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 Anno Liturgico  A  

          TEMPO ORDINARIO / ANNO A
      
  25 MAGGIO 2008: CORPUS DOMINI
        LITURGIA DELLA DOMENICA / Omelia


O MERAVIGLIOSO CONVITO EUCARISTICO

Disse Gesù nell'Ultima Cena:

"Non vi lascerò orfani, ma sarò sempre con voi… Figlioli miei, vi ho chiamati amici perché a voi ho reso noto tutto quello che il Padre mi aveva confidato….
Prendete e mangiate: questo è il Corpo; prendete e bevete: questo è il mio Sangue….".

Fuori e dentro il Cenacolo, quella fu una notte tragica: notte di tradimenti, di congiure, di morte.
Ebbene, proprio in quella notte di tradimenti, Gesù fa risplendere la pienezza infinita del suo amore e inaugura l'incontro, misterioso sì ma reale, tra Dio e l'uomo nella Comunione eucaristica.

"Prendete e mangiate" questo è il mio Corpo… Questo è il pane disceso dal cielo, affinché chi ne mangia, non muoia… Chi mangerà di questo pane vivrà in eterno. Poiché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda" (Giov. 6,50-56).

Da 20 secoli risuonano queste parole invitanti. Da 20 secoli la Cena del Signore è apparecchiata per tutti, nessuno escluso.
Quando tu ricevi la Comunione, tu formi con Gesù un solo spirito e una sola carne. Tanto che attorno a te e a Gesù ci sono gli Angeli in adorazione.
Sant'Agostino fa dire a Gesù:

"Quando tu, o uomo o donna, mangi il mio Corpo, non sei tu che trasformi me in te, ma sono io, tuo Dio, che trasformo te in me" (Confessioni, L.7, c. 10).

Da questa unione fisica si origina un unione spirituale intima e trasformatrice.
L'intelligenza di Gesù illumina la nostra mente.
La sua forza onnipotente sostiene la nostra debolezza. Tanto che San Paolo esclama: "Tutto posso, grazie a colui che è la mia forza".
Il suo cuore pieno di amore abissale infiamma il nostro. Tanto che i due discepoli di Emmaus esplodono dicendo: "Non era forse ardente il nostro cuore?". Il Corpo di Cristo in noi accresce la grazia e la vita divina.
Esso comunica a noi una forza onnipotente che mette in fuga il Maligno.

E' infatti l'Ostia santa, innalzata dalle mani di Santa Chiara, che mise in fuga i Saraceni maomettani arrivati ad Assisi per saccheggiarla.
Non a caso sull'antica cattedrale di Assisi gli artisti medievali impressero, attorno ai simboli eucaristici, un'aquila e un leone.

Ancora: secondo i Padri della Chiesa la Comunione attenua la concupiscenza, sublima il nostro corpo e ci prepara alla risurrezione.
Così disse infatti Gesù: "Chi mangia la mia carne possiede la vita eterna ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv.6,25).

Due domande flash:

La prima: quando fare la comunione? Io non ne sono degno.

Risposta: se tu aspetti di essere degno quel giorno non arriverà mai, tu non vai alla Comunione perché sei degno, ma perché sei povero. E' la povertà implorante che ti deve spingere ad andare, anzi a correre alla Comunione.

Seconda domanda: Quante volte fare la Comunione?

Risposta: Se sei in grazia di Dio, va' alla Comunione più spesso che puoi, possibilmente tutte le volte che vai a Messa. Senza la Comunione la Messa è incompleta: manca infatti il gesto vertice che è appunto la Comunione.

E per concludere, un grande annuncio: da anni la Chiesa autorizza il cristiano, quando lo ritiene opportuno e in circostanze speciali, a fare nelle due messe a cui partecipa due comunioni. Perché non approffitare di questo grandissimo dono? Almeno nelle circostanze più importanti?


Anche nel Libano, oggi così martoriato dalla guerra, esistono dei cristiani innamorati di Gesù.

"Ho conosciuto in Libano, racconta Daniele Ange, una giovane torturata all'estremo a causa del suo Signore Gesù. Tutta la sua famiglia era stata massacrata nel villaggio e a lei avevano consigliato di fuggire.
Il suo primo pensiero non fu quello di mettersi in fuga, ma di correre alla chiesa. Prima che l'Eucarestia fosse profanata dai nemici di Dio, essa aprì il tabernacolo e si comunicò affinché quell'Ostia Santa fosse come protetta nel suo corpo. Fu proprio in quell'istante che la sorpresero i nemici di Dio: per vendetta la percossero selvaggiamente lasciandola come morte nel suo sangue.
Finalmente fu ritrovata e portata in un ospedale. Ed è là, dal suo letto, ormai resa handicapata per tutta la vita, che Maria - questo è il suo nome - mi disse come una vera martire:"Sono felice di aver mostrato a Gesù una piccola parte del mio amore".


  Amen!                                                                     D. RICCARDO DELLA VALLE sdb  

                                                                      

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