| HOME PAGE - ITALIANO | FORMAZIONE CRISTIANA  | FORMAZIONE MARIANA | INFO VALDOCCO |


 LE COSE DI DON BOSCO di : Josè J. GOMEZ PALACIOS sdb

IL SALUTO

Noi saluti non siamo fatti di materia, quindi non possediamo un corpo vero e proprio. Siamo formati da semplici parole che poi restano sospese nell'aria. Sono le persone che ci danno corpo e carattere mentre esse stesse le pronunciano.
Seguendo i consigli di mamma Margherita, il piccolo Giovannino Bosco era diventato un vero e proprio maestro nell'arte del salutare. Si rivolgeva ai vicini di casa del borgo dei Becchi con una tale simpatia che quei rozzi contadini rimanevano stupiti dalla cordialità che quel bimbo sapeva loro trasmettere. Ed io quindi presi l'abitudine di essere il suo scudiero.
Giovanni, da ragazzo, prestava molta attenzione quando il destinatario del saluto era un parroco o il sacerdote di uno dei paesi vicini. Quando, infatti, ne vedeva arrivare uno, rallentava il passo e iniziava a sorridere, sia per rispetto sia per ammirazione. Quindi, dopo aver inclinato un poco la testa, con grande rispetto diceva "Buongiorno", e aspettava la risposta. Spesso però quei sacerdoti, dotati di troppa boria, non corrispondevano al tanto gentile saluto ed io, così, me ne restavo a mani vuote.
In questo modo Giovanni apprese che, una volta diventato sacerdote, non sarebbe mai stato così prepotente come quei sacerdoti. E promise che sarebbe stato gentile con tutti, in particolar modo con i bambini e i ragazzi… mai si dimenticò di questa promessa…
Quando si spostò a Torino per aiutare i ragazzi poveri della città, feci molta fatica a capire esattamente i suoi desideri. Spesso mi rivestiva di allegria e m'inviava nell'aria con la missione di far scoppiare un sorriso a un bambino che era rimasto orfano. In altre occasioni invece mi rivestiva di speranza e mi faceva di corsa raggiungere un ragazzo impaurito per dirgli: "non avere paura, don Bosco non ti abbandonerà mai".
Quando faceva visita ai suoi ragazzi, che lavoravano come apprendisti nelle fabbriche, dovevo stare ben attento a non confondermi. Quando salutava i datori di lavoro, dovevo essere esigente e allo stesso tempo affabile ma, pochi minuti dopo, coperto da abiti di speranza, diventavo un vero e proprio punto di forza morale per quei giovani lavoratori.
Era bravissimo nel trovare un'infinità di sfumature diverse che poi, secondo le occasioni, utilizzava: esigenza, comprensione, coraggio, rispetto…
Passarono gli anni, don Bosco diventò anziano e, un bel giorno, capii che presto ci saremmo lasciati definitivamente. E avvenne proprio così ma, nonostante tutto, rimasi sulle sue labbra fino all'ultimo momento. Con addosso un abito di futuro, inviò un insieme di parole di fede e le dedicò ai suoi salesiani. Ricoperto di affetto, mi avvicinai anche ai suoi giovani, affinché non si dimenticassero di quanto li amava. Poi, dopo questi due abiti, fu la volta del vero e proprio ultimo abito, quello della gratitudine… e fu proprio così che arrivai dritto dritto al cuore di Dio. L

La storia
Giovanni Bosco, da ragazzino, saluta sempre con grande amabilità i sacerdoti del suo paese e di quelli vicini. Spesso, però, il loro saluto era qualcosa di freddo o, a volte, del tutto inesistente. Fece quindi la promessa che lui non sarebbe mai diventato così (Memorie dell'Oratorio, prima decade, n. 12).



Rubrica apparsa sul BOLLETTINO SALESIANO DAL 2011...


         
      | HOME PAGE - ITALIANO | FORMAZIONE CRISTIANA  | FORMAZIONE MARIANA | INFO VALDOCCO |


                                                                                                                            Visita Nr.