Home Page - Italiano       

 Home Page  -  Liturgia-Letture della Domenica   

 Anno Liturgico  A  

          TEMPO di QUARESIMA / ANNO A /
        
24 FEBBRAIO 2008: 3a DOMENICA
        LITURGIA DELLA DOMENICA / Omelia

Chi beve dell'acqua che io gli darò,
non avrà mai più sete

Il filo conduttore che lega le letture di questa III domenica di Quaresima è il tema dell'acqua. Nella prima lettura, infatti, il popolo dell'Esodo chiede insistentemente a Mosè acqua; il Vangelo ci narra il dialogo che Gesù ha con una donna presso il pozzo di Giacobbe, nato da una richiesta d'acqua. Ma l'acqua in questi due brani ha carattere simbolico, dietro la richiesta dell'acqua c'è qualcosa d'altro; la richiesta dell'acqua è un pretesto, un rimando, a qualcosa di più profondo.

La prima lettura, tratta dal libro dell'Esodo ci narra lo sconforto, lo scoraggiamento del popolo d'Israele, che ha voluto dare ascolto ad un uomo "sconosciuto", Mosè, lasciando le poche sicurezze offerte dall'Egitto, che si mette in cammino verso un luogo geograficamente molto distante e poco definito. Superati gli euforismi del momento riguardanti la "vincita" sull'esercito egiziano, ora ci si scontra con il deserto, con la mancanza dei beni necessari per la sopravvivenza, come l'acqua.

Ed ecco che il popolo insorge contro Mosè, ma in effetti insorge contro Dio stesso, poiché per suo volere tutto è stato lasciato. Ci si è dimenticati che proprio Mosè aveva dichiarato che la riuscita di questo cammino sarebbe potuta essere fatta perché Dio non abbandona mai il il popolo che Egli stesso ha eletto. Ora, proprio questo popolo, vacilla, è cieco alle promesse che Dio gli ha fatto, è contro Mosè, contro colui che a visto in faccia il Signore e gli è stata risparmiata la vita, colui che Dio stesso ha scelto come mediatore per il suo popolo.

Ma al grido del popolo non si fa attendere la risposta di Dio, che invita Mosè a fare quel gesto che soddisfa la sete del popolo. Questo fatto dovrà rimanere come esempio della fedeltà di Dio alle sue promesse per le generazioni future. Ogni volta infatti che si dubiterà della fedeltà di Dio e della sua presenza in mezzo al popolo, verrà ricordato l'avvenimento posto in quel luogo.

Questa storia, che sembra tanto distante da noi, non lo è poi così tanto come si crede. Ogni che percepiamo la fatica della vita, le preoccupazioni che ci assalgono, l'insoddisfazione per quello che stiamo facendo, proprio in questi momenti si insinua la tentazione di gridare, come gli israeliti nel deserto: "Il Signore è in mezzo a noi si o no?". Ma è proprio in questi difficili momenti che il Signore ci è più vicino, è proprio in queste esperienze faticose e a volte tragiche che ci fanno vedere la realtà con occhi diversi, con rabbia o rassegnazione che la nostra fede deve sperare di più.

La fede cristiana non è un palliativo, un anestetizzante esistenziale, un'illusione onirica, ma la certezza che Dio è con noi sempre, perché si è fatto carne, ha sperimentato anch'Egli la durezza, il tragico della vita, la parte tenebrosa dell'esistenza, l'abbandono, anche se momentaneo, dell'amato Padre. Ecco che allora in questi momenti la nostra fede è chiamata ad intensificare il rapporto con Gesù, perché solo con Lui i pesi si alleggeriscono, si trova il senso di ciò che ci stà accadendo, si può continuare a vivere con dignità di figli e non schiavi degli eventi.

Ed è proprio il Vangelo che ci mostra come questo cammino può e deve esere fatto. Come sempre il primo passo lo fa Gesù; seduto ai bordi di quel pozzo, nell'ora più calda della giornata chiede da bere ad una donna straniera che è lì ad attingere per sé l'acqua.
La reazione della donna è di sorpresa; intanto nasce un dialogo ("tu…a me…") che porterà all'incontro interpersonale, a stabilire una relazione, e da ultimo alla fede.

La replica di Gesù capovolge la situazione: colui che chiedeva diventa il donatore, mentre la donna deve riconoscersi assetata e indigente. Gesù la invita a scoprire un bene più grande, del quale l'acqua è solamente immagine, a trascendere la sua ricerca e le sue aspirazioni immediate aprendosi al progetto di Dio, che vuole soddisfare la sua sete più autentica e profonda.

Senza che la donna se ne renda ben conto, Cristo la guida verso la verità, che alla fine le sarà svelata. La Samaritana è sconcertata: se sue domande, mentre fanno rilevare la sua incomprensione, sollevano questioni pertinenti all'origine del dono offerto da Gesù e sulla sua vera identità.

La risposta di Gesù mette a confronto "quest'acqua", ossia l'acqua come elemento naturale che disseta l'uomo e il bestiame, e l'acqua che Egli è in grado di offrire. Gesù esalta la sublimità del dono, che rende superfluo ogni ulteriore ricerca. Da Lui e dalla sua Pasqua scaturiscono tutti i beni salvifici; unito a Lui il credente partecipa alla sua stessa vita, il risultato cui tende il dono di Cristo è la vita eterna, non solo in quanto vita futura e sottratta alla morte, ma nel senso di vita divina che il Figlio di Dio comunica all'uomo.

La Samaritana si apre al suo dono, anzi glielo chiede espressamente; ma è ancora lontana dall'aver compreso il significato perché non conosce ancora chi è colui che gli parla.
A sorpresa, Gesù invita la Samaritana ad andare a chiamare il marito; è un vero affondo, così Gesù mostra di conoscere la sua vita privata, sia nel passato che nel presente. Può lei ora avanzare un'ipotesi corretta sull'identità del suo interlocutore: "Vedo che sei un profeta".

Persuasa di avere difronte a sé un profeta, ella pone una questione cruciale riguardante i rapporti tra i samaritani e i giudei. Il culto nel quale si realizza l'incontro perfetto e autentico dell'uomo con Dio è definito mediante una dupplice determinazione: è diretto al Padre, si attua in spirito e verità. Questo è il culto che Dio ormai esige e che di fatto rende accessibile a tutti gli uomini, mediante l'incarnazione e la missione del Figlio suo.

La donna che Gesù incontra nel suo itinerario attraverso la Samaria, rappresenta ogni essere umano, che Cristo cerca e salva con il dono della propria vita. Il pozzo è un luogo di incontro, là le persone si soddisfano del bisogno fondamentale dell'acqua, ma là si percepisce anche la sete di sopravvivere in un mondo in cui regnano il consumismo e lo spreco, più profondamente percepiamo la sete di un incontro personale e autentico con il Dio che di rivela in Gesù Cristo.

La parola di Dio può aprirci a una comprensione più profonda della realtà e avvicinarci all'incontro con Gesù, sta a noi lasciarci guidare da essa affinché ci porti a quella fonte d'acqua viva che soddisfa ogni nostra sete.

                                                                                               LUCA DESSERAFINO sdb


                                                                      

  Home Page - Italiano       

 Home Page -  Liturgia-Letture della Domenica   

 Anno Liturgico  A  

     VISITA Nr.