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 LE COSE DI DON BOSCO di : Josè J. GOMEZ PALACIOS sdb

La Tovaglia dell'Altare


Mi cucirono le trepidanti mani di una futura sposa. Ero un magnifico lenzuolo di cotone. Sentii nascere i ricami del mio orlo e fui ripiegata con ogni cura in armadi profumati di resina e lavanda. Sognavo un futuro romantico e felice. Sapevo di essere un prezioso contenitore di sogni
e fui conservata con cura.
Passò molto tempo, poi un giorno traslocai bruscamente. Addio al buon vecchio e profumato armadio! Finii in una scansia improvvisata e pericolante e quando venni tolto di là fui trasformato in una tovaglia da altare.
Pensate un po' che cambiamento. Cominciarono le macchie di cera delle candele, le mani dei chierichetti che lasciavano tracce di ogni tipo, la polvere. Per di più dovevo sorbirmi tutte le prediche. Ma non erano male, soprattutto quelle di don Bosco che ogni giorno celebrava l'Eucaristia sopra di me e mi faceva sentire importante.
Ma, un'estate, giunse una notizia paurosa. A Torino era arrivato il colera e stava mietendo vittime.
Il re, la regina e la corte reale erano fuggiti. Il focolaio più virulento era in Borgo Dora a pochi passi da Valdocco. Lì, in case povere e in baracche, si ammassavano gli immigrati, la gente malnutrita e senza possibilità di igiene. In un me-se ottocento furono i colpiti, cinquecento i morti.
Il sindaco rivolse un appello alla città: occorreva gente coraggiosa che si recasse ad assistere i malati, a trasportarli nei lazzaretti, perché il contagio non si diffondesse a macchia d'olio.
Il 5 agosto, festa della Madonna della Neve, don Bosco parlò ai ragazzi: "Sapete che il sindaco ha lanciato un appello. Occorrono infermieri e assistenti per curare i colerosi. Molti di voi sono troppo piccoli. Ma se qualcuno dei più grandi si sente di venire con me negli ospedali e nelle case private, faremo insieme un'opera buona e gradita al Signore".
Quella sera stessa, quattordici si misero in lista. Pochi giorni dopo, altri trenta riuscirono a strappare il permesso di unirsi ai primi, anche se erano molto giovani.
I ragazzi erano divisi in tre gruppi: i più alti in servizio a tempo pieno nei lazzaretti e nelle case dei colpiti, un secondo gruppo girava per le strade a esplorare se vi fossero nuovi malati, un terzo (i più piccoli) rimanevano all'oratorio, pronti ad intervenire a ogni chiamata.
Don Bosco esigeva ogni precauzione. Ciascuno portava con sé una bottiglietta di aceto, e dopo aver toccato i malati doveva lavarsi le mani.
Sovente però gli infermi mancavano di lenzuola, coperte, biancheria. I ragazzi venivano a dirlo a mamma Margherita. Essa andava alla guardaroba e dava quel poco che avevano. In pochi giorni non ci fu più niente. Un giovane infermiere le venne un giorno a raccontare che un malato si dimenava in un giaciglio misero senza lenzuolo. "Non abbiamo nien-te per coprirlo!"
Mamma Margherita ci pensò su, poi andò a prendere me dall'altare e mi affidò alle mani del ragazzo: "Portala al tuo malato. Non credo che il Signore si lamenterà".
Ne ero sicuro anch'io. b

Rubrica apparsa sul BOLLETTINO SALESIANO DAL 2011...


         
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