TEMPO DI AVVENTO | ANNO B
07 DICEMBRE 2008: 2a
DOMENICA
LITURGIA
DELLA DOMENICA | Omelia
CONVERSIONE
DISTACCO DAL PECCATO
- GRAZIA - SORRISO
AVVENTO:
preparazione al S.
Natale, alla venuta di Gesù.
Come dobbiamo prepararci? Domenica scorsa la liturgia ci ha invitati
alla vigilanza; oggi c'invita alla conversione.
1. Importanza
e significato della conversione
Che la conversione
sia importante risulta da un esame anche superficiale del Vangelo
di oggi.
E' l'inizio del Vangelo di S. Marco, il più antico dei
Vangeli, che ci dà il nucleo primitivo della predicazione
degli Apostoli.
Lo stile è scarno, solenne, maestoso: "Inizio del
Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio". Poi S. Marco
entra bruscamente nel tema: le frasi si accavallano, come quando
si deve comunicare una notizia straordinariamente importante
e non si vuole perdere tempo:
"Come è scritto nel profeta Isaia: "Ecco, io
mando il mio messaggero
Voce di uno che grida nel deserto
".
Accorreva a lui tutta la regione".
Quest'inizio così solenne ci fa riflettere: il Vangelo,
il lieto annunzio di Gesù, del Messia, si presenta a noi
come un'urgente, improrogabile richiesta di conversione.
E Gesù inizierà la sua predicazione dicendo: "Il
tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: convertitevi
e credete al Vangelo" (Mc 1,15).
Il giorno di Pentecoste la Chiesa inaugurerà la sua missione
con le parole di S. Pietro: "Convertitevi, e ciascuno si
faccia battezzare nel nome del Signore Gesù".
Conversione: parola oggi spesso usata, ma in realtà poco
praticata.
Nell'A. T. "conversione" significava: mutare direzione,
cambiare orientamento; nel N. T. il verbo greco indica più
propriamente cambiare modo di pensare.
In ogni caso "convertirsi" significa lasciare qualche
cosa per rivolgersi a qualcos'altro.
2. Distacco
dal peccato e dal mondo
Che cosa bisogna
lasciare? Innanzi tutto il peccato. Questo si vede chiaramente
dal Vangelo: Giovanni predica un "battesimo di conversione
per il perdono dei peccati"
"E si facevano battezzare nel fiume Giordano, confessando
i loro pecati"
La conversione comporta innanzi tutto il dolore per i peccati
commessi, il desiderio di liberarsene, il proposito di escluderli
d'ora in poi dalla propria vita.
Escludere, rifiutare, odiare il peccato, che ci allontana da
Dio, che offende Dio.
Ma bisogna rifiutare anche tutto ciò che in qualche modo
è legato al peccato: un certa mentalità mondana,
l'eccessiva stima delle comodità, del piacere, del benessere,
delle ricchezze.
L'esempio di questo distacco ci viene ancora dal Vangelo di oggi,
nella figura del Battista: non era certamente un uomo attaccato
alle comodità, preoccupato di godersi la vita.
Infatti "Giovanni era vestito di peli di cammello, con una
cintura ai fianchi, si cibava di locuste e di miele selvatico".
Chi si faceva battezzare da lui, accettava - sia pure in maniera
meno radicale - questa sua impostazione di vita: austera, severa,
senza compromessi con la mentalità mondana. Ecco il primo
aspetto della conversione: distacco dal peccato, dal mondo, dal
demonio.
Però
senza compromessi: questo è importante. E invece, come
siamo facili noi ai compromessi!..
Sentite questa: "Una vecchietta entra nel Santuario di San
Michele Arcangelo, presso Cuneo. Alla porta compra due candele:
una grande e una piccola.
Si avvicina alla statua del Patrono, accende la candela grande
e la offre all'arcangelo. Poi accende la candela piccola e la
offre al diavolo, che è sotto il piede di S. Michele.
Un sacerdote
che ha osservato, si avvicina e le dice: "Buona donna, non
si può accendere una candela al diavolo!".
La vecchietta risponde: "Reverendo, bisogna avere amici
dappertutto!".
Care Sorelle, non possiamo avere
amici dappertutto!
Lui solo deve essere il nostro amico: Gesù, con la Sua
grazia.
