TEMPO DI AVVENTO | ANNO B
30 NOVEMBRE 2008: 1a
DOMENICA
LITURGIA
DELLA DOMENICA | Omelia
Noi siamo
argilla e tu colui che ci plasma
Con questa domenica iniziamo
un nuovo anno liturgico. Questa prima domenica di Avvento, infatti,
ci introduce in quel tempo forte di preparazione che culminerà
con la Solennità del Santo Natale.
Nella liturgia odierna un verbo
è posto alla nostra attenzione, da conservare come promemoria
durante questo tempo, esso è: vegliate. All'inizio di
un nuovo anno l'atteggiamento che la Parola chiede ai credenti
è un'azione attenta di vigilanza.
Lo spirito di ognuno deve essere
pronto e prepararsi per un incontro, l'incontro con quel Dio
che per amore si fa' carne ed apre il suo regno a chi in Lui
pone la propria fede e la propria speranza testimoniandolo nella
carità.
La prima
lettura, tratta dal profeta Isaia, è un inno a Dio e all'uomo. Un inno che
narra la grandezza di Dio, che viene detto padre, la potenza
di Dio che si rivela agli occhi degli uomini con interventi nella
storia, un Dio, insomma che non è distante dall'uomo.
Anzi è proprio per tutte
quelle azioni che non sono state guidate dall'amore verso lui,
che l'uomo chiede di non essere abbandonato, si riconosce egli
mancante, presuntuoso, e implora dal Signore il ritorno "per
amore dei tuoi servi".
La consapevolezza di essere
lontani da quel Dio d'amore il profeta lo esprime in questo brano
e con umiltà e saggezza, lo invoca di non "nascondere
il suo volto", di tornare ad "interessarsi" dei
credenti, perché non tutti sono "lontani dalle tue
vie" e hanno indurito il cuore, c'è chi ancora chi
pratica "con gioia la giustizia e si ricordano delle tue
vie".
La seconda
lettura, tratta dalla prima lettera di san Paolo ai Corinzi è il saluto iniziale che egli
pone a questa comunità cristiana. Si rallegra Paolo, rivolgendosi
alla comunità, perché vede come la loro fede sia
modellata nella grazia del Signore Gesù. Proprio questo
è apportatrice di arricchimento, di doni, che il Padre
fa a coloro che vivono in questa logica di grazia e ne corrispondono.
Ma questo non è tutto,
questo è solo il presagio per una speranza che deve venire,
ma già opera nei credenti, attendere nello spirito d'amore
"la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo",
che verrà definitivamente nel suo giorno. E infine ribadisce,
Paolo, l'importanza della fede verso quel Dio affidabile che
in Gesù ha manifestato il suo vero volto di Padre.
Il brano
evangelico, mette in
evidenza quel verbo, vegliare, di cui si diceva all'inizio. Questo
brano tratto dal capitolo tredicesimo del Vangelo di Marco, posto
in una prospettiva apocalittica, narra l'invito stesso di Gesù
verso i suoi discepoli a vegliare, a vigilare, a stare attenti
e pronti.
La certezza che il momento
verrà è palese, ci sarà un tempo in cui
"tutti i nodi verranno al pettine", in cui ogni creatura
sarà giudicata con amore e verità, sarà
pesata, vagliata, valutata; ma questa realtà ultima non
deve scoraggiarci, spaventarci, o impaurirci, se nella nostra
vita credente abbiamo accolto e accogliamo l'invito e l'appello
di Gesù stesso a vegliare, per fare in modo che "giungendo
all'improvviso il padrone di casa non ci trovi addormentati",
ma attenti e pronti a Lui.
Il Padre ci chiama alla comunione
con sé, che si realizzerà pienamente al ritorno
di Cristo, e Lui stesso si impegna a far sì che giungiamo
preparati a questo incontro finale e decisivo. Il futuro è,
per così dire, contenuto nel presente o, meglio, nella
presenza di Dio stesso, del suo amore assiduo, che non ci lascia
soli, non ci abbandona nemmeno un istante, come un padre e una
madre non smettono mai di seguire i propri figli nel loro cammino
di crescita.
Di fronte al Cristo che viene,
l'uomo si sente interpellato con tutto il suo essere. La santificazione
è dono di Dio e iniziativa sua, ma l'essere umano è
chiamato a corrispondere con tutto se stesso, senza che nulla
di lui resti escluso.
L'invito alla vigilanza di
Gesù si salda molto bene con la consapevolezza del profeta
Isaia, consapevolezza che ogni credente deve fare per dare giusto
spazio e risalto al vegliare:
"Signore,
tu sei nostro padre;
noi
siamo argilla,
tu
colui che ci plasma,
tutti noi siamo opera delle
tue mani".
LUCA DESSERAFINO sdb