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 Anno Liturgico  A  

          TEMPO DI NATALE / ANNO A /
     
   25 DICEMBRE 2007: SANTO NATALE / Giorno
        LITURGIA DELLA DOMENICA / Omelia

ANGELI DEL NATALE

Oggi, la gioia del Natale invade i nostri cuori; ci sono i ricordi della nostra infanzia e degli anni che vennero dopo, fino a quelli di ieri; c'è un gran desiderio di innocenza e di bontà nei nostri cuori.
E' un trasporto di anima che ristora il nostro spirito e ci fa del bene, come una carezza.
Ma noi sappiamo benissimo che non si tratta solo di un'emozione transitoria, e che al di là di essa c'è una realtà ben più profonda, quella che la liturgia ci pone dinanzi con quelle scarne, ma divine parole: "Il Verbo si è fatto carne".
Il Verbo, cioè Colui che è la Parola per eccellenza, la Parola che tutto sostiene e da cui tutto ha avuto principio; la Parola che è Dio stesso.
E' una visione ampia, sconfinata, che va al di là delle nostre impressioni emotive ricavate da un presepio con luci intermittenti e adorno di graziose statuine. E' una realtà molto più profonda delle nostre semplici emozioni nostalgiche.
I brani scritturali di questa Messa sono tutti pervasi da un profondo lirismo.

I LETTURA: "Quam speciosi pedes..." (Is. 52,7-10).

La prima lettura è uno splendido esempio di poesia ricca di sentimento.
Le immagini impiegate per celebrare i fasti della potenza salvifica di Dio, sono di una rara bellezza: le figure (i messaggeri, le sentinelle, le rovine di Gerusalemme) sono incisive e riescono a far cogliere il senso di gioia e di esultanza che pervade il brano intero.
"Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace...".
Tutto l'andamento ritmico è incalzante tanto che resta difficile non lasciarsi coinvolgere di serena esultanza che caratterizza l'azione di Dio celebrata nel nostro testo.
Però al di là dell'immagine suggestiva e poetica c'è la realtà del messaggio. L'ora della liberazione è scoccata. C'è un messaggio che annunzia il Vangelo della pace. Il Signore, che sta tornando in Sion, marcia insieme ai liberati: tutto questo è il preludio di una nuova coscienza, di un nuovo popolo.
Alla luce del Natale il testo profetico ha il suo compimento. Gesù è il messaggero che viene ad annunziare la lieta novella della pace e della salvezza.

VANGELO: "Il Verbo si fece carne" (Gv. 1,1-18).

Anche il vangelo odierno si apre maestosamente, riportandoci il prologo di San Giovanni, che "rappresenta una delle pagine più maestose e più dense di tutte quelle contenute nel Nuovo Testamento" (BOISNARD). Ci troviamo di fronte a un inno che canta e celebra Gesù "Parola Incarnata".

Le idee espresse in questo inno si possono sintetizzare così:

a) Il Verbo (o la Parola) all'inizio delle cose già esisteva, quindi preesiste ad ogni cosa creata. Egli è Dio.
Nella creazione ha avuto un ruolo strumentale: tutto esiste per mezzo suo e tutto ha "vita" e "luce" per mezzo del suo splendore (v. 1-5).

b) E' preceduto dal Battista che lo preannuncia. Egli viene personalmente nel mondo. Ma il mondo lo respinge. Però coloro che lo accolgono, ricevono la possibilità di diventare figli di Dio. Il segno della sua venuta e presenza nel mondo è il suo "farsi carne", cioè uomo.

c) Di tale venuta il Battista rende testimonianza.
"In principio era il Verbo...".
Potremmo definire questo brano evangelico come "la verità tutta intera sul Bambino di Betlemme".
Solo lo Spirito Santo ci può guidare - secondo la promessa di Gesù - all'intera verità di questa meditazione natalizia.

