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LE COSE DI DON BOSCO: di JOSE' J. GOMEZ PALACIOS sdb ....

Il tavolo da biliardo   .............................................................


Ero il tavolo da biliardo più lussuoso di tutto il Caffè Pianta della città di Chieri.
I cittadini di Chieri frequentavano il locale dove mi trovavo per prendere il caffè, conversare, giocare a biliardo "alla francese", come andava tanto di moda in quel periodo. Il mio tappeto verde era come un'oasi del deserto delle loro banali preoccupazioni.
La mia vita migliorò parecchio quando iniziò a prendersi cura di me un giovane cameriere di nome Giovanni Bosco. Ogni giorno spazzolava e puliva il mio tappeto verde. Lucidava le biglie d'avorio e trattava con grande gentilezza i clienti. Serviva caffè, grappa e pasticcini di mandorla, le specialità della casa. Studiava e lavorava. Nei suoi sorrisi c'era sempre una grandissima dose di allegria.
Quando non c'erano clienti nel caffè, Giovanni Bosco imparava a giocare a carambola sotto i vigili occhi di Giona, un giovane che spesso frequentava il Caffè Pianta. Giona era così bravo a giocare a biliardo che nessuno avrebbe potuto essere più bravo di lui.
Le conversazioni tra Giovanni Bosco e Giona erano distanti, per così dire, anni luce, da quelle degli altri clienti. Parlavano, infatti, di musica, di poesia, di storie lette nei libri che venivano ad entrambi prestati dal libraio Elia.
Ma un giorno tutto cambiò. Non parlavano più a voce alta. Iniziai a sentire parole stranissime, mai sentite pronunciare prima. Anche i chiari paesaggi dei loro racconti iniziarono a diventare sempre meno chiari. Ricordo ancora quelle strane, anzi stranissime parole… torà, menorah, hanukkà, ion kippur…
Preso dal timore, arrivai anche a pensare che i due ragazzi fossero membri di una setta segreta. Incominciai a immaginare dei riti macabri e la paura iniziale si trasformò in vero e proprio panico. Sbagliavo persino le mosse più banali.
Ma, dopo alcune settimane, aguzzando un poco l'udito, riuscii a svelare il mistero. La famiglia di Giona era di religione ebraica. Lui però era desideroso di abbracciare la fede cattolica. Così, durante le partite, Giovanni gli faceva un poco di catechismo. Io quindi ero stato l'unico testimone di quelle semplici lezioni sui principi della fede. Quelle parole oscure non erano nient'altro che termini classici della fede di Giona: Legge di Dio, candelabro a sette braccia, Festa della Luce, Giorno del Perdono…
Giona in un giorno di grande festa ricevette il Battesimo. Grazie a questi due giovani, sono stato ben più che un semplice tavolo da biliardo. Il mio tappeto verde è stata quella buona terra in cui crescono i semi dell'amicizia, della cultura e della fede.

La storia

Chieri, anno 1835. Giovanni Bosco, studente e allo stesso tempo cameriere presso il Caffè Pianta di Chieri, diventa amico di Giona, giovane ebreo di ampia cultura ed esperto nel gioco del biliardo. Giona un giorno chiese a Giovanni di iniziare a insegnargli le basi della fede cristiana e, nonostante le varie resistenze da parte della famiglia, ricevette poi il battesimo. (Memorie dell'Oratorio, prima decade, n. 10).


Rubrica apparsa sul BOLLETTINO SALESIANO DAL 2011...

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