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 LE COSE DI DON BOSCO di : Josè J. GOMEZ PALACIOS sdb

I TAROCCHI

In quel tempo, noi carte da gioco nascevamo segnate dal marchio del disonore e dell'ignominia, chiaramente impresso nel nostro corpo di cartone colorato. La nostra vita trascorreva nella morsa di manacce unte, tavole macchiate di vino, fumo e voci irose e volgari. Eravamo rassegnate, sempre più logore e scolorite.
Passavamo di mano in mano, di tasca in tasca. Le cose si mettevano sempre peggio. Finimmo in mano ad un giovinastro e dalle taverne sudice e vergognose passammo alle piazze e alle strade della periferia. Mazzi di giovani giocavano a soldi sui marciapiedi. Men-tre le carte giravano, i soldi (a volte fino a quindici, venti lire) erano raccolti al centro, su un fazzoletto.
Ma proprio qui facemmo un incontro incredibile: un giovane prete che tutti chiamavano don Bosco. Don Bosco si avvicinava quatto quatto, studiava bene la situazione, poi con una mossa ra-pida afferrava il fazzoletto e se la dava a gambe. I giovani, sbalor-diti, balzavano in piedi e gli correvano dietro gridando: "I soldi! Ci restituisca i soldi!". Don Bosco continuava a correre verso l'oratorio, e intanto gridava: "Ve li do se mi prendete. Su, correte!".
Infilava il portone dell'oratorio, poi quello della cappella, e i giovani dietro. A quell'ora, sul pulpito, c'era un prete che predicava tra una massa fitta di ragazzi. E cominciava la scena.
Don Bosco si fingeva un negoziante di passaggio, alzava il faz-zoletto che aveva ancora in mano e gridava: "Torroni! Torroni! Chi compra torroni?". Il predicatore fingeva di perdere le staffe: "Fuori di qui, mascalzone! Non siamo in piazza!".
Il dialogo era in dialetto, i ragazzi ridevano a crepapelle, i nuovi arrivati a sentire quel battibecco rimanevano interdetti: ma dove erano capitati?
Intanto i due "dialoganti" continuavano a battute allegre, a frizzi vivaci, e portavano la disputa sul gioco dei denari, sulla bestemmia, sulla gioia di vivere nell'amicizia con il Signore. Finiva che anche quelli arrivati dietro don Bosco si mettevano a ridere, a interessarsi degli argomenti.
Alla fine si attaccava il canto delle litanie. Quelli, stringendo da vicino don Bosco: "Allora, i soldi ce li dà?".
Quando uscivano in cortile, restituiva il denaro, aggiungeva la merenda, e si faceva promettere che "a giocare sarebbero venuti qui, d'ora innanzi". E molti ci stavano.
E noi? Vi dobbiamo confidare un segreto: finimmo nelle capaci tasche della veste di quel prete.
Ne uscivamo ogni tanto, in cortile, e diventavamo protagonisti di una serie incredibile di giochi di prestigio sotto gli occhi incantati di generazioni di ragazzi.
Quel prete ne sapeva una più del diavolo!
Parola di tarocchi.

Don Bosco sapeva fare giochi di prestigio ed era bravissimo con le carte da gioco, ma sempre e solo per intrattenere i ragazzi.
Ne parlano le Memorie dell'Oratorio e le Memorie Biografiche.


Rubrica apparsa sul BOLLETTINO SALESIANO DAL 2011...


         
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