3. Cercare
Dio e il suo Regno
E perché
dobbiamo distaccarci da tutto? Per qualcosa di incomparabilmente
più grande, cioè per il Regno di Dio, la comunione
con Dio, l'amicizia con Gesù.
E tutto questo non è facile: sono troppi legami che ci
tengono avvinti al peccato: la debolezza, la malizia, l'ambiente,
i cattivi esempi, lo scoraggiamento, la sfiducia
Ed è
troppo debole la spinta che sentiamo verso il Signore.
Sembra che Dio taccia; le sue promesse sembrano lontane, irreali
E allora viene la tentazione di dire: "E' impossibile convertirsi
veramente". E invece di convertirci dal mondo a Dio, rischiamo
di convertirci sempre più da Dio al mondo!
4. Grazia
di luce
Che fare allora?
Dobbiamo ricordarci che la conversione è una grazia, e
innanzi tutto una grazia di luce.
Ci convertiremo veramente nella misura in cui comprenderemo la
vanità del mondo e la bellezza, la bontà e l'amabilità
di Dio.
Le letture di oggi diffondono alcuni raggi di luce a questo riguardo.
La vanità del mondo è descritta efficacemente da
S. Pietro: "Davanti al Signore un giorno è come mille
anni e mille anni come un giorno solo".
"Allora i cieli passeranno con fragore"
S. Teresa diceva:
"Tutto
passa! Dio resta".
E allora, perché attaccarci alle cose? Perché lasciarsi
trascinare da cose che passano? "Vanità delle vanità,
tutto è vanità", dice Qoélet.
Ma le letture odierne ci illuminano anche sulla bellezza e amabilità
di Dio.
Consideriamo l'esplosione di gioia contenuta nella prima lettura:
la gioia di chi ha scoperto Dio, di chi si sente nell'amicizia
di Dio, nell'amore di Dio:
"Consolate, consolate il mio popolo!
Annuncia alle
città di Giuda: Ecco il vostro Dio!".
Il vostro Dio! Quante volte nel brano di Isaia si ripete questo
pensiero, quasi martellante: il nostro Dio, l'unione con Dio!
E poi la meravigliosa immagine: "Come un pastore egli fa
pascolare il gregge
porta gli agnellini sul seno e conduce
pian piano le pecore madri".
Ecco il lieto annunzio, il Vangelo: Gesù, buon Pastore.
Gesù vuole stabilire un rapporto di alleanza, di amicizia
con noi, riempiendoci di sorriso e di gioia, nell'intimità
con Lui. Sì: Gesù ci vuole nella gioia, ci vuole
apostoli del sorriso.
Ecco che cosa
scriveva una Suora Domenicana:
"Devo avere sempre il sorriso sulle labbra, andando incontro
a tutti gentilmente e non baderò alle esigenze della mia
natura ribelle.
Per alleggerire i miei dolori, lenirò le sofferenze altrui;
nel sorriso che farò sbocciare sopra le labbra addolorate,
dimenticherò i miei piccoli sacrifici
Cercherò e mi sforzerò di sorridere, sorridere
sempre, a tutti, con tutti, anche quando non ne potrò
più.
Quale coraggio e quale abnegazione ci vuole per sorridere attraverso
le lacrime e in certi momenti di
nero interno
ma
quel sorriso è la prova migliore di un costante abbandono
in Gesù.
Accettare qualsiasi sofferenza, non lamentarsi mai, sorridere
per puro amore di Gesù, con gioia e con perfezione.
Signore Gesù, io sono una povera ignorante, capace di
non fare niente, sono anche dell'Ordine dei Predicatori (= Domenicana)
ma proprio non sono buona a nulla, sono solo capace di sorridere.
Allora io, Gesù mio, predicherò e salverò
le anime col sorriso, solo quello è il mio forte.
Mi sforzerò di non lasciarlo mai fuggire dal mio volto,
specialmente quando mi costerà di più, allora sorriderò
anche più dolcemente" (Sr. MARIA EMILIA BOSETTI).
Cari Fratelli
e Sorelle, abituiamoci anche noi a sorridere a tutti e sempre:
chissà che a forza di sorridere il nostro volto non si
trasformi in un
fiore! O meglio ancora: nel Volto di Gesù
e in quello della Madonna. Questa sarebbe davvero una fortuna
per noi e una
delizia per gli altri
Facciamone la
prova!
D. SEVERINO GALLO sdb
(+ 2007)
Visita Nr.