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 Anno Liturgico  A  

          TEMPO ORDINARIO / ANNO A /
     
   29 GIUGNO 2008 13a DOMENICA: Santi Pietro e Paolo
        LITURGIA DELLA DOMENICA / Omelia

Santi Pietro e Paolo

San Pietro è il pescatore di Betsaida, trasferitosi poi a Cafarnao. Il fratello Andrea lo presenta a Gesù che gli dà il nome nuovo di " Cefa " cioè pietra, roccia, per indicare la particolare funzione che egli dove assolvere nella Chiesa.
Gesù gli promette e gli conferisce il primato su tutta la Chiesa, costituendolo fondamento visibile di essa. Pietro è uno dei primi testimoni della risurrezione.

Nella vita incipiente della Chiesa Pietro appare in primissimo piano, anzi in posizione unica.
È lui che si sente autorizzato a parlare a nome dello Spirito Santo, di tutto il collegio apostolico, dei discepoli e di tutto il popolo dei credenti. È lui la persona a cui tutti riconoscono un ruolo direttivo particolare, derivante dallo stesso Gesù. È lui che si rivolge alla folla cosmopolita a nome degli altri apostoli nel giorno della Pentecoste, quando lo Spirito Santo promulga al mondo, anche per mezzo suo, la nuova Chiesa. Lui è il messaggero della Chiesa dopo il prodigio della guarigione dello zoppo, alla porta "Speciosa ".

È lui che provvede alla delicatissima operazione di dare un sostituto a Giuda, il traditore. Lo fa dopo aver raccolto le forze vive della Chiesa, i 120 discepoli.
Pietro ha l'onore di essere nominato sempre per primo dagli Evangelisti nella serie degli apostoli. Anzi, a volte, è l'unico ad essere presentato con il suo nome, gli altri, invece, sono menzionati collettivamente.
Tutta la Chiesa prega per Pietro quando è arrestato.

Muore martire, come il Maestro gli aveva predetto, sotto Nerone probabilmente verso il 67.
La figura di Pietro ha una parte straordinaria nella storia della salvezza, perché la Chiesa stessa, come organo di redenzione, ha trovato in Pietro il suo perno. È lui il vicario del fondatore divino, il simbolo, il criterio di unità, di comunione sociale di tutti i credenti, di garanzia di verità e di fedeltà al Vangelo.
La festa in onore di san Pietro non è tanto la celebrazione di un grande santo, quanto la professione di fede in quella forma particolare della Chiesa che Cristo ha voluto dare al corpo di cui era il capo.
Cristo ha fatto Pietro sacramento visibile sulla terra delle sue funzioni di salvezza.

San Paolo, l'antico e accanito persecutore dei cristiani, si converte dopo la visione avuta sulla via di Damasco. Diventa allora il banditore più dinamico ed energico del cristianesimo. La nuova religione ha guadagnato in lui una personalità di valore umano altissimo, ed i carismi divini lo hanno reso addirittura prodigioso.
I suoi quattro principali viaggi apostolici recano uno sviluppo immenso alla cristianità. Vengono creati da lui nuclei vivi e fiorenti in tutto l'impero. Le sue lettere formano l'approfondimento più ampio e sostanziale della fede predicata dal Cristo.
Dopo il vangelo nulla, come queste lettere, ci rivela meglio l'essenza del cristianesimo.
San Paolo muore martire probabilmente verso il 67. Egli ha incarnato l'idea dell'universalità della salvezza, portata da Cristo, del superamento della legge mosaica, dell'unità mistica e organica del popolo di Dio in un corpo spirituale compatto che è la Chiesa.

I due apostoli nel disegno della Provvidenza

Dopo l'ascensione al cielo di Gesù ed il primo sviluppo della comunità da lui fondata, la Chiesa si trova di fronte alla necessità di prendere decisioni di portata storica, richieste dal messaggio stesso del Fondatore.
Si deve trasformare radicalmente la mentalità corrente fra gli Ebrei, considerare tramontata un'epoca e aperta un'altra nuova, finito il tempo della piccola nazione eletta e iniziato quello dell'elezione dell'umanità intera.

Si deve operare, in parte anche nella teoria, ma soprattutto nella pratica, il passaggio dall'età del formalismo, del ritualismo, del giuridismo farisaico alla legge evangelica dell'amore universale, dell'interiorità, della più genuina autenticità in tutti i settori.
I due apostoli hanno una funzione veramente unica in questo delicato e difficile trapasso.
Pietro con la visione avuta a Giaffa e con l'ammissione nella Chiesa del primo pagano Cornelio, riafferma la dottrina universalistica del Maestro.

Paolo, che ebbe la rivelazione chiarissima del mistero nascosto nei secoli, cioè del piano di salvezza per tutti gli uomini da attuare nel Cristo, è lo straordinario strumento di cui Dio si serve per abbattere clamorosamente tutte le barriere, per vincere le difficoltà create da una concezione nazionalistica. È l'operatore geniale che eseguisce la consegna di rendere effettiva la nuova grande apertura e di darle una portata pratica sconvolgente e vastissima.

In san Pietro si evidenzia piuttosto la tradizione precedente, del resto riconfermata da Cristo. In san Paolo emerge la novità portata anch'essa da Cristo e già in germe in tutta la rivelazione dell'Antico Testamento. Tutte e due le correnti sono necessarie alla Chiesa, perché il messaggio di Cristo è tradizione e novità, e la Chiesa non può mai sacrificare la tradizione che la caratterizza e neppure può tenerla cristallizzata. Ma deve applicarla, in forme nuove, alle diverse generazioni che si susseguono lungo il corso dei secoli.

I due apostoli, ognuno secondo la sua vocazione, incarnando rispettivamente i due aspetti, costituiscono la sintesi armonica della Chiesa.
Quello di Pietro è il metodo piuttosto prudenziale, come dimostra ad Antiochia quando non vuole urtare i giudei cristiani, associandosi ai convertiti dal paganesimo. Il metodo di Paolo è quello pronto, coraggioso ed energico, che attacca e demolisce d'impeto gli ostacoli.

Pietro deve essere il fondamento, il pastore della Chiesa cioè la forza centripeta dell'unità, la ferma volontà della conservazione intatta della fede, della liturgia, della configurazione gerarchica.
Paolo, invece, è destinato ad essere il missionario sempre in cammino, il fondatore instancabile di nuove cristianità, il contemplativo delle profondità dottrinali, l'animo appassionato capace di grandi sofferenze e di vivissime tenerezze, la forza creativa dello sviluppo, l'intrepido divulgatore del messaggio salvifico.
Dio ha provveduto l'uno e l'altro di temperamenti spiccati, rispondenti alle rispettive vocazioni. Ma le due persone si trovano armonizzate nella fede integra e completa dell'unico Gesù, nell'unico battesimo, nell'unico Regno di Dio, nell'unica Chiesa di Cristo. San Pietro vede la Chiesa piuttosto come popolo sacerdotale, tempio fatto di pietre vive, san Paolo invece ama considerarla quale corpo mistico e sposa di Cristo.

Ambedue sostenuti dai carismi e dai miracoli, ambedue specchio fedele e terso della parola fatta carne, ambedue centro della comunità cristiana, sono uniti nell'eroica fortezza del martirio, accettato per il medesimo Maestro, e associati nella medesima gloria. Essi sono una prova splendida del disegno provvidenziale di Dio nella sua Chiesa.

                                                                                           D. MARIO MORRA sdb

                                                                      

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