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 LE COSE DI DON BOSCO di : Josè J. GOMEZ PALACIOS sdb

La Berretta


Nacqui in una pregiata sartoria ecclesiastica di Torino. Ebbi subito la mia bella forma originale, piena di dignità e di rispetto. La berretta dei preti del tempo aveva una forma cubica munita di tre alette rigide e un fiocco sulla parte superiore. I preti la indossavano in modo tale che un'aletta puntasse sulla fronte, una verso la destra e una sul retro della testa. Modestamente ero venuta molto bene e la seta nera di cui ero rivestita aderiva in modo perfetto. Tutto in me suggeriva solennità e cerimoniosa compostezza.
Quando venni acquistata per quel giovane prete sognavo un'esistenza piena di riverenze e tranquillità. Invece finii a far parte di una gioiosa avventura.
Capitai sulla testa di don Bosco e per colpa della massa ricciuta dei capelli ero sempre a sghimbescio o per traverso o alla tre quarti. Anche perché la vita di don Bosco era molto "dinamica". E ogni giornata era una sorpresa.
Tutte le mattine, durante la Messa, avevo la mia parte d'onore: il chierichetto mi baciava con devozione e tutto som-mato venivo trattata con rispetto.
Ma poi…
Ho passato giornate intere ad ascoltare il pulsare delle tempie di don Bosco, il palpitare dei suoi pensieri e delle preoccu-pazioni per i suoi ragazzi. Lo accompagnavo negli atrii lussuosi e nelle sale d'aspetto dei ricconi. Mi teneva in mano in segno di rispetto quando a quei signori pieni di sussiegosa boria esponeva i bisogni del suo Oratorio. Io tremavo per l'ansia e un po' anche per l'umiliazione.
A volte, quando le preoccupazioni erano troppe, più che una berretta mi sentivo una corona di spine. Ma non mancava-no i momenti di allegria, non tanto la mia, quanto quella dei ragazzi e di don Bosco che si legava la talare alla vita e poi si scatenava a giocare con i ragazzi e io diventavo pallone, proiettile, trofeo. Non osavo contare tutte le ammaccature che mi procuravano quei discoli pieni di vita.
Quando alla sera don Bosco mi posava sul comodino potevo riposare un po'. Per poche ore, ahimè. All'alba la sara-banda ricominciava. Non mi annoiavo mai. E poi, senza peccare di falsa modestia, ho fatto miracoli! Un giovane chie-rico che soffriva di un forte mal di denti mi infilò sulla sua testa e il dolore scomparve, don Bosco mi mise sulla testa di un altro chierico che aveva dubbi sulla sua vocazione e tutte le sue perplessità svanirono. E poi divenne don Unia, il grande apostolo dei lebbrosi.
Dopo un po' di anni, non avevo più forma e il mio bel fiocco era un miserabile rimasuglio di peli. Finii in un vecchio baule in compagnia di una massa di bellissimi giorni e di tantissimi sogni. s

La storia
Don Bosco era un vero esperto di berrette da prete! Nelle Memorie dell'Oratorio scrive: "Chi avesse avuto biso-gno di farsi radere la barba o la cherica ricorreva a Bosco. Chi avesse abbisognato di berretta da prete, di cuci-re, rappezzare qualche abito faceva capo a Bosco" (Seconda decade, numero 9).

Rubrica apparsa sul BOLLETTINO SALESIANO DAL 2011...


         
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