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 Anno Liturgico  A  

          TEMPO ORDINARIO / ANNO A /
        
17 AGOSTO 2008: 20a DOMENICA
        LITURGIA DELLA DOMENICA / Omelia


Avvenga per te come desideri

In questa XX domenica del Tempo Ordinario la liturgia ci invita a riflettere ancora sulla realtà del popolo; un popolo eletto, per volontà di Dio, e il resto dell'umanità, una differenza questa, ravvicinata con la venuta di Cristo. Infatti non solo una parte di popolo ma, con un termine bibblico, tutte le genti, cioè ogni creatura in Cristo è chiamata a far parte nel "popolo eletto".

La prima lettura tratta dal profeta Isaia, mostra quali sono gli atteggimenti di preparazione per chi vuole stare dalla parte del Signore; infatti praticare la giustizia e osservare le leggi, sono atteggiamenti graditi agli occhi di Dio. Stare pronti per l'avvento del giorno del Signore, per il giorno del riscatto è il grande atteggiamento proposto da tutto l'Antico Testamento e ripreso da Gesù nel Nuovo. Stare pronti, dunque, è anche l'atteggiamento che ogni credente deve avere in rapporto al compimento della realtà, è una tensione verso la completezza che attraversa tutta la storia.

I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! con questa affemazione san Paolo, nella seconda lettura, tratta dalla Lettere ai Romani ci indica che ogni dono che il Padre ci fà, è innanzituto per noi, ma non deve chiudersi ad una egoistica appartenenza, perché i doni di Dio rivestono sempre una parte di irrevocabilità, data dal fatto che Dio non si tira mai indietro, e di responsabilità, affidata all'uomo perché questo dono possa essere accolto e fatto fruttare.

Il dono più grande che Dio ci ha fatto è sicuramente quello di darci la possibilità, in Cristo, di essere anche noi partecipi a questa filiazione; questo "punto zero" dell'esistere determina anche la risposta di ogni vocazione, chiamata, verso di Lui. In questo modo la chiamata ad entrare nel Regno di Dio, è un dono che Egli stesso, mediante suo Figlio, fa per tutti e a con cui tutti devono confrontarsi mandando suo Figlio.

Il Vangelo di Matteo si riferisce soprattutto a quei cristiani che provengono dal giudaismo, se ci dimentichiamo di questo intento, rimane difficile la comprensione del brano odierno. E questo atteggiamento era anche in molti cristiani di stampo giudaico, ma come vedremo Gesù assume un atteggiamento differente a queste aspettative, ampliando e facendo comprendere l'universalità della sua missione e il volere del Padre.

Gesù si dirige in una terra al di fuori di Israele, Tiro e Sidone, nella terra dei cananei, persone in rotta di collisione a riguardo del punto di vista religioso, con il popolo giudaico; qui una donna si avvicina a Gesù per chiedergli ciò che gli sta più a cuore: la guarigione della figlia. Gesù ha, però un comportamento che stupisce perfino i suoi discepoli che si fanno loro stessi intercessori per la donna presso Gesù. Ma Egli ribadisce la logica che dicevamo all'inizio affermando: "Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele", logica, tra l'altro, che essi ben sapevano.

Ma la donna non demorde persevera nella sua richiesta e si avvicina a Gesù personalmente per richiedere il suo aiuto; Gesù dalla risposta che gli dà, non sembra minimamente recedere da quella mentalità, anzi la ribadisce ferreamente con un esempio molto semplice la sua posizione. Ma la ribattuta della donna a Gesù, lo spiazza.

Difronte a questa fede in Lui che non demorde anche ad un improbabile suo intervento, ella non si scoraggia, l'amore che la guida per la figlia è troppo grande per non tentare il tutto per tutto. Gesù comprende questo amore, un amore che lega madre e figlia, e da Figlio non esita a esaudire la sua richiesta. L'amore umano muove l'intervento dell'amore divino a venire a sanare l'umano stesso.

Con questo gesto Gesù "rompe" la mentalità giudaica descritta e allarga la cerchia dei suoi destinatari. Ora non più solo chi fa parte del popolo giudaico, ma ogni uomo e donna che mettono in gioco nella fede verso lui il loro amore possono richiedere a Lui un suo intervento, ed Egli che è la manifestazione dell'amore del Padre non potrà che accogliere la richiesta.

Molto probabilmente questa donna cananea non conosceva la profonda identità di Gesù, ma si fida di ciò che di Gesù stesso aveva sentito e decide di credere riponendo in Lui tutta la sua fede perché egli possa risanare quel legame d'amore tra lei e sua figlia che con la tragica situazione in cui versava, sembrava del tutto perduto.

Dio fa tutto facendo fare tutto, rimanendo il Lui. Ogni credente può rivolgersi al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito perché il Suo amore non è precluso a nessuno e nemmeno negato se, come la cananea, ci si impegna a credere che l'amore trinitario può compiere e risanare l'amore umano; in questo proprio Gesù ci fa vedere che tra questi due amori non c'è opposizione.

Questa dinamica è ben sottolineata dalla preghiera sulle offerte che il Ministro Ordinato pone durante la Santa Messa, ascoltiamola: Accogli i nostri doni, Signore, in questo misterioso incontro fra la nostra povertà e la tua grandezza: noi ti offriamo le cose che ci hai dato, e tu donaci in cambio te stesso.

                                                                                    LUCA DESSERAFINO sdb


                                                                      

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