TEMPO DI AVVENTO | ANNO B
30 NOVEMBRE 2008: 1a
DOMENICA
LITURGIA
DELLA DOMENICA | Omelia
ATTESA DI
GESU' - VIGILANZA
Con questa prima domenica d'Avvento
siamo all'inizio del nuovo anno liturgico.
Avvento significa VENUTA. Ogni anno noi ricordiamo:
* La venuta storica
di Gesù, che si è fatto Uomo per noi, in Palestina.
* La venuta spirituale
di Gesù nella sua Chiesa e in ciascuno di noi, con la
grazia.
* La venuta finale,
quando Gesù verrà a rendere completo il suo trionfo,
portandoci tutti con Sé.
In tutte queste tre venute
del Signore, attendiamo Gesù che si fa vicino a noi per
salvarci.
Il motivo dominante di questa prima domenica d'Avvento è
la "veglia" nel timore della fine e l'attesa della
venuta del Signore.
Questa vigilanza è una
caratteristica del cristiano e in questo periodo essa è
sottolineata con maggior vigore. Innanzi tutto:
1. TIMORE
DELLA FINE
La prima lettura ci ha detto:
"Davanti a te tremavano i popoli, quando tu compivi cose
terribili, che non attendevamo".
Nei secoli scorsi il futuro poteva apparire senza sorprese. Che
cosa potevano prevedere di sconvolgente Cicerone, Giulio Cesare,
o Carlo Magno?
Il solito branco d'umanità si dibatteva con la realtà
di sempre: carestie, epidemie, qualche cataclisma, terremoti,
e qualche guerra.
Proviamo a riflettere su ciò
che ci prospetta, per esempio, la:
a) Politica dei nostri giorni: governi
che installano missili e dimostrazioni popolari contro i medesimi;
gara Est e Ovest, Nord e Sud nella produzione di armi nucleari.
Dodici bombe all'idrogeno passeggiano sul nostro capo: 20 mila
tonnellate di tritolo per ogni abitante della terra. Fin troppo!
La nostra epoca ribolle d'avvenimenti da finimondo.
Come potrebbe l'uomo, una volta smarrita la strada verso Dio,
non perdersi lungo le strade del mondo?
L'accademico
francese Henry
de Montherland, non
molto tempo fa, confidava ad un amico: "Chi ha ben osservato
il mondo, si accorge che non rimangono che due realtà:
il suicidio o Dio". Alcune settimane più tardi il
grande scrittore sceglieva il suicidio. Dio non aveva trovato
posto nella sua vita. Di fronte alla prova egli non fu capace
di colmare il suo vuoto interiore.
b) La paura del vero cristiano si deve
risolvere nel "santo timore di Dio", che spinge a credere
alla parola di Gesù; ci porta alla conversione e ad implorare
l'infinita misericordia divina, che ci conduce alla
2. SALVEZZA
PER MEZZO DI GESU'
Ci ha detto, infatti, la seconda
lettura: "Noi aspettiamo la manifestazione del Signore nostro
Gesù Cristo". Troppe volte la nostra crescita si
compie senza un riferimento a Lui, la cui presenza piena d'amore
ci avvolge completamente.
Sono sorprendenti le ammonizioni
che si davano al pio pellegrino, che nei tempi passati navigava
verso la Terra Santa, perché non si lasciasse cogliere
da intempestivi spaventi. Gli si diceva così:
"Ascolta tutto quello che dicono i marinai. Se tacciono:
tutto è incerto. Se bestemmiano: tutto va bene. Se invocano
Dio, ci siamo: c'è la tempesta". E il pio pellegrino,
nelle notti burrascose, tendeva l'orecchio. Se udiva imprecazioni
da scardinare le stelle, esclamava: "Meno male!", e
tranquillo, nel letto, si voltava dall'altra parte.
Se li sentiva invocare Dio,
la Madonna e i Santi, esclamava: "Andiamo male!"; allora
gemeva e raccomandava la propria anima a Dio.
