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LE COSE DI DON BOSCO: di JOSE' J. GOMEZ PALACIOS sdb

La cesta di Mamma Margherita

(BS ottobre 2014 - Traduzione di Deborah CONTRATTO)



Ero la cesta preferita di Mamma Margherita. Il mio corpo è formato di vimini intrecciati con grande cura. Ho sempre avuto l'onore di soggiornare nella stanza della mia proprietaria che, di persona, mi ha foderato con delle belle stoffe colorate. Trasportavo i graziosi corredini per i nipotini di Mamma Margherita e qualche volta anche un nipotino piccolo piccolo, delle fragranti pagnotte appena sfornate e qualche torta e i regali di Natale per tutti e la biancheria profumata di pulito.
Poi, un giorno, tutto rapidamente cambiò. Arrivò da Torino Giovanni, il figlio prete di Mamma Margherita, che secondo me aveva chiaramente un debole per lui. Questo prete aveva messo su una baracca in una zona brutta e malfamata della periferia di Torino per accogliere i ragazzi e i giovani che la città maltrattava e aveva bisogno di qualcuno che gli facesse da madre.
Figurarsi Mamma Margherita che aveva un cuore grande come tutte le colline dell'astigiano. Disse subito di sì! Così dovevamo partire per la capitale, Torino.
Ricordo ancora l'ultima notte. Mamma Margherita mi riempì con il suo corredo da sposa, attentamente ripiegato e, nel mezzo, depositò alcuni mazzolini di lavanda. Nel fondo, ben nascosto sotto il rivestimento della stoffa, nascose il suo piccolo tesoro: un pacchettino di velluto con due anelli e un ciondolo d'oro.
Mi ero immaginata una bella casa di città e, invece, mi ritrovai davanti ad una casupola di periferia.
Con quanta lena, lavorarono Mamma Margherita e Giovanni nei giorni seguenti. Riuscirono a rivestire di tenerezza quelle stanze vuote e piene di polvere. Qualcosa però iniziò ad andare male. Notai che con il passare del tempo la biancheria che era stata accuratamente piegata al mio interno, iniziò a sparire. Ero ormai rimasta vuota e conservavo solo più quei due umili anelli d'oro e il ciondolo.
Inutilmente mi misi a protestare il giorno in cui Mamma Margherita decise di attingere anche a quel piccolo tesoro che era rimasto.
E fu così fino a quando, una notte, aguzzando i miei manici che mi fanno da orecchie, ascoltai una conversazione tra Giovanni e sua madre… la biancheria, gli anelli e il ciondolo che avevo custodito con grande attenzione, erano serviti per fare di quelle misere stanze un focolare accogliente. Ascoltai con quale tenerezza diceva i nomi di ognuno di quei poveri ragazzi che avevano avuto modo di ospitare. X

La storia
3 novembre 1846. Don Bosco e la mamma scendono dai Becchi a Torino per accogliere i giovani abbandonati della città. Avevano con loro il corredo da sposa di Mamma Margherita, due anelli e un ciondolo d'oro, con cui riempirono la cesta di Mamma Margherita. Con questi pochi beni riuscirono a fare fronte alle prime necessità del loro Oratorio. (Memorie dell'Oratorio, terza decade, n. 5)


Rubrica apparsa sul BOLLETTINO SALESIANO DAL 2011...

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