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TEMPO ORDINARIO / ANNO A /
27 LUGLIO 2008: 17a DOMENICA
LITURGIA DELLA DOMENICA / OmeliaIL REGNO DI DIO E' SIMILE... La liturgia della Parola di queste domeniche presenta alla nostra riflessione le Parabole del Regno. Gesù parla sovente nel vangelo del "Regno di Dio" o del "Regno dei cieli".
Istintivamente, quando sentiamo parlare del "Regno di Dio, o dei cieli", noi pensiamo subito al Paradiso dove Dio è "tutto in tutti", e dove Dio regna sovrano nelle anime dei beati. E, di fatto, questo è il "Regno di Dio" nella sua fase definitiva, ultraterrena.
Ma il "Regno di Dio" si può identificare e riconoscere anche nella Chiesa: il "piccolo gregge" al quale è dato di conoscere i misteri del Regno, il "nuovo Israele" fondato su Pietro che detiene le chiavi del Regno.
"Regno di Dio" però è, prima ancora, la stessa entrata nella scena del mondo della potenza di Dio che si manifesta nel Figlio suo Gesù Cristo. "Se dunque in virtù dello Spirito di Dio caccio i demoni, è dunque venuto a voi il Regno di Dio" dice Gesù.
Perciò "Regno di Dio" è la stessa proposta di salvezza che Dio Padre offre agli uomini per mezzo del Figlio suo. È la possibilità donata all'uomo di scoprire il volto benevolo del Padre e di entrare nel suo progetto di redenzione. Il "Regno di Dio" arriva quando questa bella notizia viene annunziata agli uomini, ed esiste nella misura in cui questo annuncio è accolto dagli uomini.
Ora, l'accoglienza di questa "bella notizia", che Dio vuole salvi tutti gli uomini e che per questo ha inviato nel mondo il Figlio suo, cioè, in pratica, l'adesione a Gesù ed al suo Vangelo di salvezza, nelle parabole di oggi viene paragonata:
- al tesoro nascosto nel campo che un agricoltore trova e vende tutto con gioia per acquistarlo;
- alla perla di grande valore che il mercante trova, e che anche lui sacrifica ogni suo avere per comperarla.Il significato è chiaro: incontrare Gesù ed accogliere la sua parola è un bene gratuito, un dono che non ha prezzo, un bene per il quale vale la pena sacrificare tutto o, per lo meno, mettere tutto in secondo piano, considerare tutto relativo. Questo perché accogliere il Vangelo di Gesù, è un fatto che cambia radicalmente tutta la nostra vita:
- entriamo in comunione vitale con la SS. Trinità, mediante la grazia;
- entriamo nel piano provvidenziale del Padre che, come ci dice S. Paolo, "ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi, per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito del suo volere";
- entriamo nella famiglia dei figli di Dio, per cui ci amiamo tutti come fratelli.Dobbiamo pertanto chiederci se realmente apprezziamo questo tesoro e questa perla preziosa del Regno, o se al contrario ci lasciamo ingannare dalle pietre false e dai tesori inconsistenti del mondo.
La terza parabola poi del vangelo di oggi paragona "il Regno di Dio" ad una rete gettata in mare che raccoglie ogni genere di pesci, buoni e cattivi; alla fine della pesca viene fatta la scelta, come nella parabola del grano e della zizzania, al tempo della mietitura, il grano buono viene messo nel granaio, mentre l'erbaccia è gettata nel fuoco.Ancora una volta si sottolinea la "pazienza di Dio" che insieme ai buoni, a coloro che accolgono la sua proposta, tollera anche i cattivi, quelli che la rifiutano. Alla fine però vi è un giudizio, la separazione dei buoni dai cattivi, e vi è un premio per i buoni ed un castigo per i cattivi.
L'occasione di salvezza che Dio offre a tutti indistintamente, non può essere lasciata cadere invano, ma deve essere accolta con premura; chi non l'accoglie, nonostante la pazienza di Dio che sa attendere, si esclude da se stesso dalla salvezza.
Facciamo nostra la preghiera del re Salomone, che la 1a lettura ci presenta: chiediamo un "cuore docile", sempre disponibile ad accogliere la Parola di Dio; chiediamo la saggezza di capire "ciò che è bene e ciò che è male", ciò che vale e ciò che non vale; e la forza di seguire il bene e di rifiutare il male.
Ci aiuti la Madonna in questa scelta non sempre facile.
D. MARIO MORRA sdb
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