Home Page - Italiano       

 Home Page  -  Liturgia-Letture della Domenica   

 Anno Liturgico  A  

          TEMPO ORDIANARIO / ANNO A /
     
  15 GIUGNO 2008: 11a DOMENICA
        LITURGIA DELLA DOMENICA / Omelia

SACERDOZIO COMUNE E MINISTERIALE

VANGELO: "Chiamati a sé i dodici discepoli, li mandò" (Mt. 9,36-10,8).

Dice il Vangelo odierno: "Gesù, chiamati a sé i dodici... li mandò". Tra la schiera dei suoi discepoli Gesù ne sceglie alcuni per un incarico speciale... E' il mistero della divina chiamata, che sta all'origine del nostro sacerdozio.
E quindi il nostro merito non c'entra. E' questione di una predilezione spiegabile unicamente con la libertà dell'amore di Dio. Mistero di questa chiamata! Ogni Sacerdote ne custodisce in cuore i particolari, certo molto imprecisi, molto incompleti! E' difficile decifrare il mistero.

Tuttavia è certamente un mistero di predilezione, un mistero di provvidenza, di miseria insieme e di grandezza, di comunione e insieme di separazione.
Scelto tra gli uomini, il sacerdote è per il popolo, vive col popolo in mezzo al popolo. E' del popolo, ma non è come il popolo, e tuttavia non è diverso e lontano dal popolo! Mistero del nostro sacerdozio. Dramma della nostra difficile identità, fluttuante fra le esigenze di comunione e condivisione e quella della direzione e santificazione!
Ci meraviglieremo se questo dramma sconcertante sia stato ed è sempre lacerante?

b) "I nomi degli apostoli sono...".

In questa precisazione di nomi è bello vedere sottolineata la particolare individualità di ogni vocazione al sacerdozio. Per il sacerdote questo significa riconoscere la bontà di Dio che lo sceglie nonostante la sua miseria, e tesse la storia del sacerdozio cristiano con i semplici capitoli della vita di ognuno.
Ogni sacerdote ha una sua storia: la storia di amore e di bontà da una parte, di incorrispondenza e miseria dall'altra. Ma le storie di Dio hanno sempre questa trama...

Per il popolo cristiano la peculiarità di ogni vocazione al sacerdozio, è un invito a non dimenticare mai che il sacerdote è e rimane sempre uomo. Quindi sempre debole, sempre ìmpari al suo compito, sempre esposto alle deflessioni e, anche ai crolli, sempre strumento poverissimo di un disegno che lo trascende infinitamente.
Si sbaglia quando della miseria del ministro si fa un pretesto per rifiutare Dio stesso. La miseria dei pastori, dell'uomo-sacerdote, è il rischio che Dio ha voluto correre. Chi glielo può rimproverare? Chi se ne potrebbe scandalizzare?

c) "Questi dodici Gesù li inviò... ad evangelizzare...".

Ecco qui delineata la "missione" del sacerdote.
Il Concilio la esprime così: "I presbìteri, nella loro qualità di cooperatori dei vescovi, hanno, anzitutto, il dovere di annunciare a tutti il Vangelo, seguendo il mandato del Signore (...). I presbìteri sono consacrati da Dio, mediante il Vescovo, in modo che (...) nelle sacre celebrazioni agiscano come ministri di colui che ininterrottamente esercita la sua funzione sacerdotale in nostro favore nella Liturgia, per mezzo del suo Spirito...". "I presbìteri (...) riuniscono la famiglia di Dio come fraternità animata nell'unità e la conducono al Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo" (P.O. 4.5.6.).

Ufficio di profezia, dunque, di santificazione e di guida. Quale responsabilità! Quale somma di doveri! Quale impegno costante di adeguamento a un compito così alto e così arduo, così ìmpari alle forze di una creatura umana!

I fedeli sono consapevoli di questa abissale grandezza mista a infinita miseria? Ma soprattutto sono consci della necessità di questo ministero affidato da Gesù ad alcuni loro fratelli e senza del quale la loro vita cristiana non è perfettamente inserita in Gesù, e non può quindi ricevere pienamente il dono della sua salvezza?
Se avremo compreso la necessità di questo servizio in seno alla comunità cristiana, allora saremo capaci di pregare il Padrone della messe, "perché mandi operai nella sua messe", proprio come dice Gesù oggi nel Vangelo.