* Nello Spirito Santo noi affermiamo che:
Gesù è il Signore, Gesù è il Verbo fatto carne, Gesù è il Salvatore.
* Nello Spirito Santo noi lo accogliamo, per poter diventare figli di Dio.
* Nello Spirito Santo il nostro cuore palpita d'amore per il Bambino di Betlemme.
* Nello Spirito Santo noi vediamo nella gloria di Gesù la nostra stessa gloria, e l'attendiamo con ferma speranza.
Quello stesso Spirito che ha iniziato nella Madonna l'opera dell'Incarnazione, la porta così a termine in ciascuno di noi.

E' triste, nel giorno di Natale, rileggere le parole di San Giovanni: "Il mondo non riconobbe il Verbo fatto uomo". Ma è doveroso non chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Quanti nostri fratelli non credono ancora?
C'è la gioia nel nostro cuore per avere ricevuto da Gesù "il potere di diventare figli di Dio"; ma c'è anche l'invito a riflettere se in concreto siamo diventati figli di Dio in senso pieno, lasciandoci investire dalla luce e dalla grazia di Gesù. E' sempre vero che l'ideale non viene mai raggiunto perfettamente.
Ogni battezzato potrebbe diventare un grande santo, perché dalla "pienezza di Gesù noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia". A volte però, o per distrazione, o per superficialità, o per inerzia, molte di queste grazie si disperdono e restano infruttuose.

E' quindi necessario conoscere meglio e far conoscere agli altri il Verbo fatto uomo, se vogliamo realizzare pienamente la nostra vocazione.
Come Giovanni Battista, ogni anima cristiana e religiosa deve sentirsi investita della missione di "rendere testimonianza alla luce". Perciò un Natale missionario il nostro, che spinge ciascuno a comprendere meglio il grande dono della fede e a farsene portatore nel mondo.

"Io non ho la fede, ma vorrei averla" - confessava di sé Anatole France (1844-1924). "Considero la fede come il più prezioso bene, di cui si possa godere in questo mondo".

Forse sulla sua strada quell'incredulo Accademico di Francia non aveva mai incontrato nessuno, che gli avesse offerto questo bene da lui tanto desiderato.

Gesù, prima di mandare gli Apostoli a predicare il Vangelo, li volle suoi discepoli. Abbiamo sempre da imparare da Dio. Non possiamo mai dire di saperne abbastanza in fatto di fede, anche perché non basta sapere. Occorre vivere secondo la fede. Andiamo quindi alla scuola di Gesù.
Se vogliamo che il Natale sia veramente la nostra festa, non dobbiamo accontentarci di contemplare Gesù nel presepio e di gioire. Dobbiamo diventare gli Angeli del Natale, che annunciano con la vita che Gesù è venuto per stare in mezzo a noi e per salvarci.

Come i pastori dobbiamo gridare a tutti che Gesù ci ama e rimane tra noi per insegnarci che è bello vivere. E se Gesù si è fatto dono per noi, anche noi dobbiamo farci dono per gli altri.
Guardiamoci attorno. Quante persone possiamo aiutare! Con le nostre attenzioni, col nostro affetto, con le nostre preghiere. Non chiudiamo il nostro cuore; non facciamo gli egoisti, godendo da soli. Facciamo partecipare anche agli altri la nostra gioia. Gesù è venuto per tutti: Egli è il dono di Dio per tutti. Se è dono, doniamoLo anche noi alle anime, che sono assetate di Lui.

NB/ Di qui in giù si può fare una doppia conclusione...

1. Conclusione:

Natale ci ricorda che Gesù è in mezzo a noi: ha ristabilito la sua comunione con noi; si è inserito nel nostro ambiente.
Questa sua presenza, questa incarnazione è resa attuale e operante, sotto i segni del mistero, nell'Eucaristia cui stiamo partecipando. Possiamo dire che in ogni Messa si rinnova in qualche modo il mistero del Natale, ossia il mistero della presenza di Dio in mezzo al suo popolo.
Gesù viene in mezzo a noi, pianta nuovamente la sua tenda tra gli uomini, e vi rimane.
Il nostro altare è il vero presepio vivo, dove non l'immagine, ma la realtà di quanto oggi celebriamo è presente. L'Eucaristia non è raffigurazione, ma realtà.

