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TEMPO ORDINARIO / ANNO A /
03 AGOSTO 2008: 18a DOMENICA
LITURGIA DELLA DOMENICA / OmeliaCREDERE ALL'AMORE DI DIO La liturgia della Parola di questa domenica ci esorta a credere sul serio all'amore di Dio per noi.
Nella 1a lettura il profeta cerca di scuotere il popolo di Israele, esiliato in Babilonia, perché ormai buona parte di esso è rassegnato alla propria sorte e non nutre più la speranza di ritornare in patria. Non solo, ma parecchi hanno dimenticato il Signore e cercano di crearsi una posizione economica di benessere e di sicurezza là dove si trovano. Il profeta assicura che Dio è fedele alle sue promesse e che, al ritorno in patria, stabilirà una nuova ed indistruttibile alleanza.
Non pare però che questa voce di consolazione del profeta scuota gli esuli ebrei, la maggioranza dei quali preferisce starsene sicuri in terra straniera, anziché affrontare un futuro incerto in patria.
È un po' la situazione nostra che prestiamo solo relativamente fede alla Parola di Dio. Il Signore ci promette molto: la comunione di vita con Lui, la libertà interiore, la vittoria sulle passioni e sul male, ma ci chiede di rischiare qualcosa, di mettere in gioco le nostre sicurezze, in una parola, ci chiede di fidarci di Lui.Eppure rispetto al popolo ebraico, noi non abbiamo scusanti, perché Dio ha già stipulato con noi, nel sangue di Gesù, la nuova alleanza. Dio si è già rivelato a noi sommamente misericordioso e compassionevole. L'episodio del Vangelo di oggi ne è una prova: Dio è sensibile alle necessità dell'uomo, sia materiali, ma soprattutto spirituali. Gesù sente compassione della gente che lo segue, desiderosa di ascoltare la sua parola e di essere aiutata nella sua povertà; Gesù compie i miracoli: guarisce gli ammalati e moltiplica i pani ed i pesci.
S. Paolo nella lettera ai Romani, ci ricorda che Dio in Gesù ci ama e continua ad amarci nonostante le nostre infedeltà, e nulla ci può separare da questo amore: si domanda S. Paolo: "Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Di tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui (Gesù) che ci ha amati".
L'amore che Dio ha per noi non può però essere posseduto egoisticamente, ma deve essere condiviso. Nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù chiede la collaborazione dei discepoli, la condivisione di quel poco che hanno. "Non abbiamo che cinque pani e due pesci Portatemeli qua" dice Gesù, e li moltiplica, tanto che bastano per tutta quella gente, e ne avanzano.
L'amore compassionevole di Gesù chiede la nostra compartecipazione. Attendere che tutto venga fatto dal Signore, è una forma di egoismo, di disinteressamento dei problemi e di non collaborazione nel risolverli. I Santi e le Sante sociali, di cui Torino, ed in particolare la nostra zona, è ricca, ci insegnano ad aver fiducia in Dio ed a collaborare al suo amore provvido.
Pensiamo soltanto a S. Giuseppe Benedetto Cottolengo ed all'Opera che realizza, perché l'amore di Gesù giunga ai più poveri e dimenticati. Così l'Opera dei Marchesi Tancredi e Giulia di Barolo, di Don Bosco, della Beata Anna Michelotti, del Beato Francesco Faà di Bruno, e di innumerevoli altri.
Dio non si lascia mai vincere in generosità. A quelli che hanno dato cinque pani e due pesci, Dio restituisce la gioia di vederseli moltiplicati nelle mani, sufficienti alla fame di tante persone, e di averne ancora avanzati. Quel poco o quel tanto che facciamo per chi è in necessità, l'amore del Signore lo ricambia a noi moltiplicato in mille forme ed in mille occasioni.
Dobbiamo pertanto credere all'amore di Dio e fidarci di Lui.
D. MARIO MORRA sdb
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