Il sacerdote è sempre stato oggetto di particolare attenzione e di particolare interesse.
Ne fa fede la copiosa letteratura sul suo conto, a cui si è aggiunta, negli ultimi decenni, la cinematografia e, poi, la televisione. Non fa meraviglia.
Il sacerdote è l'uomo di tutti: è naturale che egli attiri su di sé gli sguardi, benevoli o cattivi, obbiettivi o settari, approfonditi o superficiali. Oggi tuttavia il sacerdote, e forse sarebbe meglio dire il sacerdozio, è diventato problema scottante sotto molti aspetti.
Il sacerdote è diventato problema a se stesso. Chi è il sacerdote? Qual è la sua missione specifica? Quale il modo di compierla?

Per quanto si possa discutere e problematizzare, il sacerdote non potrà mai cessare di essere "l'uomo di Dio", il suo rappresentante, il suo ministro" (PAOLO VI).
Colui, cioè che ha in mano i tesori di Dio per donarli ai fratelli. Colui che, prima con la propria vita, deve rappresentare per i fratelli la bontà, la santità, la potenza, la salvezza di Dio. E' compito divino, sovrumano, indicibile...
Chi ne è investito lo sente, ne soffre, ne muore... Chi vi riflette, senza essere sacerdote, esige giustamente un corrispettivo di testimonianza e di virtù pari all'altissima dignità.
Di qui lo stridore della colpa e dei difetti nel sacerdote. Di qui le critiche, talvolta aspre e ingenerose. Di qui anche le facili generalizzazioni e le condanne sommarie. Di qui lo scandalo dei buoni, quando il sacerdote con la sua condotta scende dal piedistallo dove lo ha collocato una giusta valutazione di ciò che egli è e rappresenta.

Ma proprio questo scandalo, rivela in osservatori e critici improvvisati, una buona dose di superficialità. Il sacerdote è, sì, l'uomo di Dio, ma resta sempre uomo. Uomo tra gli uomini. Uomo come tutti. Uomo con tutti.
Non basta l'imposizione delle mani della Sacra Ordinazione, non basta nemmeno un amore di predilezione da parte di Dio, non basta il "carattere speciale" di cui Dio lo ha segnato per fare del sacerdote un essere superiore.

Egli rimane uomo, con tutte le implicazioni di questa qualifica, anche le più umilianti, come sono i difetti, i peccati.
Proprio questa concomitanza di umano e divino nel sacerdote ne costituisce il mistero, l'incomprensibilità e il dramma.
No, sorelle, voi non sapete, e non saprete mai il dramma di un povero uomo sublimato a tanta altezza, di un povero uomo diventato messaggero e portatore di sovrumane realtà. Voi non potete immaginare questo dramma, che è mio, di ogni giorno, di ogni momento. Ma credetelo, almeno.
Continuate pure, sorelle, a scandalizzarvi delle nostre miserie. Fate bene. Ci ricordate continuamente la nostra vocazione alla santità. Ci richiamate costantemente alla coerenza dalla mediocrità, dalla quotidianità scialba e inconcludente, dai miseri patteggiamenti col male cui abbiamo solennemente rinunciato.

Rimproverateci pure i nostri difetti, i nostri peccati, siate esigenti con noi, diteci in faccia, non alle spalle, quanto in noi vi dispiace. Ma fate tutto questo con amore e per amore.
Per essere efficienti, soprannaturalmente e non umanamente, abbiamo bisogno di sentirci sereni, di non sentirci soli. Abbiamo un estremo bisogno di sentirci amati e compresi. Non come superuomini, non come angeli, non per quello che rappresentiamo. Ma per quello che siamo: uomini come voi, vostri fratelli.
Fateci sentire questo amore fraterno. Allora anche il vostro rimprovero ci giungerà come segno d'amore.

Cari Fratellie Sorelle, aiutateci ad essere sacerdoti. Per voi. Con voi.
Ma soprattutto pregate la Madonna che ci conservi sempre fedeli all'amore di Gesù e ci aiuti a vivere fervorosamente il nostro sacerdozio.

                                                                         D. SEVERINO GALLO sdb  (+ 23. 3. 2007)

                                                                      

  Home Page - Italiano       

 Home Page  -  Liturgia-Letture della Domenica   

 Anno Liturgico  A  

    VISITA Nr.