Anche a Betlemme la realtà di Gesù era nascosta. Solo pochissimi ne penetrarono il mistero. E' una realtà percepita soltanto dalla fede: il presepio, come il tabernacolo, richiede vivissima fede.
Ascoltiamo l'invito dei pastori: "Andiamo a Betlemme", alla nostra Betlemme, cioè all'altare per unirci a Gesù, per attingere da Lui la forza e la gioia, la costanza per rinnovare nel mondo, e prima ancora nella nostra vita, il mistero dell'Incarnazione.

Per quelli che nemmeno oggi si accosteranno al Dio-con-noi, al Dio fatto uomo, al Dio fatto pane, rimane un'unica possibilità di incontrare Gesù: quella di incontrarLo nella nostra vita, nella luce che emanerà dalla nostra condotta, rinnovata al contatto di Gesù Eucaristico.
E' il Natale che il mondo attende. Dove passa un'anima consacrata, deve passare Gesù e le anime debbono accorgersi del Suo passaggio.

Noi godiamo di avere l'Eucaristia per festeggiare il Natale. Siamo fortunati come la Madonna che aveva quella fragile "carne" tra le sue braccia; noi però siamo anche più fortunati: possiamo nutrirci della carne di Gesù.
Ebbene, ci aiuti la Madonna a diffondere ovunque l'olezzante profumo di Gesù Bambino e di Gesù Eucaristico.

2. Conclusione:

Diventiamo dono di bontà. Ma ricordiamoci bene: la bontà non è un lusso. La bontà è un genere di prima necessità che viene pagato a caro prezzo da parte di chi lo produce.


Un ricovero per persone anziane. Natale è vicino: tutti si dànno da fare per spedire qualcosa.
Una vecchietta, in un anglo, mastica la propria solitudine. Non ha più nessuno al mondo. Salvo un figlio. Non precisamente un galantuomo, a giudicare dalla gente. Infatti si trova in galera.
Ma, per la mamma, un figlio è sempre figlio, senza aggettivi.
La donna vorrebbe preparare anche lei un pacco, come gli altri. Sa ciò che farebbe piacere al suo ragazzo. Un certo tipo di tabacco. Ma lei non ha soldi per comprarlo.
Andrà a farselo regalare da qualcuno. Percorre in lungo e in largo il reparto maschile. Ma nessuno è disposto a privarsi di qualcosa. Sono poveri anche loro.

Alla fine della sua inutile questua, scova un uomo che tiene proprio quella qualità di tabacco. Cosa può offrire in cambio la vecchietta?
Ah, forse gli occhiali rappresentano un'ottima materia di scambio.
L'uomo se li prova. Sì, ci vede benissimo, ora. Riesce perfino a leggere le parole piccole. Affare combinato.

La donna si allontana contenta.
Scena finale. La vecchietta ha appena spedito il prezioso regalo.
Si ritrova nel suo angolo. Più sola che mai. Un velo le è sceso sugli occhi, almeno così le sembra. E compie il gesto meccanico di assestarsi gli occhiali, che non ci sono più...


Ecco l'immagine più puntuale della bontà che non è un "lusso", ma un "prezzo" da pagare. Bontà è restare al buio per regalare un po' di luce.
Bontà è vivere una situazione dolorosa per offrire un po' di gioia. Bontà è accettare di "non avere", perché qualcuno possa sorridere.
Proprio come ha fatto quella mamma per il figlio e come ha fatto Gesù con noi: nacque infatti nella povertà della Grotta per donarci la Sua bontà, la Sua gioia, il Suo sorriso¸ per regalarci totalmente Sé stesso.
Chiediamo alla Madonna, Madre del nostro Natale, di diventare come Lei, come Gesù, dono di bontà per tutti i nostri fratelli.

                                                                                      D. SEVERINO GALLO sdb  (+ 23. 3. 2007)

                                                                      

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