a
piedi a camminare più velocemente, Un soldato coraggioso
gli gridò:
- Ha un bel dire, vostra Maestà, che sta a cavallo, mentre
noi poveri soldati andiamo a piedi!
Il magnanimo re capì, smontò da cavallo e disse:
- Orsù, ora siamo tutti a piedi! Camminiamo insieme!".
Il Figlio di Dio, facendosi uomo come noi, cammina con noi e
come noi.
IN NOME
DI CRISTO, ABBI MISERICORDIA
Nella vita di S. Giovanni
Gualberto si legge che questo giovane fiorentino incontrò
per strada un tale che gli aveva ucciso il fratello: l'aveva
cercato da tanto tempo per vendicarsi, e ora l'aveva lì
davanti, in un vicolo chiuso; sguainò la spada e si lanciò
contro quell'assassino. Costui, vistasi la morte accanto, si
fece il segno di croce ed esclamò: "In nome di Cristo,
abbi misericordia!" Giovanni Gualberto rimase colpito da
quel grido e si fermò; rimise la spada nel fodero e con
slancio generoso abbracciò l'uomo che aveva tanto odiato,
dicendo: "D'ora in avanti terrò te come fratello".
Si dice che, entrato nella chiesa di San Miniato,
il santo vide poi il capo di un Crocifisso chinarsi in segno
di compiacimento e di amore...
Ecco: all'inizio del Vangelo di Giovanni si stabilisce l'identificazione
del Verbo Incarnato con Gesù Cristo, cioè il "salvatore
consacrato". E nel suo nome c'è soltanto salvezza.
D. TOMMASO DURANTE
sdb
Visita Nr.