|  HOME | Archivio Rivista Maria Ausiliatrice | INFO SALESIANI DB VALDOCCO |



LE COSE DI DON BOSCO: di JOSE' J. GOMEZ PALACIOS sdb ....

La meridiana

        BS - Marzo 2016 (traduzione Deborah CONTRATTO)


Fin da quando sono nata, mi trovo su un muro del cortile interno del seminario di Chieri. Ricordo due giovani seminaristi. Dovevano essere nuovi, a giudicare dai loro sguardi pieni di vita. Parlavano animatamente, camminavano a passo spedito, gesticolavano molto e ridevano. In loro non c'era traccia della severità che invece contraddistingueva i volti di tutti i loro compagni, in particolar modo quelli più anziani.
All'improvviso si arrestarono davanti a me. Alzarono lo sguardo e mi contemplarono per un paio di minuti. Uno di loro, un tale Giovanni Bosco, lesse ad alta voce la frase che era scritta ai miei piedi "Afflentibus lentae celeres gaudentibus horae". La tradusse al volo con disinvoltura: "Le ore passano lentamente per le persone tristi, veloci per quelle allegre". E concluse: "Cerchiamo di essere sempre allegri, così il tempo passerà in fretta". Iniziarono quindi a ridere, ed anche così forte, che molti dei seminaristi più anziani li rimbrottarono.
Nei sei anni successivi, non passò giorno in cui i due giovani non mi rivolgessero uno sguardo complice. Con la mia semplice e saggia scritta ricordavo loro l'importanza di seminare lungo il sentiero della vita, tanti semi di felicità.
Naturalmente presi in simpatia soprattutto quel Giovanni Bosco. Aveva un segno particolare: i capelli ricciuti. A Chieri era noto a tutti per i suoi capelli ricciuti e quando usciva dal seminario per recarsi in Duomo, veniva subito riconosciuto dai suoi piccoli amici, che lo indicavano come "il chierico dai capelli ricciuti ('l cérich di rìssolin!)". Fino alla fine della sua vita i suoi amici più cari lo chiamavano confidenzialmente Don Béro (Don Agnellino).
Era sempre al centro dell'allegria. Le ore più belle che ho mai segnato nella vita sono state quelle quando ho saputo che quel giovane seminarista, già sacerdote, lavorava senza sosta per donare un po' di sorriso e amore ai ragazzi e ai giovani sfortunati, pieni di amarezza, poiché la vita aveva tolto loro tutto. Quando mi dissero che il suo soprannome era "il santo dell'allegria", la mia lancetta fece le capriole (ma solo di notte).
Sono passati molti anni. Il tempo mi ha giocato qualche brutto scherzetto, ma sono stata restaurata e continuo la mia missione nel segnare le ore. Di tanto in tanto arrivano in visita gruppi di persone che dicono di essere i discendenti di quel seminarista; pochi però mi prestano attenzione e quasi nessuno capisce la mia iscrizione. Oh come mi piacerebbe poter parlare, anzi no… urlare a grande voce a tutti quanti loro il messaggio di allegria che, giorno dopo giorno, ricordavo a quel Giovanni Bosco.

La storia
30 ottobre 1835. Primo giorno di Giovanni Bosco nel seminario di Chieri. Insieme all'amico Guglielmo Garigliano scopre che sotto la meridiana c'è una scritta che invita all'allegria. La meridiana, restaurata nel corso degli anni, è ancora conservata nel cortile dell'edificio che, all'epoca di don Bosco, era sede del seminario (Memorie dell'Oratorio, seconda decade, n. 2).


Rubrica apparsa sul BOLLETTINO SALESIANO DAL 2011...

               |  HOME | Archivio Rivista Maria Ausiliatrice | INFO SALESIANI DB VALDOCCO |


Visita Nr.