Non capita un po' così anche ai nostri giorni? E' proprio
vero che le situazioni di fallimento e d'angoscia, molto spesso,
ci riconducono a Dio!
Gesù, con insistenza piena di preoccupazione per noi,
insiste sulla vigilanza: "Vegliate", ci dice con accoramento,
"poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà"
(Mc 13,35).
Egli ci vuol convincere di vivere sempre nelle disposizioni da
Lui volute, pronti ad accoglierlo quando verrà.
E' profondamente esemplare
la risposta di S. Luigi Gonzaga che, interrogato in ricreazione,
che cosa avrebbe fatto se un Angelo gli avesse comunicata imminente
la sua morte. Egli rispose: "Continuerei a giocare!".
Noi sappiamo bene chi dobbiamo attendere e sappiamo pure che
Egli ci porterà ad una festa nella Casa del Padre, se
ci troverà vigilanti.
Come dobbiamo
attendere Gesù?
Ce lo indica molto chiaramente
il Vangelo d'oggi:
* Dobbiamo attendere Gesù senza
paura.
Gli amici si aspettano con
gioia, con amore e con un po' d'impazienza. Gli amici non si
aspettano mai con paura, perché se un amico ci fa paura,
non è certamente un amico.
Gesù ci salva da ogni male, da qualunque parte venga,
perché Lui è veramente nostro Amico.
Un uomo camminava per la strada deserta insieme
al suo bambino. Gli diceva:
- Cammina innanzi a me.
Quando vide delle persone poco rassicuranti venirgli incontro,
disse:
- Cammina dietro di me.
Quando si accorse che un lupo affamato li seguiva, disse:
- Mettiti di fianco a me.
Ma siccome il camminare ai bordi della strada era disagevole
e il bambino camminava a fatica, il padre prese il suo bambino
e se lo mise sulle spalle.
E' proprio ciò che fa Gesù con noi: quando Gli
vogliamo sinceramente bene, Egli ci porta sulle sue spalle.
* Dobbiamo attendere Gesù senza
pigrizia
Dobbiamo lavorare come servi
fedeli, che sanno di aver ricevuto un incarico molto importante
dal loro padrone.
Qual è l'incarico più importante che Gesù
ci ha affidato? E' quello di essere annunciatori della sua salvezza
e del suo amore per gli uomini. Ognuno svolgerà questo
incarico con i doni che ha ricevuto.
Dobbiamo conoscere sempre meglio Gesù: non si ama uno
sconosciuto, e poi pregare più intensamente e con maggior
frequenza durante questo Avvento.
Dobbiamo aiutare gli altri per far conoscere attraverso i nostri
gesti di bontà , quanto è buono il Signore.
Il fanciullo Guido di Font-galland, noto in tutto il mondo cattolico
per una vita che ha del prodigioso nella sua semplicità,
se ne volò al Cielo a soli 12 anni, nel 1925.
Ebbene, fin dall'età di cinque anni, quando faceva l'elemosina,
aggiungeva sempre una stretta di mano al poverello.
A chi gli domandò il motivo, rispose ingenuamente: - Voglio
dare qualcosa di mio. Il denaro è di papà e di
mamma; ma la stretta di mano è mia. Vedete come il povero
mi sorride? E' segno che gli fa piacere. Far piacere al povero,
è far piacere a Gesù
Cari Fratelli e Sorelle, per
giungere a simili sfumature di bontà, dobbiamo anche noi
amare immensamente la Madonna, come Guido di Font-galland, che della Madonna era letteralmente
innamorato.
Infatti un giorno nella sua semplicità uscì in
questa espressione:
"Che bella idea ha avuto
Gesù di portare in Cielo la Sua Mamma in anima e corpo,
così lassù potrò posare il mio capo sul
suo cuore e dirle più da vicino che io L'amo immensamente".
Con una simile fiducia e confidenza nella Madonna, neppure noi
temeremo l'incontro con Gesù nella morte, perché
Lui sarà per noi un dolce Paradiso.
D. SEVERINO GALLO sdb
(+ 2007)
Visita Nr.