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TEMPO ORDINARIO / ANNO A /
17 AGOSTO 2008: 20a DOMENICA
LITURGIA DELLA DOMENICA / OmeliaDONNA,
DAVVERO GRANDE E' LA TUA FEDELa salvezza di Dio è per tutti i popoli. Dio vuole salvi tutti gli uomini. Questo è il messaggio che ci viene chiaro dalla Liturgia della Parola di questa domenica.
Nella mentalità dell'Antico Testamento, l'umanità è divisa in due grandi blocchi: da una parte, Israele, il popolo eletto da Dio, al quale appartengono l'alleanza e le promesse; dall'altra, le Nazioni, i popoli che non conoscono Jahvé, il vero Dio, i popoli pagani. Il popolo eletto si inserisce nel grande progetto di Dio per la salvezza universale: attraverso di lui si mantiene vivo il culto del Dio unico e vero, e si prepara la venuta del Messia, il redentore di tutti i popoli.
Questa visione di salvezza a respiro universale è presente soprattutto nel profeta Isaia che prevede il raduno di tutti i popoli pagani in una Gerusalemme spirituale, fondata non più sul monte Sion, ma sulla persona del Messia. Solo la fede nel Messia concede la cittadinanza in questa città. Tutti quelli che aderiscono al Signore per servirlo, che amano il nome del Signore e restano fermi nella sua alleanza, tutti hanno diritto di cittadinanza in questa nuova Gerusalemme, ed il Tempio diventa "casa di preghiera per tutti i popoli".Nel passo della lettera ai Romani (2a lettura), S. Paolo sintetizza questa idea di salvezza universale da parte di Dio: "Dio, infatti, ha rinchiuso tutti (ebrei e pagani) nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia". I Romani, pagani, erano i "disobbedienti", ma avendo accolto il vangelo di Gesù, hanno ottenuto misericordia e salvezza, quella misericordia e salvezza che gli ebrei hanno rifiutato e che quindi, al presente, hanno perduto, divenendo a loro volta "disobbedienti". Anche per essi Paolo desidera ardentemente che accolgano Gesù e giungano alla salvezza, perché le promesse di Dio sono irrevocabili.
L'atteggiamento di Gesù nel brano del vangelo odierno, sembra contraddire a questa idea di salvezza universale per tutti i popoli. Alla donna cananea, pagana, ripete con insistenza e durezza "Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele" e "non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini". In definitiva però concede il miracolo richiesto perché riconosce e loda la fede profonda di quella donna: "Donna, davvero grande è la tua fede. Ti sia fatto come desideri". È la fede in Gesù che apre la porta della salvezza.
S. Agostino ed i Padri, commentando l'episodio, pensano che Gesù abbia tardato ad accogliere la richiesta della donna, per accendere maggiormente in lei il desiderio e rendere più vive la sua fede e la sua speranza, ed inoltre per esaltare la fede di quella donna ed additarla a modello per tutti.
Ciò che sta alla base della fede della cananea è certamente l'amore per la figlia ammalata. Il dolore, la sofferenza, la trepidazione per la malattia della figlia amata, spingono questa donna ad affrontare tante difficoltà, e tante umiliazioni, ad insistere con umiltà, ma con fermezza e fede, per ottenere il miracolo.
Le prove della vita, il dolore, la sofferenza, se sostenute dell'amore, sono la via privilegiata per incontrare Gesù ed aumentare la fede in Lui. Il silenzio di Dio, o il suo ritardo nell'esaudire le nostre richieste, non sono segno che Dio non ci ascolta, o non gradisce le nostre suppliche.
Dio vuole forse solo metterci alla prova, rafforzare la nostra fede, e prepararci una gioia più grande. Certo vuole dare un premio maggiore alla nostra preghiera perseverante, se continuiamo ad avere fede in lui, anche se non ci concede quello che desideriamo e che noi riteniamo utile o necessario.
La nostra preghiera, in ogni circostanza, sia: "Signore ti chiedo questa grazia, però sia fatta la tua volontà, ed aiutami a fare la tua volontà.Tu sai quello che fa per il mio bene. Confido in Te"
Ci aiuti la Madonna ad avere sempre anche noi il suo atteggiamento di fede e di abbandono in Dio, ed a dire con Lei: avvenga di me secondo la tua parola! E saremo nella pace!D. MARIO MORRA sdb
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