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LE COSE DI DON BOSCO: di JOSE' J. GOMEZ PALACIOS sdb ....

La Fisarmonica


La fisarmonica

Per quei tempi ero un'ottima fisarmonica. Il mio proprietario era un musicista ambulante che mi lasciò come acconto per una nuova fisarmonica. Fui accantonata in un angolo della bottega, con altri vecchi strumenti.
Una mattina del mese di novembre, qualcuno mi stava guardando e si fece fare un prezzo: solamente 12 lire!
Il mio nuovo proprietario era un giovane sacerdote che tutti chiamavano don Bosco. Mi riparò e, il giorno seguente, mi trovavo già tra le sue mani, accompagnando delle allegre melodie per i suoi ragazzi che, con grande entusiasmo, lo accompagnavano nel canto.
La felicità che sognavo e vedevo diventare realtà, però, durò ben poco.
Stavo ormai cadendo a pezzi e temevo il peggio.
Un giorno don Bosco, infatti, arrivò con un organetto. Era migliore di me, senza dubbio, poiché in esso erano già memorizzati alcuni canti della liturgia: Tantum Ergo, Ave Maria...
Ritornai nel mio oscuro silenzio, a quella vita di abbandono cui noi vecchie fisarmoniche siamo destinate. Quello che però mi faceva più male non era questo, ma gli sguardi altezzosi che ogni volta mi rivolgeva l'organetto. Che voglia di gridargli che la sua musica era meccanica e senza anima, che perché suonasse bastava solo girare una manovella.
Lui continuava a burlarsi di me, proprio come fanno gli orgogliosi prepotenti.
Mi accantonarono in un lato dello sgabuzzino, e iniziai a prendere sempre più polvere.
Passarono alcune settimane e a un tratto mi accorsi che non sentivo più le monotone canzoni dell'organino. Poi, con sorpresa, un giorno, vidi arrivare un gruppo di ragazzi che lo portavano con sé, me lo posero accanto e se ne andarono. Nell'angolo polveroso, entrambi ci facevamo la stessa domanda: chi avrebbe accompagnato i ragazzi nel canto? Avrebbero smesso del tutto di cantare a causa dei nostri litigi di strumenti musicali?
Aguzzammo l'udito. Oh sì, i ragazzi stavano cantando ed erano accompagnati da un clavicembalo!
Dimenticammo i nostri diverbi e facemmo la pace. In fondo ci sentivamo orgogliosi di essere stati entrambi, anche se in periodi diversi, "l'anima dell'Oratorio". Tutti e due avevamo sentito don Bosco ripetere più volte "un Oratorio senza musica è un corpo senz'anima". t

La storia
Nota: anno 1847. Don Bosco decide di iniziare a fare alcuni corsi di canto. All'inizio compra una vecchia e malandata fisarmonica per la modica cifra di 12 lire che, tempo dopo, riuscirà a sostituire con un organino a manovella, già dotato di alcuni canti liturgici in memoria. Vista la monotonia nel dover ripetere sempre le stesse canzoni, sarà don Giovanni Vola a sostituirlo con un clavicembalo. La frase più nota di don Bosco in relazione alla musica era questa: "Un oratorio senza musica è come un corpo senz'anima" (Memorie Biografiche III, 122-124).


Rubrica del BOLLETTINO SALESIANO dal 2011...

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