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    TEMPO DI AVVENTO | ANNO B
    07 DICEMBRE 2008: 2a DOMENICA
    LITURGIA DELLA DOMENICA | Omelia


    Gesù viene per farci tornare a Lui

La Liturgia della Parola di questa 2a Domenica d'Avvento ci aiuta a capire ed a vivere intensamente lo spirito di questo tempo di preparazione alla venuta del Signore.

Isaia, il grande profeta che ci accompagna e guida in tutto questo periodo, annuncia con gioia il ritorno insperato dall'esilio di Babilonia, la fine della schiavitù durata per ben 60 anni: "Consolate, consolate il mio popolo... è finita la sua schiavitù".

Nel medesimo tempo annuncia il perdono, da parte di Dio, dei peccati del suo popolo che aveva capito come l'esilio e la distruzione di Gerusalemme non erano altro che la conseguenza dei suoi peccati d'idolatria, d'infedeltà a Dio e d'ingiustizia: "è stata scontata la sua iniquità, perché ha ricevuto dalla mano del Signore doppio castigo per tutti i suoi peccati". Il castigo accettato con cuore pentito ha ottenuto il perdono.

Il Signore è come un pastore attento alle necessità del suo gregge, premuroso e pieno di tenerezza specialmente per i più deboli: "Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce piano piano le pecore madri".

Questo annuncio gioioso di Isaia non riguarda solamente la liberazione di Israele ed il perdono delle sue colpe, ma va oltre e si riferisce a qualcosa di molto più importante, ad un ritorno più grandioso della gloria del Signore, ad una liberazione più completa e addirittura universale che Dio avrebbe operato per ogni uomo.

L'Evangelista S. Marco fin dall'inizio del suo Vangelo vede realizzata in Gesù quest'opera di liberazione universale dalla schiavitù del peccato, questo intervento prodigioso di Dio che viene con potenza a salvare non un popolo solo, ma tutti gli uomini. S. Marco ci presenta Gesù come il Cristo, cioè il Messia promesso e Figlio di Dio: "Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio", ed il precursore, Giovanni Battista, lo presenta con le stesse parole di Isaia: "Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri".

Gesù è il vero liberatore e salvatore dell'umanità, e perché gli animi siano pronti ad accoglierlo, Giovanni predica un "battesimo di penitenza", un battesimo cioè che sia non solo un rito esteriore, ma sia segno autentico di conversione interiore, di cambiamento di vita.

S. Pietro, nella 2a lettura, si riferisce a coloro che all'inizio della Chiesa ritenevano prossima ed imminente la seconda venuta del Signore, quella gloriosa, e non vedendola realizzarsi, ne erano delusi. S. Pietro spiega: Dio ha una misura del tempo diversa dalla nostra, "davanti a Lui mille anni sono come un giorno solo e un giorno è come mille anni". Dio è al di sopra del tempo, è l'eterno.

Perciò non è che "il Signore ritardi ad adempiere la promessa di un suo ritorno, ma usa pazienza verso di voi, dice S. Pietro, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi." Non si deve quindi abusare del tempo che Dio concede, ma approfittarne per compiere il bene.

"Il giorno del Signore verrà, come un ladro", all'improvviso, e si stabilirà una situazione nuova, diversa, in cui avrà stabile dimora la giustizia. Pietro esorta i cristiani ad essere forti nella fede, in mezzo alle difficoltà, ed ad avere una condotta di vita santa: "cercate di essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace".

Per attualizzare la Parola che abbiamo ascoltato, dobbiamo pertanto sentire come rivolte a noi le parole del profeta Isaia, di Giovanni Battista e di S. Pietro. "Preparate la strada al Signore"; "ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati"; "Raddrizzate i suoi sentieri"; "Cercate di essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace".

In questo periodo dell'Avvento ci prepariamo a celebrare degnamente il Natale di Gesù.

* Dobbiamo perciò impegnarci a togliere dalla nostra vita quegli ostacoli che impediscono o limitano la presenza e l'azione di Gesù in noi, i nostri peccati, l'egoismo, la superbia.
* Dobbiamo impegnarci a raddrizzare ciò che è storto e deviante in noi: le inclinazioni perverse, le abitudini cattive.
* Dobbiamo impegnarci a colmare i vuoti e le lacune: la mancanza o la scarsità di vita interiore e di preghiera, la scarsità di amore, di spirito di sacrificio, di distacco dalle cose terrene, la scarsa visione di fede nelle nostre azioni e comportamenti.

Cerchiamo di vivere con questo spirito il periodo dell'Avvento, se vogliamo che il Natale, sia davvero per noi evento di gioia e di santificazione, una vera "rinascita" in Gesù.

La Madonna, la Tuttasanta, l'Immacolata ci sostenga in questo nostro impegno.

                                                                                    D. MARIO MORRA sdb

                                                                      

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