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 Anno Liturgico  A  

          TEMPO di PASQUA / ANNO A /
        
11 MAGGIO 2008: 8a DOMENICA: PENTECOSTE
        LITURGIA DELLA DOMENICA / Omelia

O luce beatissima,
invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.

Durante il tempo pasquale la liturgia ci ha fatto meditare sulla presenza del Risorto nella Chiesa, sul dono dello Spirito, sulla Chiesa in quanto segno e annuncio della vita nuova nata dalla Pasqua del Signore. In questa solennità di Pentecoste, la prima lettura (Atti) e il vangelo di Giovanni, pur narrando lo stesso evento con procedimenti letterari e prospettiva teologica diversi, presentano la nuova realtà della Chiesa, frutto della risurrezione e del dono dello Spirito.

La prima lettura odierna, tratta dagli Atti degli Apostoli ci narra il grande evento di cui oggi noi facciamo memoria: la Pentecoste, l'arrivo dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli riuniti nel cenacolo. Troviamo in questo denso brano dei significati profondi che fanno percepire l'eccezionalità e la grandezza dell'evento stesso. La festa di Pentecoste era una festa ebraica, e sul finire di quella festa, mentre i discepoli, da bravi ebrei, osservano tale festa, irrompe qualcosa che sarà l'inizio di una nuova Pentecoste, quella dello Spirito.

Gli stessi avvenimenti che precedono la venuta dello Spirito sono segnali che ritroviamo già nell'Antico Testamento, sul monte Sinai, quando Dio stipula con Mosè il patto d'alleanza donandogli le tavole della Legge. Ora Dio-Padre dona la Nuova Legge dello Spirito per mezzo della Pasqua di Gesù, e quindi dona a tutti gli uomini lo Spirito del Risorto. Ora ogni uomo e donna si ritrova figlio/a di quel Dio che in Gesù per amore ci adotta nello Spirito.

Questa realtà è così presente e fattiva che San Paolo nella seconda lettura ci dice: "nessuno può dire "Gesù è Signore" se non sotto l'azione dello Spirito Santo". Riconoscere la grandezza dell'amore del Padre che in Gesù si dona a noi lo si può fare soltanto grazie al dono dello Spirito che abita il cuore dell'umanità. Ognuno ha un profondo legame col Padre nel Figlio per mezzo dello Spirito, ed è lo stesso Spirito che ci rende oggi presente la possibilità di comunicare con le nostre vite con Gesù e il Padre.

La meta che ci indica Paolo è la meta dell'unità, come lo era stata la preghiera insistente di Gesù al Padre: "perché siano una cosa sola". Unità, però, non vuol dire uniformità, azzeramento delle differenze, ed è ancora San Paolo che con l'esempio del corpo lo sottolinea molto bene. Ognuno è parte preziosa di quel corpo che trova la sua sorgente in Cristo e la sua attuazione nello Spirito.

Il brano del Vangelo di Giovanni, che abbiamo già ascoltato nella prima settimana di Pasqua, vuole anch'esso notificarci quell'evento dell'invio dello Spirito, ma in modo differente da come ce lo presentano le versioni degli altri vangeli. Siamo ancora durante dentro il giorno di Pasqua, ma verso la sera ed ecco che Gesù viene tra i Suoi e si presenta con un corpo glorioso, che gli Apostoli non avevano mai visto prima e dunque rimangono un po' perplessi, ecco perché Gesù mostra poi a loro la mani e il costato, segno di chiaro riconoscimento dei segni subiti dalla passione e dalla croce, quindi chi si pone loro innanzi è realmente quel Rabbì che hanno seguito per tre anni e che è stato crocifisso, non è un fantasma.

Il Risorto porta la pace e dona lo Spirito, proprio qui, nel vangelo di Giovanni, notiamo bene come sia Gesù che dona lo Spirito, quello Spirito che il Padre gli aveva donato Egli lo dona nuovamente, a con il guadagno della sua Pasqua, ai suoi Apostoli. Ma questa investitura contiene in sé anche un mandato ben specifico a cui d'ora innanzi essi non possono tirarsene indietro.

Con l'invio dello Spirito Gesù isituisce in loro la possibilità di porre gli stessi atti salvifici suoi, perché d'ora in poi anche loro sono immersi in quella relazione con il Padre per mezzo dello Spirito come lo è stato e lo è Gesù

Come gli Apostoli, i martiri e tutti i cristiani che hanno ascoltato fino in fondo la voce dello Spirito di Cristo diventano testimoni: di ciò che hanno visto, di ciò che è stato trasmesso e che hanno verificato nella loro esistenza.

Ogni comunità è chiamata a collaborare con lo Spirito per rinnovare il mondo attraverso l'annuncio e la testimonianza della salvezza, nell'attività quotidiana come nelle vocazioni straordinarie. Per questo la Chiesa si struttura e prende forma attraverso doni, compiti, servizi che hanno tutti l'unica sorgente nello Spirito del Padre e del Figlio.

                                                                                         LUCA DESSERAFINO sdb


                                                                      

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