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LE COSE DI DON BOSCO: di JOSE' J. GOMEZ PALACIOS sdb ....

IL PRATO DEL SOGNO                                      (BS maggio 2015 - Traduzione di Deborah Contratto)

Il prato del sogno

Ero, senza ombra di dubbio, uno dei migliori prati di tutta la contrada. E, inoltre, provvedevo ottimo e nutriente cibo alla mucca e al vitello di una piccola e umile casa della borgata dei Becchi.
E come dimenticare quel bambino che ogni tanto veniva a trovarmi? Si chiamava Giovanni. Il suo sguardo era sempre volto verso l'orizzonte. I paletti di legno che delimitavano i miei confini erano troppo stretti per poter ospitare il grande numero dei suoi sogni.
Una notte, io entrai nei sogni di Giovanni. Da poco il sole era calato e la notte, con il suo mantello scuro, ricopriva ogni cosa nel silenzio. Nel sogno, Giovanni si trovava proprio lì con me. Insieme a lui apparve una moltitudine di giovani maleducati, che non avevo mai visto prima. Le loro grida malvagie e le parolacce che uscivano dalle loro labbra ruppero la pace che regnava in quella notte. Il mio giovane padrone si lanciò quindi in mezzo a loro. Era grande in lui il desiderio di trasformare quei gesti di violenza in atti di amicizia. Voleva cancellare tutte quelle parole irriverenti e iniziò con essi una vera e propria lotta, lanciando pugni con grande forza, il più delle volte sì con forza ma senza aver successo.
Arrivati a questo punto la situazione iniziò a diventare più chiara. Apparve un personaggio maestoso. Messa la mano sulla spalla di Giovanni, con voce soave come di brezza gli disse: "Giovanni, non con le percosse. Solo con la mansuetudine potrai aiutare questi ragazzi". Vicino all'uomo che aveva parlato, a questo punto, apparve anche una donna con un abito luminoso. Sarebbe stata lei la maestra di Giovanni.
All'arrivo della misteriosa donna, tutti quei ragazzi si trasformarono in mansueti agnelli.
Quando albeggiò e il sole riprese il suo regolare percorso, sentii ancora una volta i lenti passi di Giovanni che calpestavano la mia verde erba. Improvvisamente una cosa richiamò la mia attenzione. Con un gesto impercettibile, il piccolo Giovanni stava passando più volte le dita della mano destra sopra le nocche della mano sinistra. Ebbi la sensazione che gli facessero male a causa delle botte del sogno. Il sogno non era stato dunque un semplice sogno, ma qualcosa di più.
Da questo evento son passati quasi 200 anni e sono tante le persone che conoscono questo sogno e che vengono qui, ogni giorno. Quanto mi mancano le pedate leggere di quel bambino!
Ma sono felice perché ogni giorno, con grande gioia posso affermare: il sogno di Giovanni è diventato realtà. Ha vinto contro il tempo, ha superato ostacoli e barriere e ha disseminato il mondo di sogni e nuovi tipi di erba e fiori: semplicità, bontà, pazienza, educazione e un grande amore per i ragazzi perché possano crescere tutti felici, costruttori di un mondo nuovo, più buono e più giusto. 1

La storia
Giovanni aveva appena 9 anni quando fece un sogno che poi sarebbe diventato il progetto di una vita intera. Dio lo chiamava a essere il "Buon Pastore" per i giovani che avevano bisogno di una guida (Memorie dell'Oratorio, Introduzione).


Rubrica apparsa sul BOLLETTINO SALESIANO DAL 2011...

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