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 Anno Liturgico  A  

          TEMPO ORDINARIO / ANNO A /
        
15 GIUGNO 2008: 11a DOMENICA
        LITURGIA DELLA DOMENICA / Omelia

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In questa XI domenica del Tempo Ordinario la liturgia ci propone di riflettere sul popolo dei salvati, sulla Chiesa, sull'identità di ogni credente.

La prima lettura, tratta dal libro dell'Esodo, ci narra come il Signore guardi al popolo eletto, che Egli ha condotto fuori dall'Egitto e curato nel deserto, come a nessun altro popolo. Dio con esso sceglie di porre la sua Alleanza, decide di offrire a questo popolo la possibilità di riscatto. Ecco il significato delle parole che Dio mette in bocca a Mosè, parole che fanno intendere, però, che il Suo progetto è teso oltre il popolo, il popolo d'Israele è sì l'eletto, ma non l'esclusivo. Tuttavia questo popolo della promessa è chiamato dal Signore stesso a "custodire la mia alleanza" e ad essere in questo modo "la proprietà tra tutti i popoli".

Nella seconda lettura, tratta dalla lettera ai Romani, Paolo si sofferma a farci comprendere l'azione del Padre per mezzo del Figlio. L'amore benevolente del Padre precede il pentimento dell'umano ed è teso al pentimento dell'umano affinché esso si lasci salvare dall'azione di Cristo che opera nella Chiesa per mezzo dello Spirito. Ora, con la venuta di Cristo, ogni uomo e donna, è realmente salvata, cioè è posta realmente in condizione di stipulare l'alleanza d'amore col Padre che da sempre Egli cerca, se si pongono essi stessi all'interno di quella comunità che si fa garante di questa salvezza perché ricevuta da Cristo stesso. La Chiesa non è null'altro che questo, prima che essere una struttura gerarchica, una società o un gruppo religioso. Ogni credente col Battesimo entra a far parte del popolo eletto e salvato, ma al contempo è chiamato a coltivare e sviluppare quel rapporto d'amore che determina il legame con il Padre e con i fratelli.

Il brano di Vangelo tratto dalla versione mattana ci presenta la chiamata e l'invio dei Dodici. La fede è trasmessa ad ognuno da altri uomini e donne che nel corso dei secoli si sono posti a fatti testimoni di quel Dio della vita che in Gesù si è dato a tutti. La nostra fede poggia sulla fede degli Apostoli, la quale poggia sulla testimonianza diretta della vita di Gesù. In questo passo è sempre Gesù che invita ogni credente a chiedere che il Padre "mandi operai nella sua messe"; questo è un compito richiesto ad ogni cristiano, affinché, sempre possano esserci persone che si mettono al servizio pieno e totale, con la loro vita, del Vangelo di Cristo. Dio stesso ci chiede di mettere in circolo quell'amore che da Lui parte e che in noi porta frutto nella misura in cui lo lasciamo entrare nelle nostre vite.

Questo è quello che avevano imparato molto bene i cristiani dei primi secoli, tant'è che un documento famoso la Lettera a Diogneto ce ne dà testimonianza, affinché sappiamo anche noi vivere da autentici cristiani seguendo le loro orme e facendoci testimoni dando ciò che abbiamo ricevuto a coloro che incontriamo nella nostra vita quotidiana.


"I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini.
Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale.
La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri.
Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.
Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera.
Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati.
Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 8. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne.
Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo.
Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi.
Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati.
Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere.
Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano.
Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti.
Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano.
Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio."      
                                                            (Tratto da:
A Diogneto, II sec. d.C.)

                                                                                       LUCA DESSERAFINO sdb


                                                                      

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